Davide, un manifesto sul luogo del rogo: «Vogliamo giustizia, era un lavoratore e un sognatore»

La Redazione
Davide

Ieri sul luogo del rogo del camper è stato affisso un cartello anonimo che chiede giustizia per il nostro concittadino morto sabato: “Questa è solo l’ennesima storia triste di lavoratori stagionali che muoiono ingiustamente”

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La morte di Davide Biscotti, il 35enne terlizzese rimasto vittima assieme al suo cane di un rogo sviluppatosi all’interno del suo camper nella località francese di Saint Pierre d’Albigny, ha commosso tutta la città, che in queste ore si sta stringendo con discrezione attorno alla famiglia.  

Il giovane era partito a ottobre con il suo automezzo in compagnia del suo cane Nemesi e in queste settimane stava lavorando – a quanto si apprende – come lavoratore agricolo stagionale, utilizzando il suo camper come casa viaggiante e cercando ogni giorno nelle vicinanze un posto dove pernottare.

Nell’ultimo periodo aveva acquistato una stufa a petrolio per riscaldarsi, dal momento che in questo periodo dell’anno le temperature in Savoia scendono – soprattutto di notte – fino a 10 gradi sotto lo zero. Nella notte tra venerdì e sabato, purtroppo, improvvisamente il camper è andato a fuoco, distruggendo le vite di Davide e del suo fido cane. Vano è stato l’intervento dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine, che hanno potuto soltanto constatare il decesso.   

La notizia ha scosso anche la comunità transalpina, dove nella giornata di ieri in prossimità del luogo dov’è andato a fuoco il camper, recintato dalle forze dell’ordine, è stato affisso un cartello – anonimo ma redatto da qualcuno che conosceva Davide evidentemente di persona – che chiede giustizia per il nostro concittadino. Il testo, che poi ha preso a circolare sui social in forma estesa e tradotta in italiano, inglese, spagnolo, è una sorta di ricostruzione degli ultimi giorni, delle ultime ore dello sfortunato ragazzo, chiamato affettuosamente con il nome d’arte – Davide “Felpone” – con cui si era fatto conoscere nell’ambiente musicale, tanto da aprire alcuni anni fa a Bologna un concerto di Caparezza. 

“Davide era uno stagionale agricolo, uno dei tanti ragazzi italiani che sognava uno stile di vita diverso, libero, ma sopratutto migliore di quello che l’Italia gli aveva offerto fino a ieri. Sognava di imparare il francese, e lavorare in un ristorante come responsabile di sala. Aveva un sogno, aveva progetti, aveva ambizioni. Davide, lavorava per una pepinier [vivaio, serra, n.d.r.] nelle vicinanze di Saint Pierre D’Albigny. Viveva nel suo camper insieme alla sua cagnolina Nemesi”, si legge nel manifesto. “Ogni giorno dopo lavoro, Davide, doveva trovare dove parcheggiare il suo camper per riposarsi, scaldarsi e scampare dalle rigide temperature che ci sono adesso in savoia, ma sopratutto, rilassarsi per poi svegliarsi ed andare a lavoro in pepinier il giorno seguente. Ogni sera, nonostante le rigide temperature (-6, -10 gradi) doveva trovarsi una maniera autonoma per riscaldarsi in quanto, il patron della pepinier per la quale lavorava, non gli ha mai passato energia elettrica ed acqua corrente. Davide, ha chiesto svariate volte al suo datore di lavoro se potesse parcheggiare nel parcheggio di fianco al luogo dove lavorava, ottenendo sempre risposte negative. Si è dovuto rimboccare le mani e cercare una maniera per scaldare il suo camper e non morire di freddo. Aveva acquistato una stufa a petrolio, che non avendo bisogno della corrente elettrica, gli permetteva di scaldare l’abitacolo autonomamente, attraverso la combustione del petrolio. All’alba di sabato 15 gennaio 2022, una notizia è risuonata in paese. Un camper immatricolato italiano aveva preso fuoco, portandosi via con il suo calore Davide e Nemesi”.

“Purtroppo – recita il cartello – questa è solo l’ennesima storia triste di ragazzi saissonier che muoiono ingiustamente per combattere il freddo, in quanto i datori di lavoro non forniscono ad essi il minimo indispensabile previsto dalla legge, per permettere a questi ragazzi di poter vivere una vita dignitosa e lavorare in condizioni umane. Quello che chiediamo è giustizia per Davide, la sua morte non deve rimanere silenziosa, deve scuotere le coscienze e il senso umano delle persone. Davide purtroppo non potrà tornare tra noi, ma finché avremo fiato vorremo rendergli giustizia. Non è giusto che ancora oggi muoiano persone per mancanza di umanità sul posto di lavoro, così come non è giusto che qualsiasi persona che scappa dalla sua terra per motivazioni lavorative, si ritrovi in un paese estero senza ricevere la minima assistenza e il minimo aiuto dai datori di lavoro. Quante altre persone devono ancora morire prima di far si che questo concetto rimanga ben impresso nella testa dei datori di lavoro? Dove sono le istituzioni che aiutano i saissonier in questo momento? Basterebbe fare veramente poco per evitare che queste tragedie accadano”.

“Quello che chiediamo – conclude il manifesto – è giustizia per Davide, giustizia per le condizioni lavorative saissonier alle quali dobbiamo sottostare e giustizia per la sua morte, inoltre vorremo appendere una targa commemorativa nella piazza dove è avvenuta la tragedia, in modo e maniera che piu’ coscienze siano risvegliate, e che la morte del nostro compagno Davide non venga dimenticata”.

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