Olio e pasta pugliesi frenano sull’export: pesa l’incertezza internazionale e l’ombra dei dazi

Pasta
L’analisi di Coldiretti promuove soltanto il vino
L’incertezza legata all’evolversi dello scenario internazionale, aggravata dalla minaccia dei dazi, frena la corsa dell’export agroalimentare pugliese. A dirlo è Coldiretti Puglia, che, analizzando i dati Coeweb relativi al primo trimestre 2025, evidenzia come l’olio e la pasta — due tra i simboli più riconosciuti del Made in Puglia — stiano vivendo un momento di rallentamento sui mercati esteri.
«L’olio registra una battuta d’arresto e segna una crescita molto lieve del 2,4% – spiega Coldiretti – La pasta subisce invece una flessione dell’1,6%, un calo che si fa ancora più marcato per i prodotti della lavorazione e conservazione di frutta e ortaggi, in discesa del 4,7%. A crescere è solo il vino, che segna un incremento delle esportazioni del 9,3%».
Secondo Coldiretti, il clima di incertezza è alimentato anche dalla questione dei dazi americani. L’associazione ricorda che l’accordo con gli Stati Uniti, che ha fissato le tariffe al 15%, è «migliorativo rispetto all’ipotesi iniziale del 30%, che avrebbe potuto causare danni fino a 2,3 miliardi di euro per i consumatori americani e per il Made in Italy agroalimentare».
«Il nuovo assetto tariffario, tuttavia, avrà impatti differenti sui vari comparti e dovrà essere accompagnato da compensazioni europee per le filiere penalizzate, soprattutto considerando la svalutazione del dollaro», aggiunge Coldiretti.
Infine, l’associazione lancia un appello sulla necessità di garantire parità di condizioni per i produttori italiani: «Non possono essere ammessi in Italia prodotti agroalimentari che non rispettano gli stessi standard sanitari, ambientali e sociali imposti alle imprese europee».
Mastromauro (Unione Italiana Food – Pastai): «Non siamo tranquilli»
In una recente intervista rilasciata all’agenzia di stampa Adnkronos, ancor prima che venissero quantificati i dazi, la presidente del settore Pastai dell’Unione Italiana Food, la coratina Margherita Mastromauro, aveva espresso le preoccupazioni della categoria.
«Noi imprenditori stiamo vivendo in una condizione di assoluta incertezza che non ci fa stare tranquilli».
«La sensazione è quella di vivere un po’ alla giornata, anche perché gli Stati Uniti sono il secondo mercato di sbocco per la pasta made in Italy dopo la Germania» aveva evidenziato Mastromauro alla vigilia dell’incontro Trump-von der Leyen. Le tariffe, tra l’altro, si vanno ad aggiungere «ai dazi differenziati antidumping che sulla pasta esistono da moltissimi anni – sostiene – rispetto ai quali i pastifici hanno dovuto anche affrontare costose procedure per la riduzione di questi dazi in passato, e che variano da azienda da azienda».
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