La Festa del ritorno: un racconto

© paolo vallarelli – terlizzilive
Stasera il Carro Trionfale tornerà al Lamione, la sua “casa”. Per molti terlizzesi fuori sede però il ritorno non è una festa, ma una necessità – spesso malinconica – dettata dal destino
Stasera il Carro Trionfale sarà sospinto verso il Lamione, la sua “casa” profana, presso la vecchia chiesa di Santa Maria della Stella: per i terlizzesi sarà l’ennesimo momento di celebrazione legato alla festa patronale di agosto. Per molti nostri concittadini che vivono fuori sede, tuttavia, il ritorno non è una festa, ma una necessità – spesso malinconica – dettata dal destino o da precise scelte di vita. In ogni caso, il ritorno è vissuto dalla comunità intera come un momento di distacco, di arrivederci, che ognuno elabora a proprio modo, col complesso dei propri sentimenti, il portato delle proprie emozioni.
È questo il tema del delicato racconto – inedito – di Paolo Vallarelli, che vi proponiamo qui di seguito.
La luna è una virgola nel cielo. Un’altra immagine si fissa nei tuoi occhi. Un leggero vento scompiglia dolcemente i tuoi capelli bianchi. Stai vivendo l’ennesimo momento di festa. La tua città. La tua gente. Le case del borgo antico. Il tintinnio delle tazzine che proviene dai caffè del centro. E tu sei lì, pronto a imboccare l’autostrada per andare dove la vita ti ha portato, e magari non era quello che ti saresti aspettato. Vorresti rivivere quelle emozioni. Quasi vorresti restare a Terlizzi. Per sempre. Ma, ormai… il destino ha scelto per te. La vista di quel Carro che si muove ti fa passare ancora una volta brividi sulle braccia. È il giorno del ritorno del Carro al Lamione. È incredibile come tutto questo ti immerga in un mondo antico; un mondo che trasforma la città, che ha i suoi ritmi, le sue cadenze, e non è certo come quel quartiere di periferia metropolitana milanese, fatto di case su case dai mattoni rossi, dove ormai vivi con la tua famiglia. La virgola del cielo, quasi va a sovrapporsi alla stella raggiata del Carro. Ora quel Carro inizia lento lento il suo cammino. La piazza ti regala un bel colpo d’occhio.
Quanto hai amato da bambino quella piazza… Sotto i tuoi piedi avverti le vibrazioni: il ferro sull’asfalto delle grandi ruote. È ancora festa, e forse per la città sarà sempre festa. Sempre. Ti avvicini di più al Carro: è una licenza che ti concedi da solo, visto che la domenica della Festa Maggiore risulta pressappoco difficile avvicinarsi, allorquando tutti si appressano intorno a quella struttura imponente. Allunghi la mano per toccare quel Carro, mentre osservi chi lo sta spingendo con tutta la forza del mondo. Ti fermi ancora per un po’. Fra poco devi andare. Porterai con te le cose, e tutto quello che ti farà sentire… uno di qui. E ogni volta avvertirai quel senso di malinconia dell’arrivederci, che non profuma affatto di addii. Porterai con te le fotografie che hai scattato con il cellulare. Le conserverai gelosamente e le mostrerai con fierezza a chiunque ti chiederà delle tua estate appena passata in Puglia, delle tue vacanze trascorse laddove sei nato e hai vissuto gran parte della tua adolescenza e giovinezza. Racconterai, come farebbe un fanciullo, la storia della pecora smarrita, della Vergine ritrovata, di un Carro di legno, alto ventidue metri.
Quando sarai lontano da qui, penserai, restando con gli occhi chiusi, ancora ai profumi, ai sapori di un tempo andato. Ora la virgola nel cielo si fa più lucente; le prime luci della sera si mescolano al tenue rosso-arancio di un bel tramonto. L’immagine della luna si stampa nella retina; hai gli occhi umidi, mentre avvii la macchina. Forse quegli occhi umidi ti accompagneranno lungo la strada del ritorno. Pensi già alla prossima estate, quando riabbraccerai la tua gente, i tuoi cari, gli amici della tua infanzia che vivono qui. Non vedrai l’ora di lasciarti prendere ancora una volta per mano dal tuo passato. Avvertirai quel richiamo lontano, irresistibile. Ora, mentre guidi, fissando la linea di mezzeria, ti rendi conto che la città della tua giovinezza non esiste più. Molte strade, insieme ai tuoi anni migliori, se ne sono andate per sempre e vivono solo nel ricordo. Una cosa, una condizione soltanto continuerà a non restare muta, zittita nella tua memoria: la voglia di ritornare. E in quella inesauribile voglia di ritornare, ci sarà quel Carro di ventidue metri; il suo perpetuo cammino.
Senza mai fermarsi.
(da racconti inediti – La Festa del ritorno – ©paolo vallarelli – 2013)
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