Emiliano chiede l’autonomia per la Puglia: ecco come sarebbe la “fantaregione” indipendente

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La bandiera? La crea Riccardo Tisci. Per l’inno un pool di artisti. Ma attenzione ai campanilismi
«Chiederemo anche noi l’autonomia per la Puglia». Parola di Michele Emiliano. L’annuncio del governatore, che quando c’è da cavalcare una tigre non si tira mai indietro, è arrivato nel salotto di Bruno Vespa a Porta a Porta. «La questione meridionale – ha aggiunto Emiliano – non si risolve con il pietismo, ma dando al Sud il tempo per raggiungere gli obiettivi come Nord con il sostegno delle altre regioni e poi o dentro o fuori».
La Puglia dunque come il Veneto e la Lombardia ma, volendo allargare l’orizzonte geografico, come la Catalogna e la Gran Bretagna, in un risiko di spinte autonomistiche, tentativi di secessioni e separazioni felicemente riuscite che in tutto il continente sono ormai il mood del momento. Il vecchio sogno socialista di fraternità e internazionalità si sgretola giorno dopo giorno sotto i colpi del nazionalismo e addirittura del regionalismo.
Ma come sarebbe la Puglia autonoma?
Mettendo un attimo da parte le considerazioni politiche espresse dal governatore, proviamo ad immaginare per gioco le questioni che dovrebbe affrontare la nuova regione indipendente. Intanto partiamo con un leggero vantaggio rispetto agli altri, perché se, come disse Massimo D’Azeglio, “fatta l’Italia adesso bisogna fare gli italiani”, per i pugliesi vale il concetto contrario: basta mettere una burrata, una cima di rapa e due orecchiette al centro di una tavola e scatta la fratellanza ovunque ci si trovi. Quindi occorre fare la Puglia.
Per prima cosa serve scegliere una bandiera, perché quella bianca con l’ulivo al centro di un ottagono è troppo poco riconoscibile. E del resto non è nemmeno possibile utilizzare la congerie di colori rappresentati (bianco, rosso, verde, giallo, azzurro), perché sono troppi. Considerato che questa in fondo è un’operazione alla moda, serve qualcuno capace di dare il giusto glamour. L’uomo che fa al caso nostro, potrebbe essere Riccardo Tisci, designer di origine tarantina feticcio delle dive d’oltreoceano ex Givenchy, che recentemente ha firmato una collezione per Nike.
Più facile invece risolvere la questione dell’inno. Dalle melodie pop-liriche di un Albano, a quelle più rock dei Negramaro, per finire al rap di Caparezza c’è solo l’imbarazzo della scelta. L’idea giusta potrebbe quindi essere “Artisti uniti per la Puglia”, sulla falsariga del Live Aid con una canzoncina che ti entra subito in testa e non se ne va più. Più difficile però sarebbe risolvere il dilemma sulla capitale della Puglia autonoma. Candidata d’ufficio dovrebbe essere Bari, già capoluogo, ma siamo certi che le altre province gradirebbero? Perché è pur vero che prima di tutto siamo pugliesi, ma subito dopo siamo baresi, foggiani, leccesi, tarantini, brindisini e “battini”.
Forse è proprio questo è il più grande interrogativo del progetto: vuoi vedere che dopo aver fatto la Puglia autonoma si mettono in azione le forze centrifughe locali? Il Grande Salento che non vuole stare con Bari, la Capitanata che ripesca il sogno della Moldaunia e la Bat che si trasforma in Granducato annettendosi la libera città di Corato, per punirla del “gran rifiuto” del 2006.
E poi a cascata scattano anche le richieste di autonomie inter e d intraprovinciali con i tranesi che non vogliono stare con gli andriesi, i molfettesi con i biscegliesi e così via. Magari in questo caos i bitontini mettono le mani su Giovinazzo per garantirsi il tanto agognato sbocco al mare, che secondo la leggenda nei secoli avrebbe coartato la propria grandeur. Perché in fondo ognuno nel suo piccolo rivendica la propria autonomia da qualcun altro. Infatti a pensarci bene quasi quasi vado anch’io a chiedere l’indipendenza dal mio condominio.
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