Ospedale di Terlizzi, l’appello sottoscritto da 776 persone: «Dove va la nostra sanità?»

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Il documento – i cui promotori sono Francesco De Chirico e Pasquale Cipriani, ex dipendenti della Asl locale – è stato inviato alle istituzioni regionali e ai vertici della sanità pugliese
Sono 776 i cittadini che hanno sottoscritto un appello a sostegno dell’ospedale di Terlizzi, firmando un documento stilato da alcuni concittadini – promotori Francesco De Chirico, già responsabile del Laboratorio analisi dell’ospedale, e Pasquale Cipriani, già dirigente amministrativo dell’Asl – con l’obiettivo di comprendere le prospettive del Sarcone.
“Cittadini liberi e responsabili, appartenenti alla società civile, impegnati per la giustizia e il bene-essere della comunità terlizzese e del Nord Barese, si fanno voce per chi non ha voce, si fanno coraggio e forza per chi ha perso le proprie energie, si fanno proposta per chi è sfiduciato della politica, non più ‘nobile servizio’ per realizzare il bene comune che raggiunge anche le periferie. Ben 776 cittadini, in toto hanno fatto proprio e sottoscritto l’articolo documento ‘Chiuso l’ospedale Sarcone, dove si va?’”, si legge in un comunicato dei firmatari.
Il documento sottoscritto, continua la nota, “stigmatizza la situazione della sanità pubblica a Terlizzi e nel Nord Barese” ed è stato indirizzato ai vertici della Regione Puglia, Michele Emiliano Presidente, Vito Montanaro capo del dipartimento politiche della salute, Antonio Sanguedolce direttore generale Asl Bari. La carta, “per opportuna conoscenza e un impegno”, è stata inviata anche a consiglieri regionali, al sindaco di Terlizzi e ad altri esponenti politici.
I firmatari del documento chiedono di “riconsiderare il piano sanitario nel Nord Barese, con provvedimenti adeguati a protezione del territorio, ampliando l’offerta sanitaria, ripristinando e potenziando la situazione ante coronavirus. Con il coronavirus hanno chiuso l’ospedale e il pronto soccorso e li hanno sostituiti con un’autoambulanza e un’automedica in sosta sullo spiazzale. La popolazione e gli utenti, anche da fuori, non sono stati informati in maniera adeguata ed hanno continuato e recarvisi con ovvie spiacevoli e pericolose conseguenze”, prosegue il comunicato di presentazione dei risultati della petizione.
Secondo i cittadini il nostro territorio “non ha un ospedale di I livello, insieme non lo formavano gli ospedali di Corato, Molfetta e Terlizzi, peggio adesso che gli ospedali si sono ridotti a due e sono inadeguati. Terlizzi e il territorio del Nord Barese non può rimanere con un vuoto nell’assistenza ospedaliera per cui molti rinunciano a curarsi. Nessuno aiuto viene dalla medicina specialistica ambulatoriale, già bisognava prenotare una prestazione per averla parecchi mesi o un anno dopo, ora con la sospensione per il coronavirus, è diventata irraggiungibile. Certamente questa non può essere la sanità pubblica di un paese civile”.
L’aspettativa è quella di una “tempestiva concreta attenzione alla problematica della tutela della salute nel nostro territorio e provvedimenti urgenti di accoglimento delle richieste”.
Di seguito il documento sottoscritto dai 776.
CHIUSO L’OSPEDALE “M. SARCONE“, DOVE SI VA?
La pandemia ha colpito duramente l’Italia, soprattutto al Nord, con un alto numero di vittime. Ogni giorno, quasi un bollettino di guerra. Camion militari, muti tornano dal fronte, sfilano con le bare di chi, lontano dai propri cari, non ce l’ha fatto, e di coloro, medici, infermieri, sacerdoti e altri, che hanno dato la vita per salvarli e confortarli. A tutti loro, un profondo riverente inchino e una preghiera a Dio misericordioso. Un grazie a coloro che sono impegnati nella lotta al coronavirus anche per lo slancio di solidarietà che ha unito operatori del sud al nord.
La pandemia ha maggiormente evidenziato i limiti della sanità italiana, presenti anche nella nostra Puglia. Sono il risultato di continui tagli alle risorse disponibili, di chiusure di ospedali e strutture sanitarie, di accorpamenti di ASL ingestibili, che causano una riduzione dei livelli di assistenza, assenza di reparti fondamentali, pronti soccorsi superaffollati con problemi di assistenza e di sicurezza, lunghe liste di attesa, disservizi, carenze, ritardi.
La pandemia è stata l’occasione per dare il colpo di grazia all’ospedale di Terlizzi e creare un vuoto nell’assistenza ospedaliera del Nord Barese. L’8 marzo scorso, l’ASL ha decretato la sospensione di tutte le attività ambulatoriali non di emergenza-urgenza, comprese day service chirurgici, medici e oculistici.
