Città Civile: «Fino al 70% della plastica raccolta dai terlizzesi non viene riciclata»

La Redazione
Raccolta differenziata della plastica

Il movimento mette in rilievo i dati ottenuti da una ricerca svolta da Giuseppe Coviello, uno dei candidati consiglieri del movimento alle scorse elezioni comunali, da anni “cittadino attivo”

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“Fino al 70% della plastica raccolta dai terlizzesi non viene riciclata”.

Città Civile lancia l’allarme in tema rifiuti mettendo in rilievo i dati ottenuti da una ricerca svolta da Giuseppe Coviello, uno dei candidati consiglieri del movimento alle scorse elezioni comunali, da anni “cittadino attivo”.

“Il dato è sconcertante ma è solo una delle anomalie riscontrate dall’attivissimo cittadino Giuseppe Coviello derivante dal resoconto di un accesso civico agli atti da lui svolto nel 2017 presso l’Asipu, l’azienda che gestisce il servizio di raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti per il Comune di #Terlizzi”, esordisce la nota.

Nel consiglio comunale di ieri – continua Cc – “la consigliera di Città Civile, Daniela Zappatore, durante le domande di attualità ha posto il quesito al Sindaco Gemmato. Sono seguiti lunghi momenti di silenzio e imbarazzo, rotti solo dal suggerimento del primo cittadino alla consigliera di produrre un’interpellanza scritta”.

“Ma come, sono così bravi a decantare le percentuali della differenziata e poi non conoscono nel dettaglio la qualità di quanto viene conferito – ironizza il movimento civico -. La questione non è di poco conto. Ciò significa che in alcuni mesi dell’anno solo il 30% della plastica pazientemente raccolta dai terlizzesi produce un ritorno economico per l’ente e quindi una riduzione della Tari (che poi non avviene mai perché i costi del servizio vengono mantenuti stranamente costanti). Il restante 70% (circa 400 tonnellate l’anno), e le percentuali di scarto sono molto elevate anche per gli altri materiali, non si comprende che fine faccia; termina in una discarica, in un inceneritore…non è dato saperlo”.

“Sulla scorta dei dati del 2016, quantificando l’ammanco del contributo Conai per la sola plastica, ci si rende conto che questo potrebbe ammontare nell’ordine di 100 mila euro l’anno. Soldi che potrebbero essere usati per ridurre la tassa rifiuti. Ci poniamo due domande: possibile che nessuno si sia accorto della scarsa qualità della plastica e degli altri materiali raccolti? E se si trattasse di un errore di contabilizzazione? Chi dovrebbe vigilare?”, conclude il movimento.

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