Pubblicate le motivazioni della sentenza Censum. Città Civile: «Nostra battaglia è stata giusta»

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Sono state depositate presso il Tribunale di Trani le motivazioni della condanna per peculato della dirigente finanziaria del Comune di Terlizzi Francesca Panzini a 3 anni e 6 mesi e all’interdizione dai pubblici uffici
Il 18 aprile 2019 sono state depositate presso il Tribunale di Trani le motivazioni della sentenza che condanna per peculato la dirigente finanziaria del Comune di Terlizzi Francesca Panzini a 3 anni e 6 mesi e all’interdizione dai pubblici uffici.
“La condanna è di primo grado – scrive Città Civile in un post su Facebook – “ma sul piano delle responsabilità politiche arriva la conferma che la battaglia di Città Civile è stata giusta e combattuta nell’interesse dell’intera comunità cittadina”.
“I punti cruciali della motivazione sono quattro”, continua il movimento politico. Innanzitutto le “responsabilità politiche del consigliere Gemmato (all’epoca dei fatti non era sindaco):
Va, fin da ora, evidenziato che le conclusioni della Commissione d’indagine che attribuivano alla sola Fucilli la responsabilità per il fenomeno delle c.d. ‘cartelle pazze’ appaiono al Collegio scarsamente condivisibili. L’attendibilità dei lavori della Commissione non può che essere minata dalla constatazione dell’esistenza di rapporti ben più che confidenziali tra la dirigente e l’allora consigliere comunale e membro della Commissione, Gemmato Nicola, che emerge con evidenza dal contenuto di alcune delle conversazioni telefoniche intercettate.
Le contestazioni della dirigente alla Censum:
Non può evidenziarsi, quanto al profilo psicologico della condotta agevolatrice posta in essere dalla dirigente, che tali atti formali (cioè le contestazioni alla Censum) sono tutti successivi all’accesso della Guardia di Finanza presso la sede della Censum, di Terlizzi.
Con i soldi dell’erario non è possibile compensazione (tesi sostenuta dalla dirigente dall’inizio alla fine della vicenda).
Non esclude il reato di peculato la circostanza di appropriarsi di somme di danaro pubblico in compensazione di crediti vantati. Quel danaro entra nella disponibilità della pubblica amministrazione nel momento stesso della consegna al soggetto incaricato dell’esazione.
Le consulenze per determinare i reciproci crediti sono state inutili.
Sotto tale profilo, alcun rilievo ai fini della commissione del reato di peculato può assumere la circostanza accertata nella consulenza del dott. Cocola di eventuali crediti vantati dalla Censum“.
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