Grassi: «Noi siamo garantisti, ma il sindaco non commenti le sentenze solo quando gli conviene»

La Redazione
tribunale di trani

Il consigliere del Partito Democratico Michele Grassi replica al sindaco in merito alla sentenza di assoluzione per i due dirigenti del Comune di Terlizzi imputati nel processo Servizi locali

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Il consigliere del Partito Democratico Michele Grassi replica al sindaco in merito alla sentenza di assoluzione per i due dirigenti del Comune di Terlizzi imputati nel processo Servizi locali, il cui verdetto è stato pronunciato dal giudice del Tribunale di Trani Giulia Pavese il 14 marzo scorso.

“Questa sentenza zittisce tutti”, ha commentato Gemmato ieri, invitando l’opposizione a non speculare sul tema della giustizia protestando la “completa trasparenza dell’amministrazione”. “Il tempo è galantuomo – ha aggiunto Gemmato -. Da tempo a Terlizzi c’è qualcuno che armeggia continuamente temi giudiziari per proiettare ombre sull’onorabilità delle persone, sollevare polveroni di discredito e per trarne profitto politico”.

Ma il consigliere dem non ci sta e controbatte: “Noi siamo sempre garantisti, ma in politica occorre essere anche opportuni. C’è chi sventola sentenze quando conviene e le nasconde quando non conviene. In tal caso non vediamo né etica e né estetica”, dichiara Grassi.

“Noi siamo abituati a prendere atto delle sentenze, sia quando le condividiamo e sia quando non le condividiamo. Pubblichiamo due sentenze che riguardano sempre uno dei vulnus cittadini: i tributi comunale. La prima per il caso Censum, di forte condanna della dirigente dei Servizi Finanziari del Comune di Terlizzi, e la seconda per il caso Servizi locali, di assoluzione dei due Dirigenti per gli affidamenti diretti”, continua.

“In politica non siamo tutti uguali. Noi per esempio siamo abituati a prendere atto delle sentenze nella forma e nella sostanza”, conclude, sibillino, il consigliere.

Per Città Civile “la confusione regna sovrana. Il sindaco Gemmato si sta esponendo come mai prima su una sentenza di assoluzione che, guarda caso, riguarda la ‘sua’ dirigente. Nulla ha detto sulla precedente sentenza di condanna per peculato. Tutta questa enfasi sembra finalizzata a far credere che sullo scandalo Censum ci sia stata l’assoluzione. Le vicende, invece, sono diverse. L’assoluzione della sua dirigente riguarda fatti estranei alla manco di oltre un milione di euro. Entrambe le sentenze sono di primo grado e potrebbero essere ribaltate in seguito. Città Civile non ha esultato per la condanna; non si strappa le vesti per una assoluzione in un procedimento che noi non abbiamo promosso. Ancora una volta è chiaro che Città Civile non ha mai avuto una condotta persecutoria, mentre il sindaco persevera nella difesa ad oltranza della ‘sua’ dirigente”.

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