La Mano della Madonna del Rosario, Compatrona di Terlizzi

Il contributo di Olga Chiapperini, studiosa di storia locale e componente Staff Cultura della Pro Loco di Terlizzi

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Oggi prima domenica di ottobre la città di Terlizzi onora la ComPatrona Madonna del Rosario. Proclamata Patrona di Terlizzi nell’anno 1639, per aver liberato la città dalla peste. La processione si snodava per le vie della Civitas dove ,in quello scorcio del secolo XVII la peste, il tifo petecchiale, infezioni varie avevano colpito una popolazione povera quasi al limite della sopravvivenza. Passando in quegl’angoli la Confraternita voleva e vuole rinsaldare il proprio amore e la propria riconoscenza verso la Vergine delle Vittorie. Nella Civitas, quindi risuonava in quei giorni il dolce cadenzare delle voci popolari che recitavano il Rosario.

Scipione Ciancia Purchio, medico chirurgo terlizzese, vide, in venticinque anni, cambiare tragicamente la sua vita e quella dei suoi contemporanei. L’eruzione del Vesuvio, il 16 dicembre del 1631: “Quann fó nòtt a mezzadə’iə !” ( Quando si fece notte a mezzogiorno ), le dense e calde ceneri danneggiarono le colture.

Seguì la carestia. Un grave malessere cittadino funestò il rettorato dell’Arciprete don Onorato Grimaldi. Civili e religiosi giravano armati e si affrontavano persino nelle chiese. Nel 1635 il padre guardiano fra’ Giuseppe da Terlizzi si azzuffò col sindaco Cesare de Paù nel chiostro di S. Maria la Nova, dove nel 1636 fu assassinato Mauro Giannelli. Continui ferimenti ed uccisioni avvennero contro gli esattori fiscali. Questo clima da guerra civile portò all’ assassinio, il 9 ottobre del 1639, di Mons. Onorato Grimaldi che non fece in tempo a firmare l’atto giuridico della costituzione della Confraternita in onore della Madonna del Rosario. Il popolo tutto la nominava sua Patrona col voto di dedicarle una processione ‘penitenziale’ in ogni prima domenica di ottobre.

Col passaggio dalla dominazione austriaca a quella spagnola, dal 1643 il nostro nuovo feudatario fu Nicola Giudice, principe di Giovinazzo, che governò con saggezza e prodigalità. Mitigò con prudenza gli eccessi che seguirono a Terlizzi la rivolta di Tommaso Aniello nel 1647. Il terremoto del Sannio nel 1648 fu di forte intensità. Con l’eclissi di sole del 1654 si spense anche la moglie del dottor Scipione, luce della sua vita. Le sue mani da chirurgo rimasero impotenti. Con dolore constatò che gli amori terreni erano destinati a finire… Se la prese con se stesso, con Dio, si pentì e ritornò a Dio, l’unico amore che dura in eterno.

Più che i corpi bisognava curare le anime: “Cə u mìdəchə nan sàlv u cùrp, u prèvətə pótə salvə’ l’ànəmə” ( Se il medico non salva il corpo, il prete può salvare l’anima ).

Prese i voti sacri e si accorse che curare le anime era ancora più difficile. Il destino lo costrinse a tornare a fare il medico dei corpi e delle anime contemporaneamente.

Da Napoli piombò su di noi, inesorabile, un morbo poco conosciuto. I colpiti morivano per le strade, alcuni si lanciavano dalle finestre.

Si formò subito una deputazione sanitaria. Il convento dei Cappuccini fu destinato a lazzaretto.

Ogni attività economica fu sospesa. Furono chiuse le porte di accesso alla città, tranne la Portella che fu presidiata da guardie. Lì davanti fu issata una grande forca per dissuadere i trasgressori. I deputati e i medici individuavano gli appestati e decidevano se destinarli al lazzaretto o la chiusura delle loro case con vistose croci bianche sulle porte. Nessuno poteva uscire di casa. Solo le autorità, e gli ecclesiastici potevano circolare oltre ai becchini e agli untori , riconoscibili dalle grandi croci rosse sul petto. Furono uccisi tutti gli animali domestici. Terlizzi fu tutta imbiancata di calce purificatrice. I padri cappuccini si alternavano nei soccorsi, in turni sempre più massacranti e molti furono colpiti dalla peste. Le congreghe facevano del loro meglio soccorrendo e consolando. Furono scavati dei fossi nel luogo chiamato ancora oggi: ‘ lə fùss ‘ per accelerare il seppellimento delle morti che avvenivano dentro le mura. Si moriva da soli ed inumati, senza il suono del campanello o delle campane per non atterrire ulteriormente la popolazione. Sulle teste di tutti gracchiavano sinistramente i corvi. Ci furono molti benefattori, oltre al principe Niccolò e al figlio Domenico del Giudice, si distinsero la ricca famiglia Superbo, i Primicerio e la maggior parte delle famiglie nobili che si rifugiarono nelle loro ville campestri.

Oltre al nostro Scipione, tra i medici si distinsero Onofrio Ambrosini di Andria che aveva sposato la terlizzese Porzia Brigazzi, ed il chirurgo Giovanni Paolo Spinelli.

Diedero il meglio di sé il sindaco Niccolò Brigazzi ed il deputato della salute Francesco Morella, oltre al Vicario del Vescovo assente, don Francesco Schettini.

Tra gli ecclesiastici più benemeriti vanno ricordati Mons.Marino de Martino e padre Bernardo, al Secolo Stefano Lioy che salvò tanti neonati da madri contagiate, affidandoli a nutrici sane. Morì di peste nel 1656.

Ormai la malattia fu chiamata ‘miserere’ perché concedeva appena il tempo di recitare questa preghiera… Arrivò il 1657 e durante tutta la settimana santa tutti i superstiti, con i rosari in mano, pregavano incessantemente la Madonna: “Madònn du Rəsàriə sàlvənə dall’ossàriə “. ( Madonna del Rosario salvaci dal sepolcro ); ” Cu rəsàriə ‘mmə’nə sàlvənə da na mòrta ‘mbə’mə ” ( Col rosario in mano salvaci da una morte crudele ); “‘Nghə’pə mìttəmə la mə’nə o l’ànəma màiə chiə’mə” ( In testa posa la Tua mano o chiama l’anima mia ).

La Madonna stese un candido manto di neve purificando la nostra città dai mali del corpo e dell’anima. Seguì una copiosa pioggia e ci benedì.

Sigillò l’avvenuta salvezza apponendo la sua mano sul muro del nostro castello. Fummo finalmente salvi

SALVE, REGINA DELLE VITTORIE !
( Da un racconto popolare trasmesso dalla mia nonna paterna Maria Cataldi ).

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Commenti

  • Annamaria Volpe (utente non verificato)

    Grazie Olga per la precisione storica di questo racconto sulla nostra compatrona