Minacciò il sindaco con un proiettile, condannato a otto mesi

© terlizzilive
Il giovane accusato di aver affisso una pallottola alla vetrata esterna della stanza di Gemmato è stato condannato in primo grado da una sentenza del giudice De Santis del Tribunale di Trani
Si è concluso il giudizio di primo grado a carico di D.T.R., il giovane cittadino terlizzese di trent’anni accusato di aver minacciato nel marzo scorso alcuni amministratori e funzionari del Comune di Terlizzi, tra cui il sindaco Gemmato e l’allora consigliere delegato alle politiche sociali Pierre Parisi.
Arrestato dopo alcune settimane di indagine, gli era già stato notificato un ordine di misura cautelare: il divieto di avvicinarsi al primo cittadino e al consigliere.
Dopo aver inviato ripetutamente messaggi minatori su facebook e whatsapp agli amministratori, il sei marzo l’uomo introdusse sotto l’uscio della stanza del sindaco una fotocopia di un proiettile, per poi far trovare – l’indomani, 7 marzo – un pallottola vera affissa con lo scotch sulla vetrata della stessa stanza, presso la sede provvisoria del Comune di Terlizzi, sita al Mercato dei Fiori. Sebbene non avesse i requisiti previsti dalla Legge per l’assegnazione di un alloggio di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp), il trentenne era passato alle vie di fatto con intimidazioni dirette per costringere l’amministrazione ad assegnargli una casa comunale.
Secondo il Giudice Monocratico del Tribunale di Trani, Dott.ssa De Santis, il giovane, difeso dall’avvocato Massimiliano Luglio, è colpevole dei reati ascrittigli ed è stato condannato alla pena di giustizia di otto mesi di reclusione, a seguito pure della scelta processuale del rito abbreviato.
Al Comune di Terlizzi, costituitosi in persona del sindaco Ninni Gemmato, con patrono l’avvocato Vito Angelo Ippedico, è stata riconosciuta la fondatezza della volontà non di perseguire il ragazzo, considerato il contesto di difficoltà sociale ed economica in cui versava al pari del suo nucleo familiare, ma di chiedere il rispetto della legalità e delle condizioni di libertà in cui deve muoversi l’amministrazione comunale di fronte alle pretese talvolta temerarie di chi pretende aiuti non possibili come da legge.
La vicenda, che ebbe un certo clamore mediatico nei mesi scorsi, potrebbe costituire – data la celerità e la chiarezza della decisione – un precedente confortante alla luce degli episodi simili verificatisi ai danni di altri sindaci della zona, come il primo cittadino di Ruvo Ninni Chieco.
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