“Avere la capacità di reinventarsi”: Mario De Chirico presenta il suo primo romanzo a Terlizzi

Un romanzo coinvolgente, in cui la solitudine offe un isolamento forzato dal mondo e una burrascosa convivenza con se stessi

1 commenta

Nella serata di ieri, alle ore 19.00 presso la Pinacoteca “Michele De Napoli”, meraviglioso contenitore di eventi culturali, Mario De Chirico, classe 1996, ha presentato il suo primo romanzo intitolato “La prigione”, alla presenza di Emma Ceglie, moderatrice dell’incontro e dell’Assessora alla Cultura Ornella Rutigliani.

Un ragazzo giovanissimo, musicista, con una storia che potrebbe apparire comune, ma che porta con sè una consapevolezza e una sincerità di emozioni sbalorditiva: Mario, da sempre avezzo alla scrittura privata e personale in ogni sua forma, ha donato la sua contagiosa energia creativa e il suo talento innato attraverso un’opera in cui ognuno di noi, senza vergogna, può rispecchiarsi e perchè no, anche riscoprirsi.

Mediante questo romanzo autobiografico, il talento pugliese parla dell’atteso incontro con una vecchia amante, perduta dopo un’imprevedibile e dolorosa separazione e che costringe il protagonista ad un’intima confessione sulla propria vita, trovando il coraggio di riguardarsi allo specchio, fino a perdersi nell’indefinito che egli vive dentro e fuori di sè. Un monologo fittissimo, coinvolgente, che si presta a diverse interpretazioni e che affronta un tema più che mai attuale: la disillusione a cui la gioventù è spesso costretta al termine di lunghi percorsi di studio, quell’eterno “e poi?” ,così definito dall’autore, che con il passare del tempo diventa un interrogativo doloroso, ma che può anche condurre, come dimostra Mario, ad un’attenta e del tutto personale visione della realtà.

Ecco che, nero su bianco, il flusso di pensieri scorre, su una pagina bianca che ormai non spaventa più, ma che incuriosisce, come fosse la prima volta, come fosse la cosa più naturale del mondo: mettersi a nudo, scrutarsi, perdonarsi e accettare di poter fallire, semplicemente perchè vivi.

Anche la scelta della copertina del romanzo non è effatto casuale: «una porta con le sbarre» sostiene Mario, non una vera e propria gabbia e uno sfondo bianco per non dare la possibilità al lettore e a se stesso di indovinare la prospettiva. «Sono dentro o fuori? Non lo so. Mi sono confuso anch’io, forse è proprio questo il bello» continua l’autore.

Un’oscillazione continua tra il reale e l’ideale, in cui ricongiungersi profondamente con se stessi e darsi infinite possibilità di cadere e di rialzarsi, mettendo fine a quell’incessante corsa contro il tempo che, inevitabilmente, schiaccia, soffoca, impone. Tracciare nuovi confini di se stessi, meravigliarsi per le piccole cose quotidiane: è come sedersi ad un tavolo con il proprio io; prima o poi bisogna farci i conti.

“Siamo abituati a definire la parola libertà e non ci rendiamo conto di cosa sia davvero. Ma cos’è realmente? La libertà è la chiave, il fulmine a ciel sereno che, in maniera assolutamente irruenta e imprevedibile, fa la sua comparsa dentro di me. Perchè non c’è vittoria più grande di quella di imporre il proprio potere su stessi, districarsi tra le proprie insicurezze, affontarle con fierezza, passando anche attraverso la paura e prendersi cura del bambino che è in ognuno di noi” commenta Mario, con gli occhi del perfetto sognatore che ha un desiderio fra tutti: vivere la vita come fosse un sogno, non abbandonarsi al decadimento interiore che, inesorabilmente, ci attanaglia e ci imprigiona.

Mario le sue sbarre le ha eliminate, ma soprattutto le ha riconosciute: ha cambiato prospettiva, ha avuto la capacità di reinventarsi e adesso vola.

 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!