
Pasquale Vitagliano e Nichi Vendola
“Apprendistato alla salvezza”: quando la parola poetica non cura, ma crea bellezza
L’ultimo successo di Pasquale Vitagliano
Nella serata di ieri, 23 marzo, alle ore 19.00 all’interno della splendida cornice della Pinacoteca Michele de Napoli, si è svolta la presentazione dell’ultimo successo letterario di Pasquale Vitagliano, dal titolo “Apprendistato alla salvezza”: una scrittura poetica in grado di resistere ai formalismi di ogni mito della realtà.
Il poeta, saggista e critico letterario terlizzese ha infatti dialogato con il giornalista e scrittore Nichi Vendola: un evento, a cura dell’associazione culturale “Un Panda sulla Luna”, con il patrocinio del Comune di Terlizzi, che ha coinvolto gran parte della comunità cittadina.
Apprendistato, dunque, come qualcosa di possibile. Anche il resto, alla salvezza, sembra trascinarne il valore verso lo sconosciuto, verso qualcosa di cui non sappiamo, non noi almeno, che restiamo e alla fine possiamo prevedere molto, ma non se l’apprendistato ha funzionato, se ha portato all’ottenimento della salvezza. Quella di Pasquale Vitagliano è una parola che si riconosce in ritardo, che sa di sopraggiungere quando ormai tutto è stato detto e non rimane più nulla di edificante cui aderire. Una parola che sa di non illuminare più, sa di non poter più essere di conforto a chi necessiti cure: la sua poesia sa di potere ormai solo collocarsi all’uscio, nella frontiera fra un buio rassicurante e una luce minacciosa perché, questa sì, capace di dischiudere la realtà in tutta la propria verità.
Un’opera che l’autore stesso definisce “immatura”, in cui si sperimenta l’apprendimento lungo l’intera vita e mai concluso. E in questo estenuante dialogo con ciò che c’è di imprevedibile nel nostro vivere, permettere alla luce che salva di esplicitarsi. E, in fin dei conti, da dove piò giungere per l’uomo la salvezza, se non da una parola carica di potenza inespressa?
«La parola non cura, ma crea. Non è, infatti, un riparo dalla realtà…piuttosto una produzione della stessa. Una dichiarazione importante, significativa, che mi ha colpito molto. Pasquale ha un rapporto con la poesia che per me costituisce una consolazione: la bellezza continua a comunicare qualcosa, ad ispirare, a camminare sui nostri passi» sostiene Nichi Vendola.
“E la mia patria è dove l’erba trema”: lo sforzo di un linguaggio poetico capace di ricondurre i segni e i simboli in un sistema essenziale.
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