Un anno dalla morte di Agron, i familiari: «La sua vita è stata dura, merita giustizia»

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La Corrente ricorda il lavoratore di origine albanese morto esattamente un anno fa per un incidente sul lavoro. I figli e la moglie hanno affidato al movimento politico un ritratto commosso dell’uomo
Un anno fa è scomparso a Terlizzi, in seguito a un incidente sul lavoro, Agron Ismailaj, un uomo di origine albanese di 56 anni. Ismailaj viveva nella nostra città sin dagli anni novanta e ha lavorato a lungo nel settore florovivaistico prima di trovare prematuramente la morte, dopo qualche giorno in ospedale, lasciando la moglie e due figli, Rozana e Albano.
Lo ricorda La Corrente, a cui i familiari del lavoratore hanno affidato un ritratto commosso del padre. “Può capitare, a causa della frenesia degli impegni quotidiani o, in questo periodo, delle paure e incertezze causate dalla attuale emergenza sanitaria, di perdere la memoria di eventi che pure ci hanno profondamente colpito. Per evitare che questo accada non bisogna mai smettere di tenere vivi quei valori di vicinanza e solidarietà che ci rendono una comunità migliore”, si legge in un comunicato del movimento politico. “Solo un anno fa, in un clima che annunciava già il Natale, è morto Agron. La sua morte, definita bianca, di luminoso non ha nulla, per la sua famiglia e per Terlizzi. Raccogliamo l’invito della famiglia, che ringraziamo per aver scelto noi, e pubblichiamo una lettera scritta da sua figlia Rozana, suo figlio Albano e sua moglie Manushaqe, nell’anniversario della sua scomparsa.E’ una lettera che parla di valori, di sacrifici, sogni. Quei valori, quei sacrifici, quei sogni sono anche nostri”.
Di seguito il testo integrale della lettera:
Vorrei iniziare raccontando un po’ quella che era l’infanzia di mio padre. Molto difficile ma anche ricca di bei momenti . Un’infanzia difficile perché ha vissuto in un periodo dove regnava la dittatura e la sua famiglia era perseguitata. Avevano delle regole da rispettare e dovevano dar conto di ogni spostamento. I momenti belli, oltre al riunirsi nelle feste con i parenti, erano quelli legati alla scuola, perché la cosa che lo faceva sentire davvero felice era la scuola. Era colui che spiccava in tutte le materie, un alunno modello, il primo di tutta la scuola. E se non fosse stato per il regime dittatoriale avrebbe fatto il professore di università (e se lo meritava tutto). Lui andava fiero del suo periodo scolastico, ce lo raccontava sempre. Ma ascoltandolo dire questo, ogni volta mi si stringeva il cuore perché la vita non è stata giusta con lui. Non ho mai accettato che facesse lavori pesanti, soprattutto fisicamente, in quanto me lo immaginavo da tutt’altra parte, in un luogo dove potesse avere finalmente delle soddisfazioni (il sogno di una figlia che non vuole vedere i genitori sacrificarsi per tutta la vita). Ha fatto tantissimi lavori e non si è mai lamentato, lo ha fatto sempre con orgoglio e umiltà. La sua umiltà ci ha sempre colpito. Ci diceva che nel mondo del lavoro dovevamo comportarci in modo corretto e che, qualsiasi esso fosse, bisognava ringraziare il Signore sempre. Questo per far capire quanto una persona così intelligente arrivi ad accettare la sua storia di vita senza opporsi ad essa. È stato un uomo che non si è mai fermato a prendersi del tempo per sé ma ha dedicato la vita alla sua famiglia. Ha speso tutta la vita sacrificandosi per noi e per le amicizie, perché ammirava la semplicità anche nei suoi amici. Il valore più importante che lo caratterizzava era quello del rispetto della propria famiglia e dell’ambire a essere persone corrette, oneste, lavoratrici. Questo ci ha insegnato e trasmesso come genitore. È stato veramente un esempio di uomo onesto e umile. Ha rischiato la vita in mare insieme a mamma per darci un futuro migliore di quello che vivevamo in Albania, quando ha potuto è emigrato in Italia e Grecia (dove ha vissuto delle situazioni di inferno). Ha assorbito e sopportato tutto ciò per la sua famiglia. Non basteranno queste parole a rendergli onore perché chi lo ha conosciuto sa il valore che aveva nostro padre. Un uomo intelligente, rispettoso e soprattutto “di parola”. La sua mancanza non verrà mai colmata, è troppo grande. Come famiglia stiamo soffrendo molto la sua mancanza ed è difficile rassegnarsi. Una sofferenza che ci porteremo dentro di noi a vita.
Si merita giustizia (e credo che la vorrebbe anche lui) perché gli è stata tolta la possibilità di godersi un po’ di serenità che stava vivendo ultimamente, soprattutto con la nascita della sua nipotina che ha lasciato quando aveva soli 3 mesi. Questa serenità lo si notava nei suoi occhi.
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