In manette funzionari pubblici infedeli, la vendita dell’area ex mattatoio nel mirino della Procura

L’immobile sarebbe stato aggiudicato ad un prezzo molto inferiore rispetto al suo valore

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L’area dell’ex mattatoio di Terlizzi

C’è anche la vendita dell’immobile dell’area ex mattatoio di Terlizzi tra gli episodi finiti nell’indagine della Procura di Trani che ha portato all’arresto, questa mattina di 9 persone (4 in carcere e 5 ai domiciliari), alla misura cautelare dell’obbligo di dimora per una persona, al divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per tre persone e ad un provvedimento di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio e di interdizione dalla funzione pubblica per sei mesi a carico di un’altra persone, tutti accusati di reati contro la pubblica amministrazione.

Due anni di indagini che hanno portato a documentare «l’esistenza di ripetuto meccanismi fraudolenti perpetrati da pubblici ufficiali con ruoli apicali dell’Ente Provincia Bat e dalle imprese fornitrici di beni e servizi nei confronti della pubblica amministrazione». L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza con il coordinamento della Procura di Trani, ha rivelato la presenza di «atti viziati da falsità materiale e ideologica» con l’effetto di una «turbata libertà degli incanti».

Partendo dagli affidamenti legati ai lavori relativi alla dismissione della discarica Cobema di Canosa di Puglia, le fiamme gialle hanno riscontrato una serie di episodi ritenuti illeciti a fronte dei quali i pubblici funzionari ricevevano delle dazioni in percentuale rispetto ai valori degli affidamenti.

Uno dei dirigenti coinvolti nell’inchiesta avrebbe ottenuto una ricompensa da 100mila euro per aver consentito ad un imprenditore di Andria di aggiudicarsi l’immobile dell’area ex mattatoio ad un prezzo inferiore rispetto al suo valore.

Il dirigente, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, «ha turbato la procedura d’asta». L’immobile in questione infatti, del valore stimato di 804mila euro, fu aggiudicato a 635mila euro. «L’imprenditore – spiegano gli inquirenti – quale prezzo della condotta illecita ha successivamente ricompensato il dirigente con 100mila euro simulando un preliminare di compravendita relativo ad un immobile intestato al coniuge di quest’ultimo».

Nell’inchiesta sono indagati 17 soggetti tra persone fisiche e enti. Oltre alle misure cautelari sono state disposte diverse tipologie di sequestro preventivo nei confronti di 13 indagati, residenti nelle province di Bat, Bari e Salerno e di una impresa esercente l’attività di studi di ingegneria di Barletta.

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