Progetto Pinqua: dagli atti emerge l’abbattimento di quasi 100 alberi

La nota di Legambiente Terlizzi

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Solo pochi giorni fa, Legambiente Terlizzi esponeva le sue perplessità e il suo malcontento circa l’abbattimento di alberi in viale Roma: una vicenda che ha suscitato non poche polemiche da parte di realtà ambientaliste e movimenti politici, smuovendo le coscienze collettive.

«Una mattanza ingiustificata di alberi innocenti» scriveva Legambiente, sostenendo che presto avrebbero avuto accesso agli atti per conoscere interamente le intenzioni e le future proposte del Progetto Pinqua, assicurandosi che nessun altro albero venisse brutalmente abbattuto.

Ma dalle prime analisi effettuate, pare che si tratti di una vera e propria «strage di alberi e un danno ambientale e paesaggistico irreversibile». Qui di seguito il comunicato stampa da parte dell’Associazione:

«Abbiamo iniziato ad esaminare gli atti ed il progetto PINQuA che abbiamo ricevuto ieri dal Comune a seguito della nostra istanza di accesso agli atti e ciò che emerge dal progetto, i cui lavori sono in corso in diverse aree della città, è una mattanza di quasi 100 tra alberi, arbusti, macchie e siepi. Insomma siamo di fronte ad una vera e propria strage: come se venisse privato l’ossigeno a 10 cittadini. Davvero innumerevoli le criticità emerse dall’esame del progetto approvato ed appaltato dalla attuale amministrazione.

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Ciò che ha davvero dell’incredibile è che a decretare la morte di questi poveri 100 alberi non è un agronomo, un dottore forestale, un perito agrario o un perito agrotecnico, come la legge (D.M. 10 marzo 2020) ed il Regolamento del verde all’art. 24 prevedono espressamente, ma un team di architetti ed ingegneri che non hanno alcuna competenza in materia agronomica; manca infatti una relazione agronomica, ma vi è una superficiale e confusionaria Relazione sul patrimonio vegetazionale in cui, senza alcuna valutazione fitostatica, nessun esame specifico, nessuna ricostruzione storica del patrimonio arboreo ed arbustivo presente, ma con estrema leggerezza, viene decretato l’abbattimento di quasi 100 alberi per non meglio definiti “difetti morfologici e strutturali” o, per una quindicina di alberi, per incomprensibili “esigenze progettuali”.

Il Regolamento del verde, che l’assessore ai LL.PP. ed il consigliere di maggioranza (quello dell’isteria collettiva) si sono affannati a giurare sia stato rispettato alla lettera, prevede che l’abbattimento possa avvenire solo se ne viene comprovata la stretta necessità da un esperto in materia agraria, secondo le indicazioni delle Linee Guida ministeriali per la gestione del verde urbano. Ed ancora, manca completamente la prevista ed imprescindibile autorizzazione del Servizio Verde Pubblico del Comune di Terlizzi, anch’essa prevista dal Regolamento.

Scorrendo la relazione, poi, si scoprono anche alcuni abbattimenti “sotto mentite spoglie”, come 8 alberi che in tabella sono indicati da potare e che invece si scopre, leggendo attentamente la relazione, verranno anch’essi abbattuti; o come una ventina di alberi che negli stralci grafici appaiono come “da valutare”».

Pare infatti, che a fronte dei circa 100 alberi che verranno abbattuti, ne verranno ripiantati solo 50.
Il Regolamento del verde imporrebbe, invece, un rapporto di sostituzione di almeno un nuovo albero per ciascun albero abbattuto.

«Le carenze progettuali ed esecutive non finiscono qui purtroppo – continua Legambiente –  L’art. 5 della direttiva n. 2009/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica, esecutiva in Italia con la legge n. 157/1992, vieta tagli, potature di alberi, arbusti e siepi nel periodo della nidificazione, che generalmente ricade nel periodo marzo – agosto. Sarebbe bastato che qualcuno avesse letto il Regolamento del verde per scorgere all’art. 25 che “La potatura non va effettuata nel periodo di riproduzione della fauna selvatica” o “in presenza di uova o nidiacei”. La potatura, figuriamoci l’abbattimento.
Nel progetto, difformemente da quanto previsto dal D.M. 10 marzo 2020, manca totalmente l’indicazione di “soluzioni adottate per la conservazione e la tutela della fauna selvatica”.

Insomma, il quadro che emerge è sconcertante, sotto il profilo della qualità progettuale dell’opera e della esecuzione dei lavori; sotto il profilo della conoscenza di leggi e regolamenti e dell’arroganza da parte di alcuni amministratori; sotto il profilo del buon senso di chi dovrebbe amministrare la cosa pubblica come un buon padre di famiglia.
“Le aree a verde costituiscono un patrimonio comune, un valore fondamentale da tutelare per preservare e migliorare la vivibilità presente e futura della città e del suo territorio”. Questi primi due righi del Regolamento del verde urbano suonano come un insulto a chi ci ha messo l’anima per far dotare finalmente il Comune di Terlizzi di questo Regolamento e per tutti quelli che immaginavano una svolta green e sostenibile nello sviluppo cittadino».

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