Disabili al centro diurno, a casa arriva la fattura: «Domanda ammessa ma non finanziabile»

Il caso di due cittadini terlizzesi che dovranno pagare le attività. «Il Comune non ci ha risposto»

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Quanto capitato a due cittadini terlizzesi con disabilità, le cui domande di ammissione ai “Buoni servizio per l’accessibilità ai servizi a ciclo diurno” erano state accettate ma non finanziate, non è un caso isolato ma è la diretta conseguenza di una asincronia di intervento tra istituzioni che finisce per danneggiare il cittadino.

I due cittadini terlizzesi, infatti, a ottobre del 2022 hanno iniziato a frequentare il Centro Diurno Socio Educativo “Solidarietà” con sede a Corato, certi di poter contare sui buoni regionali. La loro domanda, però, pur essendo stata ammessa non è risultata finanziabile. Quindi il Comune di Corato – capofila dell’ambito che comprende i Comuni di Corato, Ruvo di Puglia e Terlizzi, ha posto a carico della famiglia il costo della quota giornaliera pari a 26,32 euro sino a febbraio 2023, periodo in cui a casa delle persone disabili è arrivata la fattura per il servizio erogato.

«Tale situazione rischia di compromettere la fruizione di un servizio pubblico per noi essenziale, stante la mancanza sul nostro territorio cittadino di altri servizi assistenziali equivalenti o assimilabili. Ci troviamo di fronte al paradosso di enti pubblici che, piuttosto che sostenere i cittadini diversamente abili, emettono fattura a loro carico» stigmatizza la tutrice di una delle persone disabili che hanno usufruito del servizio.

La tutrice ha scritto al sindaco De Chirico sollecitando un intervento del Comune. Un intervento che però non è arrivato.

«Abbiamo scritto al Sindaco Michelangelo De Chirico il 14 febbraio scorso. Ci siamo rivolti a lui non solo perché è il nostro primo cittadino, soprattutto perché stiamo parlando di un centro che è concessionario di un servizio pubblico comunale, quindi è parte integrante delle politiche sociali del Comune di Terlizzi. Del resto, lo sappiamo tutti: uno dei compiti più importanti per una pubblica amministrazione è essere al fianco dei suoi cittadini più deboli, offrire loro infrastrutture e servizi assistenziali» raccontano i tutori dei ragazzi disabili.

«Non possiamo contare su nulla e su nessuno. Ci sarebbe piaciuto se il Sindaco avesse incontrato i nostri ragazzi, se avesse ascoltato personalmente la nostra storia e, se possibile, ci avesse proposto una soluzione sostenibile a favore di due cittadini diversamente abili. Ad oggi, però, sono passati due mesi e nessuno ci ha degnato di una risposta. Non diciamo il Sindaco, ma nemmeno un assessore, un dirigente, un impiegato, uno del suo staff. Nessuno. Il nostro grido di aiuto è rimasto su un foglietto archiviato in qualche cassetto chissà dove» aggiungono in una lettera aperta inviata alla nostra redazione.

«Amiamo i nostri ragazzi più di ogni cosa. Ogni santo giorno facciamo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per assicurare loro una vita dignitosa, ma ci rendiamo anche conto che ai nostri ragazzi servirebbero cure, terapie e percorsi riabilitativi che soltanto figure professionali specifiche potrebbero assicurare. Facciamo del nostro meglio, ma non basta. Nè le nostre condizioni economiche ci permettono di sostenere una spesa di oltre 26 euro al giorno» continuano.

E concludono: «Ci sentiamo sole e ci accorgiamo, dopo due mesi, di non valere nemmeno due righe di risposta. Questa è la nostra storia, questa è una storia che appartiene a tutti voi»

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