Le istituzioni terlizzesi sui luoghi di don Pappagallo e del prof. Gesmundo

La visita istituzionale a Roma

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C’è un forte legame tra la città di Terlizzi e Roma. Un filo reso robusto da due figure che hanno segnato indelebilmente la storia di Terlizzi e dell’Italia intera: don Pietro Pappagallo e il professor Gioacchino Gesmundo. Due figure molto diverse tra loro, unite da un comune destino: la morte alle Fosse Ardeatine.

Un sacrificio di cui è ancora viva la memoria, continuamente coltivata, affinché il loro messaggio, la loro storia non si perda nell’oblio. È questo il senso della visita istituzionale a Roma del sindaco De Chirico, sui luoghi in cui don Pappagallo e il professor Gesmundo vissero e lottarono.

La visita istituzionale ha fatto tappa al Liceo Scientifico “Cavour”. Qui il professor Davide Conti, storico, saggista e consulente dell’Archivio storico del Senato, ha relazionato sul tema: “Occupazione nazifascista e Resistenza nella Roma del 1943-44”. Poi il passaggio in via Licia, casa del professor Gesmundo, dove è stata depositata una corona.

Poi ancora la visita al Museo storico della Liberazione, in via Tasso, e ancora in piazza dell’Esquilino, fino al passaggio in via Urbania, dove visse don Pietro Pappagallo.

«La memoria per non ripetere gli errori del passato e intrecciarsi costantemente con il futuro. Il Liceo Scientifico “Cavour” dove ha insegnato Gioacchino Gesmundo e Via Licia dove lui ha vissuto, Via Urbana dove abitava Don Pietro Pappagallo e Via Tasso il carcere dove furono rinchiusi: rappresentano per noi i luoghi della memoria e della resistenza, luoghi che ci parlano di coraggio, di dedizione alla causa della libertà e di un impegno profondo per la giustizia. Una straordinaria storia che racconta di uomini che non si sono inginocchiati davanti al pericolo, alla morte certa. Due persone, un sacerdote e un comunista, che si sono ritrovati a combattere, su base volontaria, contro i nazifascisti» scrive il sindaco De Chirico.

«Ringrazio il Comune di Roma Capitale, le sezioni territoriali ANPI, le docenti, le rappresentanti dei genitori, i ragazzi e le ragazze che insieme a me hanno condiviso questa meravigliosa pagina di vita cittadina. I nostri giovani sono il sangue nuovo che scorre nelle arterie della nostra Repubblica ed è giusto che siano consapevoli di ciò che è successo e di chi è morto per assicurarci i valori della libertà e della democrazia» conclude.
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