Grano in picchiata. Cia Puglia: «Sì a un’intesa sul prezzo come per il latte»

Grano in picchiata
Ai cerealicoltori meno di 30 euro al quintale, nonostante 84 kg/hl di peso e il 14-15% di proteine. Sicolo: «Serve tracciabilità totale. Consumatori scelgano pasta 100% italiana»
Valutare accordi e iniziative utili a sostenere il prezzo e la qualità del grano duro pugliese, mutuando l’intesa già sperimentata in passato per il tema del latte. È questo l’obiettivo del tavolo sul prezzo del grano, convocato dall’assessore regionale Donato Pentassuglia, che si è svolto mercoledì 16 luglio a Bari nella sede dell’Assessorato all’Agricoltura. CIA Agricoltori Italiani di Puglia è intervenuta al tavolo con il vicepresidente vicario Giannicola D’Amico, il direttore regionale Danilo Lolatte e i direttori provinciali Giuseppe Creanza, per CIA Levante Bari-Bat, e Nicola Cantatore per CIA Capitanata.
PREZZO IN PICCHIATA. “Il prezzo del grano duro è ormai sceso sotto la soglia dei 30 euro a quintale. Ai nostri produttori, per il cereale di maggior pregio, viene riconosciuto il valore che veniva quotato 20 anni fa, mentre loro devono sostenere i costi di produzione di oggi”, spiega D’Amico. “Siamo a un punto di non ritorno: da diversi anni, ormai, le superfici coltivate a grano duro si stanno riducendo. Continuando a penalizzare gli agricoltori, rischiamo di non avere più una cerealicoltura nazionale. Addio sovranità alimentare e addio made in Italy nella filiera grano-pane-pasta”.
UN SALTO DI QUALITÀ. “Apprezziamo l’iniziativa presa dall’assessore Pentassuglia”, aggiunge D’Amico, “e siamo d’accordo con lui quando esprime l’esigenza di fare salto di qualità, per trovare un punto di equilibrio sul prezzo e la qualità del nostro grano, e soprattutto per favorire la determinazione di un prezzo equo, mutuando quella che è stata l’esperienza di successo con gli accordi sul latte. Condividiamo la posizione di Pentassuglia anche sui costi di produzione: continuando a produrre senza redditività, è chiaro che di qui a poco in tanti abbandoneranno una coltura non più remunerativa. Sarebbe un danno enorme per la Puglia e per l’Italia”.
VALORI ECCELLENTI. Il valore accordato al grano duro è in disequilibrio non solo con i costi di produzione affrontati dai cerealicoltori ma anche con gli altissimi parametri qualitativi registrati dai raccolti: il peso specifico del frumento duro registra una media di 84 kg/hl, con le proteine che raggiungono l’eccellenza assoluta, vale a dire un 14-15%, oltre il livello richiesto da industria molitoria e della pasta per uno dei prodotti di punta del made in Italy. Pentassuglia, nel corso della discussione, ha rimarcato come la produzione di grano duro pugliese sia certificata anche rispetto ai propri effetti nutraceutici.
LA BATTAGLIA CIA. Il vicepresidente vicario di CIA Puglia, Giannicola D’Amico, ha sottolineato “l’intensa battaglia condotta da CIA già dal 2023 con la raccolta di quasi 100mila firme, la mobilitazione di 45 comuni pugliesi, le manifestazioni a Bari, Foggia e Roma. “Qui produciamo rispettando la maturazione naturale del grano, senza utilizzare sostanze e residui tossici. I Paesi da cui l’Italia importa massicciamente, invece, producono con regole e standard qualitativi molto diversi. C’è un tema fondamentale che è quello della completa tracciabilità. La partenza di Granaio Italia in via sperimentale è una nostra conquista, ma da sola non basta. I costi di produzione sono ormai arrivati a 1200-1300 euro per ettaro. Si produce sotto costo, mentre l’incidenza dei cambiamenti climatici è sempre più onerosa anche rispetto agli interventi tecnici colturali. C’è un problema di sicurezza alimentare sulle produzioni importate.
PAC PENALIZZANTE. Da Bruxelles, interviene anche Gennaro Sicolo, vicepresidente nazionale e presidente regionale di CIA Agricoltori Italiani: “La riforma PAC penalizza duramente il comparto del grano. È per questo che siamo qui a fare ascoltare la voce degli agricoltori. Sul grano occorre trovare un accordo che soddisfi tutta la filiera e che, come per il latte, tenga conto dei costi di produzione. L’Europa e l’Italia devono attuare delle misure per affrontare seriamente il problema della concorrenza sleale dei Paesi che producono secondo standard e con costi di produzione nettamente inferiori ai nostri, in un regime di regole assolutamente blande o del tutto inesistenti per loro”. Le importazioni massicce, lo squilibrio lungo la catena di filiera a tutto svantaggio dei produttori, la crescita dei costi di produzione, la siccità e le croniche lacune infrastrutturali stanno mettendo a serio rischio la nostra cerealicoltura. I consumatori – conclude Sicolo – scelgano solo pasta realizzata interamente con grano italiano”.