Tre giorni dopo, l’11 marzo, ha decretato la chiusura del “M. Sarcone” di Terlizzi come ospedale e l’utilizzo della struttura solo come Presidio Post Acuzie (PPA) con 20 p.l. di lungodegenza, 20 p.l. di riabilitazione pneumologica, 10 p.l. di riabilitazione cardiologica. La cessazione del superattrezzato nuovo pronto soccorso, rinviato di qualche giorno, è avvenuto lunedì 16 marzo.
Il pronto soccorso viene sostituito da un’autoambulanza e da un’auto medicalizzata, per far che cosa? Lì sarà visitato il paziente per essere accompagnato, poi, a quale pronto soccorso e ospedale? Lì stazionerà per essere chiamata come e da chi? E quando non è disponibile o arriva fuori tempo, che succede? Il Direttore Generale, responsabile della governance della ASL, sa bene che nella maggior parte dei casi il paziente, accompagnato da familiari, si reca direttamente al pronto soccorso dell’ospedale di riferimento. Solo in casi gravi con difficoltà di trasporto o di incidenti si ricorre all’autoambulanza.
La popolazione non è stata informata della chiusura dell’ospedale e del pronto soccorso di Terlizzi. Il 25 aprile scorso qualcuno si è recato al pronto soccorso e, trovatolo chiuso, è andato in escandescenze con improperi e danni ad una porta in vetro. La popolazione ha diritto di conoscere il proprio ospedale e pronto soccorso di riferimento, ove recarsi in caso di bisogno. Se è stato adeguatamente potenziato e, quindi, in grado di accogliere e far fronte ad un numero maggiore di pazienti.
La realtà è ben triste e amara. Il Nord Barese non ha un ospedale di 1° livello, nè insieme lo formavano gli ospedali di Corato, Molfetta e Terlizzi per mancanza di posti letto e di reparti fondamentali come la terapia intensiva e la rianimazione. Allora, è sempre più incomprensibile e assurda la chiusura dell’ospedale di Terlizzi senza potenziare prima altro ospedale come Molfetta, pronto soccorso e reparti, su cui si riverserebbe la popolazione di Terlizzi e del circondario. Ad oggi gli ospedali di Corato e di Molfetta sono inadeguati a sostenere il maggior peso dell’assistenza ospedaliera del nord barese.
Questa situazione, purtroppo, è destinata a durare nel tempo, in quanto il Presidente della Regione non ha individuato e attrezzato l’ospedale provvisorio di 1° livello del Nord Barese così come si era impegnato a Ruvo di Puglia nel 2016. Si è limitato, solo di recente, ad annunciare il reperimento di € 107 milioni per la costruzione del nuovo ospedale, per il quale occorrono non meno di 10-15 anni per vederlo finito e funzionante. Già ora non sarà facile un’intesa tra i Comuni per individuare il luogo e l’area su cui dovrà sorgere l’ospedale. La situazione, poi, è destinata a peggiorare in quanto con la costruzione in atto del nuovo ospedale di Andria è prevista la chiusura dell’ospedale di Corato.
Il Nord Barese, e Terlizzi in particolare, non può rimanere con un vuoto nell’assistenza ospedaliera, per cui molti rinunciano a curarsi, altri prendono vie diverse secondo le loro possibilità. E’ una ingiustizia ridurre la spesa ospedaliera a danno di una popolazione e di un territorio.
A questo si aggiunge pure che nel Nord Barese la medicina specialistica ambulatoriale è un qualcosa di irraggiungibile per le discipline più importanti e vitali. Ciò chiaramente significa che non c’è equilibrio tra domanda e offerta di prestazioni, le ore disponibili per la specialistica sono poche e generano lunghe liste di attesa, anche oltre l’anno.
La tutela della salute è un diritto, ma la Regione non lo garantisce a tutti con eguali modalità e opportunità. Lo stato della sanità nella nostra Regione, anche per le vicissitudini del coronavirus con la sospensione delle cure per altre patologie acute, esige una urgente e ponderata riconsiderazione delle politiche della salute, in particolare una revisione del piano di riordino degli ospedali, garantendo un maggior numero di ospedali e di posti letto per acuti in modo da coprire le esigenze delle aree ora scoperte, e servizi ambulatoriali senza liste di attesa e con distanze accettabili.
Nelle more, occorrono provvedimenti urgenti e concreti, che allevino i disagi e la sofferenza della popolazione terlizzese e del circondario per l’accesso al proprio ospedale e pronto soccorso di riferimento e alla specialistica ambulatoriale. E’ un dovere politico e morale per le autorità regionali di oggi e di domani con il rinnovo del consiglio regionale. I rappresentanti istituzionali del Comune facciano la propria parte adoperandosi per la tutela del diritto alla salute della nostra popolazione.
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