Rita, Drita e Romina: tre donne straordinarie e le loro testimonianze

Racconti audaci, sintomo di profonda consapevolezza e volontà di riscatto

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Un Consiglio Comunale monotematico davvero importante quello che si è svolto ieri sera, a partire dalle ore 17.00, in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle Donne. Un’occasione di crescita, confronto e sensibilizzazione a favore delle pari opportunità, promuovendo l’integrazione e il rispetto di tutti, soprattutto delle donne di origine straniera o donne vittime del terrorismo di Stato che hanno combattuto per la libertà e democrazia per i lori diritti.

Racconti audaci, sintomo di profonda consapevolezza e volontà di riscatto, a dispetto di una società che, in maniera subdola, continua a negare i diritti alle donne.

Nessun gesto eclatante: solo la forza di tre donne, che rappresentano l’audacia di tutte, mentre raccontano, in maniera trasparente, la disperazione e la consapevolezza di chi ce l’ha fatta e continua a battersi per il proprio riconoscimento a livello sociale.

Non un giorno celebrativo, dunque, in cui si osanna la bellezza femminile, ma una riflessione che accende i riflettori su una problematica importante e che promuove iniziative di informazione sui diritti negati nei confronti delle donne, delle ragazze e delle bambine in Afghanistan e Iran. Il tentativo è proprio quello di abbattere congetture e preconcetti da troppo tempo sedimentati nella società, dando voce a chi, forse, non ne ha mai avuta.

Una parte della testimonianza in inglese di Rita, rifugiata palestinese, residente nel Comune di Terlizzi, tradotta da Angela Fiore:

«Il mio saluto particolare va alle donne palestinesi che vivono in maniera sofferente all’interno dei campi dei rifugiati palestinesi in Libano, costrette a sopportare violenze, persecuzioni e discriminazioni razziali. Tutte le donne arabe patiscono delle ingiustizie radicate nelle leggi e nelle istituzioni, che creano forte disparità tra donne e uomini, multidimensionale, azzerando il progresso sociale. Le criticità di queste leggi e il modo in cui vengono applicate non permette di avere quell’uguaglianza che dovrebbe esserci negli aspetti cruciali della vita delle persone. Per quanto riguarda il Libano, vi chiedo di sostenere le Associazioni che difendono i diritti umani, al fine di proteggere le donne. Aiutateci, infine, a far diventare il movimento di liberazione femminile globale.»

Una parte della testimonianza di Drita, di origine albanese, residente nel Comune di Terlizzi da quattro anni:

«La decisione di emigrare con la mia famiglia in Italia non è stata di certo facile. Avrei voluto vivere nel mio paese, contribuire al suo sostentamento, non lo nego. Credo, però, che prima di essere cittadini di un paese, siamo cittadini del mondo. La preoccupazione più grande per me sono sempre stati i miei bambini: saranno in grado di interagire con gli altri, di affrontare situazioni di razzismo o di bullismo? Ho ricevuto un’accoglienza importante, soprattutto emotiva, qui a Terlizzi. Ho vissuto sofferenze che solo una madre, in quanto insostituibile, è in grado di sentire sulla sua pelle. Il lavoro resta una delle problematiche maggiori: ho trovato un’occupazione che mi permette di assicurare ai miei figli una prospettiva futura, sebbene non corrisponda al mio titolo di studio. Ogni giorno, all’interno di questa società, tento di essere la versione migliore di me stessa e la mia storia è semplicemente la storia di tutte quelle donne che, con forza e tenacia, si rimboccano le maniche, abbattendo discriminazioni e pregiudizi.»

Una parte della testimonianza di Romina, iraniana, a seguito della proiezione di un breve video:

«Una donna nell’Iran, prima di essere indipendente dal punto di vista sociale, deve essere necessariamente una madre, moglie e figlia. Il Governo utilizza forza e violenza contro le donne iraniane che vengono imprigionate e molestate sessualmente per impedire loro di partecipare agli incontri politici. Il Movimento Donna Libertà continua la sua battaglia e il suo percorso per costituire una società laica e liberare l’Iran da un Governo religioso oppressivo.»

 

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