Il tempo, la tradizione, la memoria: il Carro Trionfale è al centro della nostra storia

Paolo Vallarelli
carro trionfale

Stasera il canonico “rodaggio” del giovedì della Festa Maggiore

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Ci pensi per giorni. Forse, hai già l’idea su come iniziare anraccontare questa storia, ma ti risulta (apparentemente) difficilenriempire lo spazio bianco di una pagina. Dovrai pensare e scriverenfrasi e parole che non debbano apparire banali, ripetitive. Pensinche non troverai “l’attacco giornalistico” più idoneo pernparlare della Festa per eccellenza, la più emozionante, che la cittànconosca. Ma quel blocco da pagina bianca, algida come la neve,nsvanisce, non appena chiudi gli occhi. Le voci, i battiti che tinarrivano in gola. Il caldo, la gente che si appressa davanti alnCarro. Le luci della sera… e la luna, spettatrice lontana che seguenda una eternità il nostro cammino, incastonata in un cielo blunscuro, fatto di velluto. Lo sguardo teso dei timonieri. Forse,ninvocano la protezione della Vergine nera con Bambino: aprile enagosto, da secoli, sono per Lei spazi, stagioni, gesti da colmare connla memoria.

nSono tempo, senza tempo. Per Lei e per tutti noi. Da quel trononosserva la città, mentre bambini in gaudio fanno da cornice. Hainancora gli occhi chiusi. E per ora non vuoi riaprirli, perché teminche tutto possa dissolversi; ché il film che passa nella tua testanpossa interrompersi all’improvviso. È come nelle fiabe che ti hannonraccontato da bambino: hai il timore che l’incantesimo svanisca. n

nLa nostra storia. La nostra memoria. I giorni della nostra vita,nscanditi da un evento spettacolare. L’udire del fischio dellanpartenza, il mormorio della gente, che diventa quasi un urlonliberatorio, insieme a uno scrosciante applauso di incoraggiamento.nIl balletto, le movenze; come una danza, al limite del propiziatorio,ndei timonieri. Le braccia forti che sospingono quella macchina danfesta.

nSei seduto proprio in quell’angolo. Su uno di quei gradini. A duenpassi da dove il Carro è stato posizionato il giovedì. Unnpomeriggio assolato. Sei ancora con gli occhi chiusi, ma dentro di tennon ti lasciano più le urla festanti, la melodia metallica, ma sì,ntambureggiante delle ruote del Carro, sull’asfalto. Ora, inizia ilnsuo lento percorso. È domenica, non una domenica così… n

nRiapri gli occhi. Ti sembra di aver vissuto proprio in uno spazionsospeso, in un tempo senza tempo. Il Carro, la banda musicale, infuochi pirotecnici che hanno annunciato la partenza. La FestanMaggiore è adesso. È incominciata. Andiamo, dove ci porta il cuore.nCamminiamo con fierezza, accanto al Carro; stretti stretti innun unico, grande, immaginario abbraccio.

nVorresti che, sì, questo bellissimo Big Bang si estenda ovunque;ndiventi Patrimonio memoriale e collettivo irrinunciabile, dirompente,nda sbandierare con fierezza. Una esplosione di sentimenti. Il nostronmodello cosmologico, universale che dà vita, speranza, sogni,nemozioni. Il lucore secolare, immortale, ineluttabile che portiamondentro. Lo sfavillio delicato, e… il tremolio delle prime stellendel crepuscolo, di una calda sera di agosto. n

nLa nostra memoria, è adesso. n

nLa pagina della nostra storia, è quel fischio che sancisce lanpartenza. Un cammino tortuoso (forse, la metafora della nostranesistenza) che ti trafigge emotivamente in profondità. L’inizio dinun percorso fantastico, nel senso più elevato del termine, chendivide (e unisce) le nostre case, le viuzze del centro storico. Ènproprio da quei vicoli che veniamo. Sì, è nel cuore della Civitas,ne da quei balconi in pietra, rosseggianti di fiori profumati, che sinmanifesta il secolare miracolo del Carro delle Meraviglie. n

nQuesta è la nostra grande bellezza. n

nIl Carro, la Vergine nera con Bambino, Terlizzi… sono il nostronUniverso. Un dipinto a grandezza naturale che mescola abilmente,nmemoria del passato, fede nel presente, fiducia nei giorni chenverranno. Una triade unica. Un disegno lungimirante dellannostra Storia, fortemente voluto da un uomo che era sì, “pazzo”nd’amore per la sua città. La cui casa, donata alla propria genten(Pinacoteca De Napoli, ndr), si affaccia proprio laddove ilnCarro deve affrontare una delle curve più insidiose. n

Tocchiamo con mano un atto d’amore intenso e profondo, unnbagaglio di Storia consegnato nelle nostre mani, da custodire connfermezza. Commoventi e profonde, giunte fino ai giorni nostri, standona testimonianze reali, sarebbero le parole pronunciate negli ultimingiorni di vita dell’illustre Michele De Napoli (24 marzo 1892) chenprima di lasciare questo mondo: “sperava di rivedere, dal suonbalcone, ancora una volta, la Madonna di Sovereto passare in trionfonsulla sua maestosa creatura: il Carro Trionfale”. n

nÈ quel Carro, l’unico piccolo grande spettacolo che portiamo nelncuore. n

nÈ il nostro emozionante romanzo di formazione, nel quale ntutti noi siamo protagonisti principali. E nel quale tutti noinseguiamo un percorso memoriale evolutivo intimo, personale, unico. n

nAssoluto. n

nNon abbiamo altro. Il Carro è tutta la nostra vita.

nÈ il nostro futuro.

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