Coldiretti: bufera sui prezzi in caduta libera
E’ un salasso produrre grano in Puglia con i costi balzati a 1200 euro ad ettaro, mentre è bufera per i prezzi in caduta libera alle borse merci, dove le quotazioni si sono attestate su un drammatico trend al ribasso, per cui si è riunito il tavolo di crisi regionale, fortemente voluto da Coldiretti, perché a rischio c’è la sopravvivenza di 38mila aziende cerealicole in Puglia, il Granaio d’Italia. L’andamento al ribasso mette a repentaglio anche l’attuale campagna di raccolta, caratterizzata da qualità eccellente e quantità in calo, con la siccità che stringe i campi in una morsa, facendo tra l’altro lievitare i costi di produzione, come denunciato da Coldiretti Puglia al tavolo regionale di crisi del grano convocato dall’assessore regionale all’agricoltura, Donato Pentassuglia, per un settore che ha pagato a caro prezzo negli ultimi anni il prezzo dello scenario internazionale caratterizzato dall’aumento dei costi di produzione e dalle speculazioni che si sono innescati con le guerre e dalla siccità che ogni anno si sta abbattendo sulle campagne.
“Vanno subito avviati accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali, con misure di sostegno regionali, con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali”, ha detto il presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, nel sottolineare che “è necessario anche sostenere economicamente gli investimenti delle aziende cerealicole per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici”.
“Del problema si deve fare carico il mondo delle istituzioni e della politica, perché è seriamente preoccupante lo stato di criticità del settore cerealicolo colpito dalla siccità e dall’aumento dei costi di produzione, ma il problema concreto è causato dall’abbassamento del valore del grano, a causa delle importazioni selvagge dall’estero e della scarsa valorizzazione del prodotto regionale”, ha aggiunto Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, nel denunciare “il boom di arrivi di grano estero a conferma di un trend che negli ultimi anni ha visto una serie di Paesi, dal Canada alla Turchia, fino alla Russia, alternarsi di fatto nell’inondare il mercato italiano di prodotto, spesso in coincidenza con il periodo di raccolta, con il risultato di far crollare le quotazioni del grano”.
Il clima ha avuto impatti gravi anche sulla produzione di grano con le stime della trebbiatura al ribasso rispetto alla media produttiva, seppur in aumento nel confronto con un disastroso 2024, caratterizzato da una gravissima siccità in Puglia, il “granaio d’Italia”. La stima della Coldiretti e di Cai – Consorzi Agrari d’Italia, registra il raccolto di grano duro per la pasta che dovrebbe attestarsi sui 3,7 milioni di tonnellate, mentre quello del tenero segnerà una produzione che arriverà sotto i 2,5 milioni di tonnellate, comunque su livelli qualitativi tra il buono e l’ottimo. A restare sotto le attese produttive è stata in particolare la provincia di Foggia, la prima provincia italiana per ettari coltivati a cereali, dalla quale viene il 20% circa di tutto il grano duro italiano. A causa della siccità si segnala un calo almeno del 20% rispetto al normale potenziale produttivo.
Durante l’attuale campagna commerciale sono arrivati dal Canada quasi 800mila tonnellate di grano duro, oltre il doppio (+104%) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo l’analisi Coldiretti su dati della Commissione Ue. Una vera e propria invasione a conferma di un trend che negli ultimi anni ha visto una serie di Paesi, dallo stesso Canada alla Turchia, fino alla Russia, alternarsi di fatto nell’inondare il mercato italiano di prodotto, con gli arrivi che aumentano con l’avvicinarsi del periodo di raccolta, facendo crollare i prezzi.
Nonostante risultati al di sotto delle aspettative, i prezzi pagati agli agricoltori restano bassi, con le quotazioni del grano duro che in calo del 13% nell’ultima settimana di giugno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo l’analisi Coldiretti su dati Ismea. A pesare è ancora una volta il fenomeno delle importazioni selvagge, con ingenti quantità di grano straniero che arrivano a ridosso del periodo di trebbiatura con l’effetto di far crollare il prezzo di quello nazionale. Il grano straniero viene peraltro coltivato usando spesso prodotti da anni vietati in Europa – conclude Coldiretti Puglia – come quello canadese, ad esempio, che viene trattato in pre raccolta con il glifosato, con una modalità vietata nel nostro Paese.
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