La Festa Maggiore in onore della Patrona di Terlizzi. La figlia della Madonna

Olga Chiapperini

Il contributo di Olga Chiapperini, studiosa di storia locale e componente staff Cultura della Pro Loco di Terlizzi

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Oggi dalle ore 20:30 (Viale Roma) il clou della Festa Maggiore prevede la processione della Sacra Icona di Maria SS. di Sovereto e di San Michele Arcangelo sul Carro Trionfale per le principali vie della città.

In Piazza Cavour (ore 23:15) il Vescovo Mons. Domenico Cornacchia indirizzerà il saluto alla città. La processione si concluderà presso il Sagrato della Concattedrale alle ore 23:45.
Per tale occasione si propone il racconto popolare terlizzese che lega la fede in onore della Madonna di Sovereto alla cultura agro-pastorale.

Sembra irriverente, a noi moderni, paragonare una bella fanciulla ad una giovenca o giumenta, cioè ‘animale da giogo’. Un tempo la giovane giovenca bianca era ritenuta la “messaggera” della rivelazione divina. Infatti le immagini sacre venivano issate su carri rustici ed affidate a queste ‘messaggere divine ‘ che le conducevano in luoghi che diventavano Santuari.

Intorno all’Icona della Vergine di Sovereto uno stuolo di candide, umili madonne elevavano inni sacri e spargevano arcobaleni di fiori profumati. Una si distingueva per la voce melodiosa, l’eleganza del portamento, la dolcezza dello sguardo ed il suo radioso sorriso.
Calamitava su di sé gli occhi di tutti. La chiamavano “la Sciummènd də la Madònn” in ricordo della candida giovenca terlizzese che, al bivio tra Terlizzi e Bitonto, imboccò la via che portava l’icona della Madonna a ‘casa nostra’, obbediente al volere divino.

Aveva molti pretendenti ma uno solo contava per lei.
Proprio lui, il figlio unico di ricchi proprietari, si avvicinò in quel 16 aprile, le offrì tutto tremante una candela e la invitò ad accenderla insieme alla sua e le confessò il suo amore. Lei gli ricordò che era povera.
Lì davanti alla Madonna, con negli occhi i guizzi irrequieti dei ceri che si consumavano, avevano promesso di amarsi e superare ogni ostacolo affidandosi all’onnipotente amore della Mamma Celeste.

Si rividero durante la fiera del 23 aprile mentre con le sue amiche ammirava i gioielli messi in bella mostra. La invitò a sceglierne uno ma lei indicò un rosario di madreperla che imprigionava i colori del creato. Quando glielo porse rimasero con le mani unite per alcuni minuti poi lui si allontanò chiamato dagli amici. Imbambolata e confusa si voltò in cerca delle amiche mentre il cuore sembrava esploderle nel petto ed anche il cielo s’illuminava di fuochi e fiori colorati.

C’era una gran confusione. Allungò un braccio per farsi strada ma fu afferrata e sospinta verso un campo poco distante. La circondarono, la bendarono, la schiaffeggiarono e fecero scempio di lei. Svenne. Quando rinvenne le fischiavano ancora le orecchie. Si reggeva a malapena sulle gambe e, lacera e sanguinante, si trascinò verso le porte della città. Erano chiuse.

Troppo tardi ! Dovette aspettare l’alba. Quando riuscì a bussare alla porta di casa, la madre la rimproverò: “Svergognata, non ti sei fatta rispettare !”
Accorse tanta gente. Fu trascinata da tante mani fredde. Si aggrappò alla veste di sua madre e ai piedi di suo padre in cerca di conforto ma non riceveva che accuse implacabili. Impallidì rendendosi conto che nessuno capiva il suo dolore ma tutti si preoccupavano solo di non farsi coinvolgere nella ‘sua’ vergogna.

La prima ad allontanarsi fu la futura suocera dopo che disse: ” Vedetevela voi con vostra figlia. Noi dobbiamo salvaguardare l’onore della famiglia e del nostro unico figlio… ”

La fanciulla si rivolse all’amato: “Se mi ritenete colpevole ma ancora mi amate, almeno concedetemi il cristiano perdono.”
Lui rispose severo: ” A n’órə də nòtt, tutt’ ind’a la pòrt ! ” ( Ad un’ora di notte, tutti dentro la porta della città ).
Lei, con in mano ancora il rosario : “Tu non levi in alto la tua spada per vendicarmi in nome di San Giorgio ?”
Lui se ne andò urlando: “In te è entrato il demonio !”
Arrivò il frate che cominciò a confessarla e poi sentenziò “Penitenza, digiuno, clausura e preghiere.”
Poi, rivolto ai genitori: “Per oggi è sotto la vostra custodia, domani la porteremo alle Pentite della Maddalena ”
Lei gridò : “Nooo, con le infette no !”
Qualcuno concluse : ” Partita la svergognata, finito lo scandalo.”
Non le rimaneva che constatare: ” Si chiude la porta di casa, quella della Chiesa e quella del paese. Non ho più terra familiare da calpestare ma ho un cielo clemente sulla testa.

“Na mammə mə səttèrr, ma l’alt m’affèrr” ( La mamma terrestre mi sotterra, ma quella celeste mi abbraccia ).
Chi perde l’onore perde molto, chi perde la fede perde tutto. Non indossò il vestito nero della penitente, rimase con quello bianco della festa, sporco e a brandelli, simbolo del suo martirio. Si coprì con un vecchio fazzolettone della madre e si avviò verso il Bosco di Sovereto da dove nessuno poteva cacciarla. Era lì sua Madre, il vero amore. “A Te, Madre Santa, è apparso l’Arcangelo Gabriele, a me sono venuti i demoni “.
Appena arrivata, attinse l’acqua dal pozzo, si lavò, la bevve a grandi sorsate e si sentì pervasa da una grande pace e da una nuova vita: “Acqua santa bənədètt, ca mə lə’və e m’annètt. Da iénd e da fór, da la vecchia və’it mór !” ( Acqua santa benedetta, che mi lava e mi guarisce. Da dentro e da fuori, dalla vecchia vita muoio !”.
“Ave Maria, gratia plena…”
Dopo mesi trovarono un corpo in un vecchio capanno di pastori nel Bosco di Sovereto. La riconobbero perché stringeva tra le mani il rosario di madreperla.
Si era spento per sempre il radioso sorriso della “Sciummènd də la Madònn” che dai terlizzesi fu poi ricordata come “la fégghiə də la Madònn” (la figlia della Madonna).

Olga Chiapperini
chiapperiniolga@gmail.com

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