Buon compleanno, Don Tonino

La Redazione
Il Vescovo Antonio Bello

​La Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi ricorda il compianto Vescovo Antonio Bello e pensa alle parole che avrebbe adoperato per confortare tutti nell’emergenza Coronavirus​

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Oggi don Tonino Bello, compianto Vescovo della Diocesi e Servo di Dio, avrebbe compiuto 85 anni.

La Diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi lo ricorda e pensa alle parole che avrebbe adoperato per confortare tutti nell’emergenza Coronavirus.

«Lo sentiamo ugualmente vicino, – scrivono dalla Diocesi – rileggendo le nsue parole scritte in occasione dell’ultimo giorno dell’anno 1987, npubblicate in A. BELLO, Parole d’amore (Preghiere), Molfetta n1992, p. 31-34.

La preghiera, leggermente modificata nella parte nconclusiva, costituisce l’introduzione della meditazione dettata dal nVescovo ai sacerdoti della diocesi il 17 giugno 1988 presso il Convento ndei Cappuccini di Giovinazzo».

Ai suoi amici il Signore dà il pane nel sonno
n(preghiera di fine anno)
nEccoci, Signore, davanti a te.
nCol fiato grosso, dopo aver tanto camminato.
nMa se ci sentiamo sfiniti,
nnon è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,
no abbiamo coperto chi sa quali interminabili rettilinei.
nÈ perché, purtroppo, molti passi,
nli abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue:
nseguendo i tracciati involuti
ndella nostra caparbietà faccendiera,
ne non le indicazioni della tua Parola;
nconfidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre,
ne non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.
nForse mai,
ncome in questo crepuscolo dell’anno,
nsentiamo nostre le parole di Pietro:
n«Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla».
nAd ogni modo,
nvogliamo ringraziarti ugualmente.
nPerché, facendoci contemplare la povertà del raccolto,
nci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.
nCi agitiamo soltanto.
nGrazie, perché obbligandoci a prendere atto
ndei nostri bilanci deficitari,
nci fai comprendere che, se non sei tu che costruisci la casa,
ninvano vi faticano i costruttori.
nE che, se tu non custodisci la città,
ninvano veglia il custode.
nE che alzarsi di buon mattino, come facciamo noi,
no andare tardi a riposare
nper assolvere ai mille impegni giornalieri,
no mangiare pane di sudore come ci succede ormai spesso,
nnon è un investimento redditizio se ci manchi tu.
nIl salmo 127, avvertendoci che, il pane,
ntu ai tuoi amici lo dai nel sonno,
nci rivela la più incredibile legge economica,
nche lega il minimo sforzo al massimo rendimento.
nMa bisogna esserti amici.
nBisogna godere della tua comunione.
nBisogna vivere una vita interiore profonda.
nSe no, il nostro è solo un tragico sussulto
ndi smanie operative, forse anche intelligenti,
nma assolutamente sterili sul piano spirituale.
nGrazie, Signore, perché,
nse ci fai sperimentare la povertà della mietitura
ne ci fai vivere con dolore il tempo delle vacche magre,
ntu dimostri di volerci veramente bene,
npoiché ci distogli dalle nostre presunzioni
ncorrose dal tarlo dell’efficientismo,
nraffreni i nostri desideri di onnipotenza,
ne non ci esponi al ridicolo di fronte alla storia:
nanzi, di fronte alla cronaca.
nMa ci sono altri motivi, Signore,
nche, al termine dell’anno,
nesigono il nostro rendimento di grazie.
nGrazie, perché ci conservi nel tuo amore.
nPerché ancora non ti è venuto il voltastomaco
nper i nostri peccati.
nPerché continui ad avere fiducia in noi,
npur vedendo che tantissime altre persone
nti darebbero forse ben diverse soddisfazioni.
nGrazie, perché non solo ci sopporti,
nma ci dai ad intendere che non sai fare a meno di noi.
nPerché ci infondi il coraggio di celebrare i santi misteri,
nanche quando la coscienza della nostra miseria
nci fa sentire delle nullità
ne ci fa sprofondare nella vergogna.
nGrazie, perché ci sai mettere sulla bocca le parole giuste,
nanche quando il nostro cuore è lontano da te.
nPerché adoperi infinite tenerezze,
npreservandoci da impietosi rossori,
ne non facendoci mancare il rispetto dei fedeli,
nla comprensione dei collaboratori,
nla fiducia dei poveri.
nGrazie, perché continui a custodirci gelosamente,
nanzi, a nasconderci,
ncome fa la madre con i figli più discoli.
nPerché sei un amico veramente unico,
ne ti sei lasciato così sedurre dall’amore che ci porti,
nche non ti regge l’animo
ndi smascherarci dinanzi alla gente,
ne non fai venir meno agli occhi degli uomini
ni motivi per i quali, nonostante tutto,
ncontinuiamo a essere reverendi.
nGrazie, Signore, perché non finisci di scommettere su di noi.
nPerché non ci avvilisci per le nostre inettitudini.
nPerché, al tuo sguardo, non c’è bancarotta che tenga.
nPerché, a dispetto delle letture deficitarie
ndelle nostre contabilità,
nnon ci fai disperare.
nAnzi, ci metti nell’anima un così vivo desiderio di ricupero,
nche già vediamo il nuovo anno
ncome spazio della speranza
ne tempo propizio per sanare i nostri dissesti.
nSpogliaci, Signore, di ogni ombra di arroganza.
nRivestici dei panni della misericordia e della dolcezza.
nDonaci un futuro gravido di grazia e di luce
ne di incontenibile amore per la vita.
nAiutaci a spendere per te
ntutto quello che abbiamo e che siamo.
nE la Vergine tua Madre ci intenerisca il cuore.
nFino alle lacrime.

+ don TONINO, Vescovo

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