12 luglio, sono passati 4 anni dallo scontro tra treni: in ricordo di Albino e Donata

La Redazione
albino de nicolo e donata pepe

Ricorre oggi il quarto anniversario di uno degli incidenti più gravi mai accaduti in Puglia, in cui persero la vita 23 persone, tra cui due nostri concittadini

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Le cicale friniscono ancora in quella distesa di ulivi divisa dai binari, lungo la tratta Corato-Andria della Ferrotramviaria.

Il processo per stabilire chi e quante responsabilità abbia per la morte di 23 persone e il ferimento di altre 51 continua, lento e incerto. Immutata la rabbia, l’amarezza e il dolore dei familiari.

Oggi sono quattro anni dalla mattina del 12 luglio 2016 quando, in pochi secondi, furono spezzate 23 vite e la Puglia balzò, nel modo più atroce, alla ribalta delle cronache mondiali.

Il tremendo impatto tra i due convogli ferroviari, che, partiti dalle stazioni di Corato e Andria, procedevano in senso opposto sull’unico binario di quella maledetta tratta (dove – fatalità – non prendevano nemmeno i cellulari) non andrà più via dalle nostre memorie.

Quell’anonimo e assolato pezzo di campagna, non lontano dal campo della storica Disfida di Barletta, diventò nelle ore a seguire il luogo di una inedita non-stop giornalistica che coinvolse decine di cronisti provenienti da ogni parte del globo.

L’affannosa ricerca dei superstiti, le complicatissime operazioni di salvataggio dei feriti, la mesta, struggente conta delle vittime che seguirono segnarono le ore più drammatiche e convulse della storia recente pugliese, facendo venire alla luce decine di storie private, quadretti personali, familiari e persino di coppia, racconti di vite tanto simili alle nostre, mosse dagli stessi bisogni, dagli stessi sentimenti, dalla stessa quotidiana fatica, dalla stessa sana ambizione che porta a fare costanti sacrifici ripagati, talvolta, da significative soddisfazioni, ognuna con qualche sogno o desiderio da realizzare, improvvisamente infranto. Brani di esistenze che abbiamo conosciuto con dolore misto a tenerezza, e tanta incomprensione per un sacrificio troppo grande per essere spiegabile.

In quei vagoni c’erano diversi cittadini di origine terlizzese: alcuni, i più fortunati, hanno vissuto momenti che non sarà semplice dimenticare, ma hanno potuto varcare ancora la soglia di casa e riabbracciare i propri cari. In due, invece, non sono più tornati. Le vite di Albino De Nicolo e Donata Pepe sono l’ingente tributo che la nostra città ha pagato in questa immane catastrofe, le cui responsabilità sono ancora, peraltro, tutte da accertare.

Albino, 57 anni, era un dipendente storico della Ferrotramviaria, per cui svolgeva la mansione di capotreno, o controllore, nel gergo dei pendolari. Albino aveva due figli che lavoravano assieme a lui in Ferrotramviaria e gli mancava poco per andare in pensione, dopo una vita passata a solcare, a bordo dei treni, le campagne del nord-barese. Mite e modesto, era una figura familiare e apprezzata da tutti quelli che avevano imparato a conoscerlo, facendo la spola tra Bari e le popolose cittadine della provincia per ragioni di lavoro e di studio: gli studenti della Bari-Nord, all’indomani della tragedia, gli dedicarono una toccante lettera.

63 anni, nativa di Cerignola, Donata Pepe abitava tra Terlizzi e Pioltello, vicino Milano, con il marito. La donna aveva tra le braccia il nipotino Samuele al momento dell’impatto, e fu proprio la sua protezione, con tutta probabilità, a salvare il pargolo: i vigili del fuoco lo trassero frastornato, ma vivo, dalle lamiere infernali, in quella campagna trapunta di olivi che nella canicola di quel pomeriggio doveva sembrare una vera e propria bolgia, surreale e metafisica. I due si stavano recando alla stazione Trenitalia di Barletta per prendere il Freccia Bianca che avrebbe ricondotto Samuele a Milano, dai suoi genitori. Il giorno prima il piccolo era stato al mare a Giovinazzo per l’ultima volta e aveva raccontato a una compagna di giochi che il giorno dopo sarebbe tornato al nord, a Liscate, piccolo comune dell’hinterland meneghino, a festeggiare il suo settimo compleanno con la famiglia. Lo avrebbe invece passato a Bari in ospedale, circondato dall’affetto di tutti, ma ignaro della sorte – eroica e sfortunata – toccata all’amata nonna Donata.

Ad Albino e Donata, e a tutte le altre ventuno vittime di quel giorno funesto, va il pensiero più affettuoso della comunità terlizzese.

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