Norma antisindaci, la Consulta: «È incostituzionale»

Norma antisindaci, la Consulta: «È incostituzionale»
Non regge, secondo la Corte, il meccanismo dei 180 giorni, che risulta troppo rigido e non giustificato da esigenze concrete
La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la legge della Regione Puglia che imponeva ai primi cittadini l’obbligo di dimettersi sei mesi prima della fine della legislatura per poter ambire a un seggio in Consiglio regionale o alla presidenza della Regione.
Una norma che, secondo i giudici della Consulta, si scontra con i principi fondamentali della Carta. La decisione è netta: la legge regionale è stata giudicata “irragionevole e sproporzionata, e lesiva del diritto di elettorato passivo, in violazione degli articoli 3 e 51 della Costituzione”.
Non regge, secondo la Corte, il meccanismo dei 180 giorni, che risulta troppo rigido e non giustificato da esigenze concrete. “La sproporzione – si legge nella pronuncia – deriva innanzi tutto dalla notevole anticipazione del termine stabilito dal legislatore regionale rispetto al giorno fissato per la presentazione delle candidature, mentre altre normative regionali prevedono termini molto più contenuti”.
In più, il testo bocciato non faceva distinzioni: nessuna soglia demografica, nessuna differenziazione tra i Comuni. Una scelta che ha aggravato ulteriormente il giudizio d’incostituzionalità. “La sproporzione della norma – aggiunge infatti la Consulta – deriva anche dal fatto che essa si applica indistintamente a tutti i sindaci, mentre altre leggi regionali limitano l’ineleggibilità ai sindaci di comuni con popolazione superiore a certe soglie”.
Il verdetto mette fine a un dibattito acceso, che nei mesi scorsi aveva alimentato tensioni tra istituzioni e amministratori locali.
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