L’appello di Ivana e Marco, infermieri terlizzesi in prima linea contro il coronavirus

La Redazione
L'appello di Ivana e Marco

Abbiamo raccolto le testimonianze esemplari di due giovani terlizzesi in servizio in ospedali di Milano e Lecce, veri e propri fronti di guerra in questi giorni di assoluta emergenza sanitaria

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A pochi giorni dal primo caso verificato di contagio da coronavirus a Terlizzi, bisogna rimarcare con forza la necessità di rispettare i divieti e le raccomandazioni imposte dal governo – attraverso il decreto della Presidenza del Consiglio della settimana scorsa – per arginare in maniera efficace l’emergenza sanitaria in corso. Sopra ogni cosa, è fondamentale restare a casa, in modo da rendere difficile la vita al virus, il cui potere pervasivo è neutralizzato dalla mancanza di vettori.

Bisogna restare a casa anche per rispetto verso le tante persone che invece, per dovere, per lavoro, non possono rifugiarsi tra le quattro mura domestiche, relativamente al sicuro, tra i loro cari. Tra questi vi sono molti nostri concittadini, infermieri e medici, giovani o meno, impegnati in prima linea nella strenua battaglia contro il virus. Il personale sanitario italiano, in questi giorni strani e drammatici, è motivo di orgoglio per noi connazionali, che confidiamo molto nella sua professionalità, nella sua competenza, nel suo coraggio per trovare un barlume di luce in fondo al lungo tunnel che ci si prospetta davanti.

TerlizziLive ha raccolto la testimonianza di Ivana e Marco, due giovani infermieri terlizzesi in servizio in ospedali del centro di Milano e di Lecce, in strutture che sono in questi giorni veri e propri fronti di guerra. Si tratta di appelli accorati ad attenersi alle disposizioni del governo per non vanificare gli sforzi di chi è in prima linea a lottare e stringere i denti: ma, allo stesso tempo, anche di messaggi da un certo punto di vista incoraggianti, perché ci rassicurano del fatto che siamo in buone mani e ci danno speranze concrete e motivazioni per cercare di superare questo momento, che – almeno dal punto di vista sociale e sanitario – non ha precedenti nella storia repubblicana.

Così Ivana: Vorrei attirare la vostra attenzione per qualche minuto. Chi mi conosce sa che sono un’infermiera e lavoro in un ospedale in pieno centro a Milano. Sono qui a spendere due parole per dirvi di non sottovalutare la situazione che nel nostro Paese stiamo vivendo. Ragazzi, voi non avete idea di quello che succede nelle corsie degli ospedali, di cosa la mia categoria e tutti gli operatori sanitari sono costretti a vedere…la gente muore come fossero foglie in autunno, la gente sta male e non può abbracciare i propri cari e parlarci un’ultima volta… Io non voglio essere drastica e creare il panico, io voglio dirvi che DOVETE avere paura di poter contrarre il virus e DOVETE avere paura di contagiare le vostre famiglie.

Probabilmente non avete ancora la reale percezione di quello che sta accadendo perché questa situazione non vi tocca personalmente, il dolore non vi tocca personalmente. La sanità qui è al collasso, e se persino la Lombardia si trova in crisi, non oso pensare a come affronterà la Puglia questa situazione se dovesse comparire lo stesso numero di casi. NON uscite di casa, NON andate a casa dei vostri nonni, NON andate a fare la spesa per comprare il pane quotidiano, ma fate la spesa una volta a settimana…mi sembra quasi che andare a fare la spesa sia il pretesto per poter mettere piede fuori dalla porta di casa…questa non è una prigionia, non siete in carcere! E a quelli che vanno a correre a qualunque orario sostenendo che “tanto non è vietato e mantengo la distanza di sicurezza” dico che siete degli incoscienti perché non morirete di certo se non mantenete la linea, ma probabilmente morirete se contrarrete il virus.

E ora mi rivolgo a tutti quelli che sono tornati a casa nelle ultime settimane e negli ultimi giorni: non basta che facciate la quarantena, perché se siete infetti sappiate che avete contagiato tutti i passeggeri che erano con voi in treno/autobus che magari si spostano solo per necessità lavorative, e la quarantena devono osservarla TUTTI i componenti della vostra famiglia.

Se non vi preme vivere, nessuno può costringervi, ma abbiate rispetto per le persone che vogliono farlo, per quelli che stanno lavorando per i vostri cari e per quelli che a casa ci restano davvero. VI PREGO.

Così Marco: Mi chiamo Marco e sono un infermiere di anestesia e rianimazione al Vito Fazzi di Lecce. Sono di Terlizzi e leggo quotidianamente i vari avvenimenti, compreso il primo contagio, vorrei dirvi una cosa importante il virus è mutato, colpisce anziani, adulti, giovani e bambini partendo dalla positività al COVID-19 e portando ad una morte in solitudine senza alcuno affetto negli ultimi istanti di vita. La sanità pugliese, non è come quella del nord, è già collassata negli anni con i vari governatori e attualmente non abbiamo le misure di sicurezza e posto letto per garantire la salute di tutti. Calcolate che da noi stanno arrivando pazienti dal nord. Il mio appello è di rimanere a casa far si che la mia Terlizzi non diventi paese COVID-19. Rimanete a casa e aiutateci nel debellare il virus. Non avete idea del dolore e dei segni indelebili che lasciano le mascherine tenute per 6-12 ore, non avete idea di quel che succede quando ti chiamano per un emergenza con il cosiddetto “SOSPETTO”, non avete idea di quel che succede tutti i santi giorni e non avete idea di quel che abbiamo dentro noi. Anche noi vorremmo rimanere a casa, con i nostri cari con le nostre famiglie , ma non possiamo. Voi potete e per favore DOVETE RIMANERE IN CASA. Noi non vogliamo essere chiamati eroi, non vogliamo applausi , abbiamo scelto di essere infermieri perché vogliamo aiutare il prossimo garantendo professionalità e tanto altro che è inspiegabile. NOI VOGLIAMO CHE VOI CI AIUTATE A DEBELLARE QUESTO VIRUS EVITANDO IL PROPAGARSI DEL CONTAGIO, in modo da diminuire il contagio , diminuire il numero di pazienti e ridurre il rischio per noi operatori sanitari. Perché si , noi siamo i primi che rischiano la propria vita e non sapremo mai se riusciamo a vincere questa battaglia. Rimanete a casa fatelo per voi, per le vostre famiglie, per i vostri cari MA FATELO ANCHE PER NOI. Ciao a tutti e spero di rivedere presto la mia Terlizzi e tutti i miei cari.

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