Tìmp də carəstə’iə, sə métə la fə’mə ( Tempo di carestia, si miete la fame )

Olga Chiapperini

Il contributo di Olga Chiapperini, studiosa di storia locale e componente staff Cultura della Pro Loco di Terlizzi

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Mietitori

Per i poveri braccianti, il periodo estivo non offriva altra speranza di guadagno che quella di presentarsi ai massari come mietitore. Migliaia di disperati si spostavano verso l’entroterra murgiano, ad Altamura soprattutto, dove la grande proprietà terriera era per il settanta per cento nelle mani dei nobili e della ricca borghesia.

” Pə Sant Pétə ,və’ a métə!”
( Per San Pietro, va’ a mietere !).

Ci si presentava, tempo prima, ai vari massari e, se si era scelti , si prometteva di presentarsi all’inizio della mietitura. La promessa era sancita dalla consegna della propria falce al massaro.
Purtroppo fu scartato dal massaro Vincenzo Stacca di Altamura il povero bracciante terlizzese Michele Fortunato. Non gli rimaneva che tentare un’ultima possibilità perché non era certo il tipo da starsene con le mani in mano.

” Quànn la cəchə’lə cìca cécuə, la furmə’ichə spécua spécuə ! “
( Quando la cicala canta, la formica spìgola !).

Si rivolse, questa volta con successo, direttamente al padrone Don Giuseppe Castelli e gli chiese se, con un suo gruppo di spigolatori poteva unirsi, durante la mietitura, per raccogliere le spighe che rimanevano sul campo nella masseria in contrada Ceraso. Pieno di speranza, riunì, nel frattempo, un gruppo di giovani spigolatori: Maria Nicola Bernardi, Angela Leonetti, Maria Rutigliano, Rosa de Scisciolo, Maria Sigismonda Lusito, Maria Tamborra e Savino Ventola. Aspettò con ansia che il tempo non rovinasse il raccolto.

Ci fu una copiosa pioggia il giorno di San Marco:

” Cə chióvə a San March, ogne spə’ighə pèrd nu quart ! “
( Se piove a San Marco, ogni spiga perde una quarta parte ! ).

Grandinó a maggio ma poi il tempo si rimise al bello ed il giorno pattuito, cioè l’8 luglio del 1850 gli spigolatori si presentarono puntuali per mettersi subito all’opera. Il massaro Vincenzo Stacca, di buon mattino, riunì intorno a sé i mietitori e ordinò loro di tagliare le spighe quasi rasente il terreno con le loro falci. Questa novità di taglio impediva la caduta delle spighe. In effetti in quel primo giorno il ricavato della spigola fu molto scarso. Al povero Michele cadde il mondo addosso. Rimase insonne tutta la notte e la mattina del 9 luglio, non appena vide il massaro Stacca, lo affrontò, lo aggredì e lo gettò nel pozzo di acqua piovana poco distante.

Concluse:

” Lógghiə tə castə’ghə, tanta pagghiə e picchə spə’ighə !”
( Luglio ti punisce, con molta paglia e poche spighe !).

La fine dello ‘sfortunato’ ed incensurato Michele Fortunato diventò proverbiale a Terlizzi che ancora lo ricorda così:

“Dòpp tanti stint e stant, Michélə devəntì brəgant! “
(Dopo tante sventure, Michele diventò brigante !).

Sfuggì ai rigori della legge e si diede alla macchia unendosi ai tanti ‘corridori di campagna’ o briganti che popolarono la Murgia in quegli anni.

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