Terlizzesi alle urne: si vota per il Referendum. Le informazioni utili

Anche gli elettori di Terlizzi sono chiamati alle urne per esprimersi sui cinque quesiti referendari approvati a gennaio dalla Corte Costituzionale

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Anche gli elettori di Terlizzi sono chiamati alle urne per esprimersi sui cinque quesiti referendari approvati a gennaio dalla Corte Costituzionale. Quattro – proposti dalla Cgil – riguardano il tema del lavoro e, in particolare, l’abrogazione di alcune parti del Jobs Act. Un quesito, invece, è sul tema della cittadinanza, ed è stato proposto da +Europa.

Si tratta di referendum abrogativi, ovvero una consultazione in cui si chiede agli elettori se sono favorevoli a eliminare una legge o una parte di essa. All’interno di ognuna delle cinque schede, l’elettore troverà citata la legge o la parte di legge di cui si chiede l’abrogazione e subito sotto, due opzioni: Sì o No. Chi è favorevole ad eliminare la norma in questione potrà barrare la casella del “Sì”; chi la vuole mantenere così com’è, invece, potrà scegliere l’opzione “No”.

La validità del referendum abrogativo è vincolata al raggiungimento del quorum: perché il referendum sia valido, sarà necessario che si rechino alle urne la maggioranza degli elettori, ovvero il 50%+1 degli aventi diritto.

I seggi saranno aperti domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15. Per votare occorrerà presentarsi al proprio seggio con un documento d’identità valido e la tessera elettorale. Gli elettori con gravi infermità e impossibilitati ad allontanarsi dalla propria abitazione potranno votare a domicilio, facendo pervenire al Comune di residenza la domanda con un certificato medico dell’Asl e una copia della tessera elettorale. Gli elettori fisicamente impediti, invece, potranno esercitare il diritto di voto recandosi in cabina con l’assistenza di un accompagnatore di fiducia (purché iscritto nelle liste elettorali).

I risultati arriveranno dopo la chiusura delle urne nel secondo giorno di voto.

I quesiti

Scheda verde: Jobs Act
Il primo quesito, indicato sulla scheda di colore verde, riguarda l’abolizione del Contratto di lavoro a tutele crescenti del Jobs Act, che – in linea di principio – impedisce al lavoratore licenziato illegittimamente di essere reintegrato al proprio posto. Con la legge attuale, il dipendente a tempo indeterminato di un’impresa con più di 15 lavoratori non può essere reintegrato, in caso di licenziamento illegittimamente. Una regola che vale solo se si è stati assunti dopo il 7 marzo 2015. Per chi invece è entrato in azienda prima di quella data ha la possibilità di tornare al proprio posto, se il giudice dichiara infondato e ingiusto il licenziamento. Per chi invece ricade nel regime delle tutele crescenti è riconosciuto un indennizzo che aumenta in base all’anzianità aziendale, con un minimo di 12 e un massimo di 36 mensilità di stipendio.

Scheda arancione: licenziamenti nelle piccole imprese
Il secondo quesito riguarda la cancellazione del tetto all’indennità nei licenziamenti nelle piccole imprese, per garantire – secondo i promotori – più tutele a lavoratrici e lavoratori. Oggi i dipendenti di una piccola impresa che vengono licenziati in modo ingiustificato possono ottenere un indennizzo solo fino a un massimo di 6 mesi di stipendio. Votando “Sì” sulla scheda arancione si chiede che questo limite venga eliminato. Se passasse quindi il Sì, chi ha perso il lavoro in un’azienda con meno di 16 dipendenti potrebbe ottenere un risarcimento più consistente.

Scheda grigia: precariato sul lavoro
Il terzo quesito riguarda il precariato e mira ad abrogare l’articolo 19 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 che disciplina la durata dei contratti a termine senza causali fino a 12 mesi. Al momento, la legge autorizza i datori di lavoro ad assumere con contratti a tempo determinato della durata fino a 24 mesi, ma una motivazione è necessaria solo dai 12 mesi in su. Se passa il Sì si reintrodurrà la causale per i contratti di lavoro sotto l’anno di periodo.

Scheda rossa: sicurezza sul lavoro
Il quesito sulla scheda rosso rubino riguarda la responsabilità solidale sulla sicurezza sul lavoro. In particolare, fa riferimento al cosiddetto Testo unico del 2008. Il referendum punta ad abrogare la norma che non permette al lavoratore in subappalto vittima di un incidente di chiedere il risarcimento anche all’impresa che ha commissionato l’opera. Se vince il Sì, si estenderebbe la responsabilità di tutti per infortuni e incidenti del lavoratore, incluse le aziende committenti che quindi potrebbero essere ritenute responsabili per danni legati ai rischi specifici dell’attività appaltata.

Scheda gialla: cittadinanza italiana
L’ultimo quesito, stampato su scheda gialla, riguarda infine la cittadinanza italiana per cittadini extra-comunitari maggiorenni. La richiesta è quella di eliminare l’articolo 9, comma 1 legge 5 febbraio 1992, n. 91 solo nella parte sul tempo minimo di residenza legale in Italia, che oggi è fissato a 10 anni. Se vince il Sì, il tempo minimo richiesto si dimezza e la persona straniera che risiede legalmente in Italia senza interruzioni da almeno 5 anni può richiedere e ottenere la cittadinanza italiana.

 
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