Invasione di pappagalli: Regione e Università avviano il piano per contenere il parrocchetto monaco

Un pappagallo
Il volatile rappresenta una minaccia in particolare per i mandorleti
Dalle palme di Molfetta ai mandorleti dell’Alta Murgia, il parrocchetto monaco – un pappagallo originario del Sud America – ha trovato in Puglia un habitat favorevole, trasformandosi in una presenza sempre più problematica per agricoltura ed ecosistemi. Per far fronte alla diffusione di questa specie aliena invasiva, la Regione Puglia, in collaborazione con l’Università degli Studi “Aldo Moro” di Bari, ha avviato un progetto di monitoraggio scientifico volto a mappare la presenza dei parrocchetti sul territorio e a elaborare un Piano di gestione ispirato alle migliori pratiche internazionali.
L’iniziativa mira a contenere l’espansione della specie, che compete con la fauna autoctona e danneggia in particolare i mandorleti, già colpiti dagli effetti della siccità e delle anomalie climatiche.
Il programma prevede una duplice azione: ricerca scientifica e partecipazione dei cittadini. L’Università di Bari effettuerà il censimento delle popolazioni e l’elaborazione delle linee guida per il controllo numerico, mentre la Regione curerà la redazione del Piano di gestione e la diffusione dei risultati a cittadini, agricoltori e amministratori locali.
Tra le attività previste figura anche un’iniziativa di citizen science, che consentirà ai cittadini di segnalare la presenza della specie attraverso un modulo online, contribuendo così alla mappatura regionale e alla raccolta dei dati di distribuzione dei nidi.
Il primo insediamento stabile del parrocchetto monaco in Puglia è stato individuato a Molfetta, nella contrada “Madonna delle Rose”. Da lì la specie si è rapidamente diffusa lungo la fascia costiera e nell’entroterra, raggiungendo Bari, Bisceglie, Giovinazzo, Palese, Santo Spirito, Bitonto, Bitetto, Palo del Colle, Binetto e Grumo Appula, fino all’Alta Murgia. Grazie alla capacità di costruire nidi collettivi di grandi dimensioni e a un’elevata velocità riproduttiva, i parrocchetti si sono adattati con successo ai centri urbani e alle campagne pugliesi, favoriti anche dal progressivo riscaldamento del clima.
La presenza dei pappagalli è diventata una seria preoccupazione per gli agricoltori, in particolare per chi coltiva mandorli. I parrocchetti si nutrono del frutto, spaccando il guscio legnoso e lasciando spesso i frutti danneggiati sugli alberi. Secondo i dati di Coldiretti Puglia, la regione conta 19.428 ettari di mandorleti, pari al 35% della superficie nazionale, per una produzione di 264.670 quintali, cioè un terzo del totale italiano. La produzione è concentrata nelle province di Bari (148mila quintali e 12.500 ettari), Brindisi (54mila quintali e 4.500 ettari) e Foggia (21.500 quintali e 1.450 ettari), seguite da Taranto e Lecce. In totale, il 96% della superficie regionale destinata a frutta in guscio è investita a mandorlo.
L’invasione del parrocchetto monaco si aggiunge ad altre criticità legate alla fauna selvatica in espansione. In Puglia, oltre ai pappagalli, si registrano problemi dovuti alla presenza di storni, che compromettono la produzione olivicola, e di specie invasive come il granchio blu, diffuso lungo le coste adriatiche e ioniche. Secondo Coldiretti, i danni complessivi causati dalla fauna selvatica e dalle specie aliene nel territorio regionale superano i 30 milioni di euro all’anno, coinvolgendo anche cinghiali, lupi, cani inselvatichiti, lepri e cormorani.
Commenti
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E quindi una soluzione drastica per eliminare questa specie, visto che non c’entra nulla nel nostro territorio, quale sarebbe?
Come avete scritto, questa specie è originaria del Sud America e quindi è giusto che viva lì e non qui da noi, danneggiando e distruggendo il raccolto di tantissimi poveri contadini che vivono di quello.
Che si trovi una vera e propria soluzione per fermare questa invasione che infligge il nostro territorio da diversi anni e che si sta tramutando in una piaga vera e propria.








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