Maria SS. di Sovereto e il suo miracolo di fede: la storia di Pietro Guastamacchia

La scoperta della malattia, la disperazione, la speranza. La mano della Vergine di Sovereto e il suo sguardo protettivo

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Maria SS. di Sovereto

«Era il 29 Settembre quando scoprii di avere un grave problema al rene destro. Non funzionava più, era necessario asportarlo. Fu un verdetto doloroso, inequivocabile. Mi crollò il mondo addosso».

L’inizio di tutto. Un percorso tortuoso, difficile, in cui Pietro Guastamacchia, 48enne terlizzese, non si è mai sentito solo, certo dell’affetto delle sue figlie, della sua famiglia e di Maria SS. di Sovereto, quella Madre che, con sguardo premuroso e attento verso i suoi figli, non gli ha mai lasciato la mano.

Quella notizia aveva generato in Pietro una disperazione mai provata prima, che lo portò a recarsi presso la Concattedrale di Terlizzi per ritagliarsi un intimo momento con la Vergine. «Piansi per circa mezz’ora. Quelle erano lacrime diverse: sapevo che la Madonna stesse ascoltando le mie preghiere» racconta.

Il giorno dopo, una chiamata improvvisa riaccende le sue speranze: la protagonista era sempre la Vergine di Sovereto, patrona di Terlizzi. Il Presidente del Comitato Feste Patronali 2024 Michelangelo Matacchione gli chiederà di far parte della sua squadra. Un sì immediato, una luce che irradia di bellezza quel suo nuovo percorso di vita che, per quanto complesso, stava già scrivendo pagine piene di vita.

Dopo qualche giorno però, inizia il calvario: Pietro viene messo in lista d’attesa per l’intervento, ma un’infezione al rene che poteva condurlo alla morte iniziò a manifestarsi con febbre e dolori lancinanti. Furono settimane di grande sofferenza, fino a non reggersi neppure in piedi.

«Il 19 marzo, avendo febbre a 40 già da diversi giorni, mi recai al pronto soccorso dell’ospedale di Andria dove fui subito ricoverato a causa di un ascesso renale e perché in sospetto di grave setticemia che probabilmente mi avrebbe portato alla morte. Il 26 marzo, dopo lo scampato pericolo di setticemia e dopo una pesante terapia antibiotica che mi portò via la febbre, si presentò in camera il professor Cormio, il quale mi annunciò che dovevo andare subito in sala operatoria e che la mia situazione era gravissima, in quanto il rene era attaccato alla vena cava: si doveva necessariamente rischiare per salvarmi la vita» continua Pietro.

9.35: l’entrata in sala operatoria. Ed è qui che subentra Maria SS. di Sovereto: «Mi apparve all’improvviso, avvolta dentro una bellissima luce. Non mi parlò e scomparve, ma subito dopo sentii sul mio petto una mano dolce, di donna, caldissima, avvolgente. Dopo pochi secondi mi svegliai e sentii pronunciare il mio nome: era un infermiere che mi stava avvisando che era tutto terminato, che finalmente ero fuori pericolo. Davanti a me un orologio segnava le ore 15:30. Il 26 marzo 2024 è avvenuto un miracolo di fede e di speranza ed io sono qui, in questo momento, per raccontarvelo».

Una storia a lieto fine, in cui la fragilità diventa stimolo e punto di forza. La fede, strumento imprescindibile, in grado di indicare il cammino e di sostenere durante le tempeste della vita.

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Commenti

  • Maro (utente non verificato)

    Per noi terlizzesi la Madonna di Sovereto è tutto. Grazie per aver testimoniato questo miracolo di coLei che è la nostra Patrona e Protettrice del paese. Ave Maria Santissima di Sovereto prega per noi.