Centrale a biomasse, Galliani: «Il progetto è incompatibile con il paesaggio circostante»

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L’ex consigliera di maggioranza mette in evidenza in una lunga comunicaziomne l’incompatibilità paesaggistica e culturale della centrale a biomasse che Sorgenia vorrebbe realizzare in Strada Comunale Monte Serino
La consigliera indipendente Mariangela Galliani mette in evidenza l’incompatibilità paesaggistica e culturale della centrale a biomasse che Sorgenia vorrebbe realizzare in Strada Comunale Monte Serino, sull’asse di Via Mariotto. L’area identificata da Sorgenia e dall’amministrazione comunale per ospitare la struttura si trova infatti a poche centinaia di metri da una zona rurale inquadrata come “destinazione agricola E2 – di interesse archeologico”, nota l’ex consigliera di maggioranza, e non potrebbe pertanto ospitare un impianto di proporzioni pari a quelle delineate nel progetto. In queste contrade ricadono siti di pregio architettonico come dimore, casini e ville rustiche adibiti storicamente a luoghi di villeggiatura dalle famiglie terlizzesi tra il diciottesimo e il ventesimo secolo.
“La tutela e la valorizzazione di questo patrimonio diffuso che, faticosamente, sopravvive al decadimento e che rappresenta un tesoro di memorie, costituisce un obbligo morale oltre che normativo, sicché le esigenze di conservazione e di recupero non possano che imporre il rigetto di ogni intervento invasivo e incompatibile che, alterando il contesto rurale, li condanni definitivamente alla scomparsa”, osserva Galliani in una lunga comunicazione inviata a una nutrita lista di rappresentanti istituzionali e stakeholders territoriali, tra cui vari dipartimenti della Regione Puglia e l’Asl.
La determinazione di proteggere il territorio da ogni tipologia di contaminazione, prosegue la consigliera, è stata espressa peraltro dal Piano Regolatore Generale Vigente, che individua trentaquattro siti di interesse storico e cinquantasette siti di interesse culturale, ambientale e storico. “Ben nove delle tredici residenze storiche extraurbane segnalate sorgono nella parte dell’agro comunale interessata” e in prossimità “fisica e di relazione” dell’antico insediamento religioso di Cesano con il ‘monumento’ via Appia-Traiana e con le aree di contesto”. La necessità di difendere questo complesso e ricco paesaggio – continua Galliani – è stata recepita anche dal Piano Comunale dei Tratturi, che è stato a sua volta integrato dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale. Proprio in questo documento, peraltro, “nel delineare le Linee guida sulla progettazione e localizzazione di impianti di energia rinnovabile, al paragrafo B3.1.3 evidenzia che le criticità rispetto allo sfruttamento delle biomasse per la produzione di energia e calore sono determinate, tra l’altro, in principale modo dal ‘consumo di suolo in territorio agricolo per la costruzione di nuove centrali. Queste occupano a volte superfici rilevanti. Circa 30000 mq a causa della necessità di stoccaggio materiali’.
“Le Linee Guida – continua la consigliera – per di più evidenziano il rischio di attivazione di cicli poco virtuosi che non valorizzano la risorsa locale ma utilizzano biomasse provenienti da altri contesti geografici, accanto a quello di forti trasformazioni dei caratteri del paesaggio agrario in caso di sostituzione delle colture originarie a favore di coltivazioni energetiche. E’ fin troppo evidente infatti che i soli scarti provenienti dal settore olivicolo, in relazione al periodo di produttività colturale, siano del tutto insufficienti a garantire il pieno esercizio dell’impianto in oggetto”.
Per di più, considera Galliani, “per agevolare la gestione delle fasi di trasporto, raccolta e stoccaggio della materia prima, il bacino di utenza coperto da ogni centrale dovrebbe avere un’estensione limitata (circa 20 km)” o sorgere al limite in prossimità di aree industriali pianificate, condizione che offrirebbe “diversi vantaggi, incluso quello della vicinanza alla rete ad alta tensione che permette la cessione immediata dell’energia in surplus prodotta dalla centrale e non utilizzata dalle attività presenti nella stessa zona produttiva. Per tali ragioni gli interventi relativi alla produzione di biogas non sono considerati ammissibili”, asserisce l’ex consigliera di maggioranza.
In ultima analisi, osserva ancora Galliani, “il progetto in esame sottoposto al procedimento di autorizzazione unica in riferimento si sviluppa su una estensione di terreno di circa 46.000 metri quadrati! 16000 in più rispetto a quelli considerati come limite critico dalle line guida del piano paesaggistico regionale. 46.000 metri quadrati all’interno di una zona agricola completamente priva di infrastrutturazioni, distantissima dalla grande piattaforma industriale più vicina e distante dalla zona industriale comunale e particolarmente vulnerabile per interesse archeologico diretto (sancito dalla disciplina generale vigente), per le relazioni con il tratturello della via Appia-Traiana e dei beni di contesto e per la presenza di un patrimonio rurale diffuso che ha meritato il riconoscimento alla tutela e alla salvaguardia della sua Comunità”.
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