Bioshopper all’italiana: fatta la legge, trovato l’inganno

Elena Albanese
Sacchetti biodegradabili

Uno studio a campione del Codacons rivela che a Bari il 77% dei sacchetti utilizzati dai banchi di mercato per imbustare frutta e verdura è irregolare

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Sicuramente ricorderete l’accesa polemica di inizio 2018, quando è scattato per tutti gli italiani l’obbligo, sancito dal “Decreto Mezzogiorno” (D. L. 20 giugno 2017 n. 91), di utilizzare sacchetti biodegradabili e composti almeno per il 40% da materiali rinnovabili per l’acquisto di prodotti di gastronomia, macelleria, pescheria, frutta, verdura e panetteria, al fine di limitare l’inquinamento dovuto alla plastica, che continua a galleggiare inesorabile nei mari di tutto il mondo.

L’applicazione della legge, che recepiva una direttiva Ue del 2015, sollevò un polverone non indifferente, tra sospetti di complotto e rivoluzioni rigorosamente social contro i centesimi in più da pagare, “che alla fine dell’anno incidono non poco sull’economia familiare” (ben 12 euro circa).

Ebbene, a poco più di quattro mesi da quel 1° gennaio, il Codacons ha realizzato un’indagine a campione nelle principali città italiane, verificando che il 72,1% dei banchi dei mercati utilizza ancora shopper ormai non più in regola. Stessa cosa nel 67% dei rivenditori di frutta e verdura. Ben oltre la metà, insomma. Ma se questi numeri vi sembrano alti, sappiate che c’è di peggio. A Bari, per esempio, nelle frutterie si arriva al 72%, mentre nei mercati la percentuale sale fino al 77%. E non facciamo fatica a credere che la situazione sia molto simile anche nei paesi della provincia.

Al danno si aggiunge poi la beffa, perpetrata da coloro che utilizzano sacchetti di plastica comune spacciandoli per compostabili. Si tratta del 9% degli esercenti esaminati. Dunque, facendo un rapido calcolo, nel capoluogo pugliese rispondono ai dettami della normativa solo il 14% delle buste distribuite sui banchi dei mercati e il 19% di quelle utilizzate dai fruttivendoli. Sono cioè biodegradabili in tre mesi e possono essere trasformate in fertilizzante compost.

Alcuni rivenditori dicono che stanno ancora smaltendo vecchi rifornimenti, sperando che prima o poi finiscano. Ma l’associazione di consumatori non ci sta, e annuncia di voler presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Bari chiedendo di predisporre i dovuti controlli, individuare i colpevoli e sanzionarli, valutando anche la chiusura degli esercizi commerciali.

Al di là di questo, però, sta di fatto che nel frattempo, per spendere qualche centesimo in meno – sia a monte che a valle – si continua a farla in barba all’ambiente, senza pensare che a rimetterci, se non noi, saranno i nostri figli.

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