“Marìdə lə fiə’ur”, un racconto dedicato a tutte le donne che amano la vita sino alla morte

Olga Chiapperini

Il contributo di Olga Chiapperini, studiosa di storia locale a componente dello staff Cultura della Pro Loco Unpli Terlizzi

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” Marìdə lə fiə’ur” 

Maria era bella, adolescente ma l’orfana di una generazione di Ortolani. 

Vissuta a Terlizzi tra il 1.600 ed il 1.700 con i suoi 5.000 concittadini. 

Conduceva la ‘cocevola’ vendendo ortaggi, fiori e semenze. 

Poi le nostre terre furono invase da eserciti di soldati e fu guerra. 

Arrivata la pace, si ritrovòincinta. Attese in estrema solitudine l’arrivo del suo bambino. Nacque all’improvviso mentre innaffiava l’orto. 

La trovarono esausta accanto alla piscina col piccolo morto. 

L’accusaron di aver tenuta nascosta la gravidanza per potersi sbarazzare del figlio. Arrivarono le autoritàcon le loro incalzanti domande: 

” Chi èil padre ? ” 

“Sant Valəntə’in mə purscìu fiór 

e la primavér u prim’ammór ! 

( San Valentino mi offrìun fiore 

e la primavera il primo amore! ) 

” Rispondi, chi fu ? ” 

“Sə facìdə nègghiə 

e pòvənìu sól ! ” 

( Si fece di nebbia 

e poi venne il sole ! ) 

La avvisarono che l’ avrebbero sottoposta al ‘giudizio di Dio’ se non avesse fatto il nome di almeno un  testimone in sua difesa. 

Intorno a lei non vedeva che visi ostili. 

” U chiùgran fiór 

Ca tutt’ nə ‘ndór ” 

( Il più gran fiore

che ci veste d’oro ). 

” Chi ? ” 

” U sól ! ” 

La sottoposero all’esperimento. Consisteva nel legarla in vita con una fune ed immergerla in un pozzo pieno  d’acqua per tre volte. 

Ad ogni immersione le nubi coprivano il sole. 

Ogni volta che veniva sollevata, con i polmoni che le scoppiavano nel petto, il sole abbagliava tutti. Il regio giudice, confuso, le chiese: 

” Perché non confessi le tue colpe ? ” 

” No ! Agghiə canəsciùt ammór 

e pótanta dəlór ! ” 

(Ho conosciuto l’amore e poi tanto dolore) 

Conclusero che poteva essere complice del diavolo. 

Fu deciso che fosse privata dei beni e bandita dal paese. 

Fu legata ad una vecchia porta e fatta trascinare da un asino per le vie cittadine. 

Le lanciarono di tutto, sputi, ortaggi, ma soprattutto insulti. 

Poi abbandonata,ancora legata e morente nella “fossara”, la terra sconsacrata, fuori le mura, che ancora  chiamiamo “lə fùss”.  

Mani pietose, durante la notte, la slegarono e lentamente si allontanò. 

Si riprese vedendo la natura rigogliosa lungo lo ‘strad’Appiə’. Sorrise pensando a quando chiedeva: ” Cèsə mangə ióscə ? 

” Sə màngənə ambrìll ! ” 

( Che si mangia oggi ? 

Si mangiano le more ! ). 

Erano lì sotto i suoi occhi già belle mature. 

” Ma si ” pensò” che bella tavola imbandita ! ” 

Si fece coraggio, curòle ferite dell’animo e del corpo. 

Si rifugiava nelle grotte, soprattutto la grotta di San Procopio e si dedicòall’unico lavoro che conosceva.

Trasformò il suo ampio grembiule in tante tasche legate alla vita. In ognuna conservava le semenze, o i  petali dei fiori o i frutti o gli sterpi, a seconda della stagione. 

Le sue piante crescevano anche nei terreni più improduttivi. 

Arrivò la carestia e vide da lontano i suoi compaesani raccogliere quanto lei aveva seminato. Fu la sua rivincita e quella della generosa natura. 

Un brutto giorno fu sorpresa da una intensa ed inesorabile nevicata. 

Rimase disorientata e fu sepolta da un immenso lenzuolo bianco sotto un cielo di perla. Non la videro più. 

In primavera spuntarono tanti fiori variopinti: ciclamini selvatici, zafferani, margheritoni , ecc Era il miracolo sbocciato dalle tasche di “Marìdə lə fiə’ur”. 

Quel luogo di periferia, da allora, fu chiamato e si chiama ancora “Lago dei fiori”.

Olga Chiapperini  

( da un racconto della sua nonna Maria Cataldi ) 

“Marìdə lə fiə’ur ed il Sole”, personaggi principali del racconto popolare terlizzese, hanno sfilato, nel  martedi ̀grasso, durante il Corteo ‘Un Fior di Carnevale’ , fuori concorso, riscuotendo consenso da parte  del numeroso pubblico di grandi e piccini.

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