Ninni Chiapparino e la tesi in lingua dei segni: «L’insegnamento dei miei nonni sordi»

Il giovane dottore terlizzese ha impressionato la commissione con la sua speciale discussione

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Quando Ninni Chiapparino si è alzato per discutere la sua tesi all’Università di Genova, l’aula si è riempita di un silenzio diverso dal solito: attento, carico di significato. Non era solo un momento accademico, ma un gesto d’amore e di riconoscenza. Con le mani che si muovevano sicure nell’aria, il giovane dottore di Terlizzi ha portato la Lingua dei Segni Italiana (Lis) al centro della scena, rendendo omaggio ai suoi nonni sordi, che gli hanno insegnato il valore di una comunicazione che va oltre le parole.

Chiapparino ha conseguito la laurea magistrale in traduzione e interpretariato presso l’Università di Genova, ottenendo il punteggio di 109/110. Un risultato di grande prestigio, arricchito dai complimenti della commissione, che per un mero calcolo matematico non ha potuto attribuirgli il massimo del punteggio.

“Fin da piccolo ho comunicato in Lis con i miei nonni, entrambi sordi. In famiglia è sempre stato naturale usare la lingua dei segni. Per me non è mai stato un ostacolo, ma semplicemente un altro modo per esprimersi”, racconta Chiapparino.

La sua ricerca ha analizzato le differenze e le similitudini nel modo in cui persone sorde e udenti descrivono immagini, confrontando l’italiano con la Lis. “Ho coinvolto tre gruppi: sordi madrelingua Lis, udenti che conoscono la Lis per legami con la comunità sorda e udenti che non la conoscono. Ho chiesto loro di descrivere quattro immagini e ho studiato i loro schemi descrittivi”, spiega.

Se per lui la Lis è stata una risorsa familiare, riconosce che per molti resta ancora poco conosciuta. “Non l’ho mai vissuta come una barriera, ma vedo che per i miei nonni a volte lo è. Più che una difficoltà oggettiva, si tratta di una realtà poco conosciuta. Se ci si abitua a comunicare con la Lis, diventa naturale come qualsiasi altra lingua”. E aggiunge: “Molti pensano che per farsi capire da una persona sorda basti parlare più forte, mentre in realtà è più utile scandire bene le parole o usare qualche segno”.

La passione per la lingua dei segni lo accompagnerà anche dopo la laurea. “La Lis che conosco è quella imparata dai miei nonni molti anni fa, ma la Lis moderna è più strutturata e ricca di varianti. Ho seguito corsi dell’Istituto dei Sordi di Torino per approfondire e spesso mi diverto a mostrare ai miei nonni nuovi segni, come fossero parole che prima non conoscevano”.

Guardando all’estero, Chiapparino sottolinea come ogni paese abbia la propria lingua dei segni. “In Germania, ad esempio, sembra più presente nella vita quotidiana e nei servizi pubblici. In Italia qualcosa sta cambiando: ci sono corsi universitari per formare interpreti Lis e alcune scuole stanno sperimentando l’insegnamento della lingua dei segni ai bambini”.

Il suo messaggio è chiaro: “Avvicinarsi alla Lis è più semplice di quanto si pensi. Se si incontra una persona sorda, si può trovare un modo per comunicare, anche solo con piccoli gesti. Imparare qualche segno è un’opportunità per entrare in contatto con una realtà che merita di essere conosciuta”.

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