Esperienza danese per ragazzi terlizzesi e molfettesi

© Angelo Michele Pappagallo
Sono gli studenti dei licei scientifico “A. Einstein” e classico “L. da Vinci”, che hanno trascorso 13 giorni nelle città di Oksbøl e Flensburg per un workcamp legato alla tematica dell’immigrazione
Il periodo estivo non è solo vacanza dagli impegni scolastici, ma anche opportunità di studio e di percorsi formativi “non formali”, come l’esperienza vissuta da un gruppo di studenti terlizzesi e molfettesi del liceo scientifico “A. Einstein” e del liceo classico “L. da Vinci” di Molfetta.
Antonio Samarelli, Paola de Robertis, Anna Maria De Trizio, Antonia Camporeale, Giorgia Mezzina, Davide Uva, Ferdinando Paparella, Vincenzo Ciccolella e Giuseppe Gabriele Farinola hanno partecipato infatti a un workcamp con un gruppo di pari età europei nell’ambito del progetto Erasmus plus, proposto e gestito dall’associazione “InCo” di Molfetta, con cui l’istituzione scolastica collabora per i percorsi di alternanza scuola-lavoro, trascorrendo 13 giorni, dal 9 al 22 luglio scorsi, in Danimarca, nelle città di Oksbøl e Flensburg, accompagnati e coordinati dalla professoressa Mara Mezzina, a cui vanno i ringraziamenti dell’istituzione scolastica per la disponibilità e lo spirito di dedizione.
L’esperienza è stata strutturata attorno alla tematica dell’immigrazione, affrontata sia dal punto di vista storico (naturali i riferimenti alla I e alla II guerra mondiale), sia interpretata in chiave attuale, attraverso lavori di gruppo e metodologie interattive, quali giochi di ruolo, finalizzati al coinvolgimento di tutti i partecipanti. Sono state effettuate anche visite guidate, tra cui molto coinvolgente è stata quella al campo di rifugiati civili di Oksbøl, risalente al secondo conflitto mondiale, dove sorgerà un museo; e interviste su giornali locali e sulla tv nazionale danese.
«Va da sé che le attività descritte hanno avuto bisogno in loco di un notevole sforzo progettuale, che ha coinvolto tutti i partecipanti nel risolvere ogni problema che l’ideazione dell’attività comportava – spiega Antonio Samarelli -. Il mio ruolo è stato quello di leader, consistente nel coordinare il gruppo e fare da tutor, in quanto maggiorenne, agli altri studenti, provenienti principalmente dalla Germania e dall’Italia. L’esperienza è stata tra le più esaltanti a cui abbia partecipato finora e porterò sempre con me la competenza, appresa sul campo, di comunicare in inglese in maniera esatta e precisa con giovani di estrazione culturale e linguistica variegata, oltre che quella di promuovere un’interazione efficace e positiva con tutti».
«È stata un’esperienza unica e riassumibile con tre parole chiave: tempo, luogo e relazione – rincara Ferdinando Paparella -, perché queste tre coordinate sono entrate a pieno titolo nel workcamp, come l’esperienza di creare regole comuni da seguire, senza alcuna imposizione esterna, e attorno a cui strutturare le giornate. Quale competenza porto con me? Il lavorare in team, metodologia che ha caratterizzato tutte le attività dell’esperienza trascorsa».
«Mai avrei pensato di conoscere coetanei provenienti da luoghi così diversi dell’Europa e con storie personali così particolari – racconta Paola de Robertis -: ricorderò sempre la vicenda personale di un ragazzo tedesco, di origini siriane, trasferitosi come profugo in Germania, che ci parlava della sua vicenda familiare mentre ci mostrava le foto della città di origine distrutta dalla guerra. Questa esperienza mi ha fatto vedere il problema dell’immigrazione con gli occhi dei protagonisti e vi assicuro che è una prospettiva diversa da come i mezzi di comunicazione ogni giorno vogliono farcela vedere».
Non sono mancati da parte di tutti i partecipanti i ringraziamenti alla scuola e alla dirigente, la professoressa Margherita Anna Bufi, per aver accolto con convinzione l’iniziativa formativa, oltre che all’associazione InCo, nella persona del dottor Luigi Balacco, per aver avanzato coraggiosamente la proposta e creduto nella sua realizzazione.
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