
Il Dott. Brizzi
La lettera della Prof.ssa Tiziana Drago per il Dottor Brizzi: “Un uomo medico per dono”
“Medico di base straordinario, capace di alternare e fondere insieme conoscenze scientifiche solidissime e generosa umanità”
Il dottor Antonio Brizzi, medico di famiglia, a breve andrà in pensione. Dopo decenni al servizio dei pazienti, impegnato nella loro cura, il medico terlizzese si ritira a vita privata. Tante le attestazioni di stima nei suoi confronti, una fra tutte quella della Prof.ssa universitaria Tiziana Drago. «Una testimonianza per il nostro carissimo ed eccezionale medico Dott. Antonio Brizzi, prossimo al pensionamento. Un medico di base straordinario» sostiene.
«Accade talvolta che una persona incarni il volto di una comunità, ne restituisca gli ingegni più vivi e la storia. Accade, in quel caso, che una persona divenga il riferimento a una integrità collettiva ormai quasi perduta, ma forse ancora possibile.
Antonio Brizzi ha vissuto sino in fondo questa condizione. Medico di base straordinario, capace di alternare e fondere insieme conoscenze scientifiche solidissime e generosa umanità, senza chiudersi in una specializzazione, ha unito fra loro campi diversi e lontani della scienza medica, attraversandoli con eguale tensione e competenza. Brizzi è stato (è) un medico ‘complessivo’, in un’epoca in cui i medici stanno scomparendo e al loro posto si diffondono gli esperti, specialisti di una disciplina e in essa reclusi, tecnici di un sapere ormai parcellizzato e di un ruolo ormai subalterno alle logiche del profitto. Per Brizzi la medicina non è mai stata un lavoro come un altro, ma la più alta forma di impegno e di funzione sociale e civile. Ereditata dalla nobile figura del padre Salvatore, maestro di notevolissima tempra, la vocazione all’impegno e alla mediazione tra realtà differenti, Brizzi ha curato con una dedizione senza condizione tutti quelli che sono entrati in contatto con lui. Con una fedeltà senza rimorsi a quello che aveva scelto di amare. E la sua presenza è sempre stata rassicurante e gentile, di una gentilezza che si misura nell’attenzione prestata alle vite di tutti i suoi pazienti, in particolar modo di quelli più fragili e più soli.
Nei mesi bui della buriana pandemica, sottoponendosi volontariamente a un impegno estenuante, Brizzi ha segnato una distanza incolmabile da quanti avevano inteso il loro ruolo in senso meramente burocratico: un uomo medico per dono, e non per volontà come tanti, ci ha parlato in quei giorni; la generosità con cui è stato vicino, con un dispendio incalcolabile di tempo e di energie, a quanti hanno avuto bisogno del suo sostegno ha segnato di una scia di luce l’estrema fase del suo incarico. Varcata la linea d’ombra del pensionamento, il rimpianto di non poter più essere suoi pazienti è pari alla gratitudine, per chi lo ha conosciuto; ma credo sarà uguale per chi ne ha anche soltanto sentito parlare.»
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