La “scholé”: il tempo per oziare imparando a star bene ed essere felici

Inaugurato il 23° anno accademico dell’UTE di Terlizzi. Il contributo della professoressa Lucia Papagni

1 commenta

«La scuola non t’insegna solo a contare, ma a vivere.» Con questo spirito, e con lo slogan “se si smette d’imparare, si incomincia a invecchiare”, l’Università della Terza Età di Terlizzi ha inaugurato il nuovo anno accademico 2025-2026. L’evento si è svolto il 10 novembre 2025 presso il Teatro “G. Albanese”, nei locali della parrocchia di Santa Maria della Stella.

Le UTE rappresentano un luogo in cui ognuno può scegliere cosa imparare dopo aver già attraversato gran parte della vita attiva. Un tempo dedicato alla “scholé”, intesa come pausa dalle fatiche lavorative per riscoprire il piacere di coltivare sé stessi, accrescere la consapevolezza e tirare fuori il meglio di sé, anche quando non si è riusciti a farlo in gioventù.

A presiedere l’apertura del 23° anno accademico è stata la presidente dell’UTE di Terlizzi, Giuseppina Piemontese. È intervenuta la presidente nazionale della Federuni, Giovanna Fralonardo, che ha ricordato l’impegno in corso per ottenere una legge nazionale a tutela delle UTE, già presente in altri Paesi, e ha sottolineato l’importanza della collaborazione intergenerazionale, con giovani studenti che svolgono tirocinio affiancando docenti esperti all’interno delle UTE.

Il sindaco di Terlizzi, Michelangelo De Chirico, ha espresso apprezzamento per la costanza e l’energia della prof.ssa Piemontese, rinnovando – su sollecitazione del pubblico – l’impegno nel garantire una sede dedicata all’università, già promessa lo scorso anno. L’assessora alla Cultura, Daniela Zappatore, ha ribadito la propria stima per la comunità dell’UTE e per i contenuti formativi proposti, evidenziando come i laboratori mirino a nutrire «la parte eterna dell’essere umano», fondamentale per il benessere e la felicità, temi centrali del nuovo anno accademico.

Assente per motivi istituzionali ma presente con un messaggio scritto, Don Nino Prisciandoro, parroco di Santa Maria della Stella, ha espresso sostegno ed elogio per il lavoro dei docenti e dei collaboratori dell’UTE, volontari che definisce «seminatori di luce». Un impegno, il loro, portato avanti per amore della cultura e dell’essere umano, con l’obiettivo di diffondere consapevolezza, profondità e benessere individuale e collettivo.

La serata si è conclusa con un momento artistico e conviviale grazie all’esibizione della cantante popolare Benedetta Lusito, accompagnata dal chitarrista Antonio Enrico. Il duo ha riproposto brani della tradizione popolare – “musica brutta” solo per definizione, perché non colta, ma profondamente identitaria – capaci di tramandare emozioni, storie e dialetti attraverso ritmi vivaci e strumenti della cultura locale. I canti, firmati da autori anonimi o celebri, da Zeluso a Battiato, sono stati interpretati con grande espressività, quasi teatralizzata, grazie alle movenze della cantante. La performance si è conclusa con una pizzica coinvolgente, accompagnata da sorrisi, piccoli gridolini di entusiasmo e applausi scroscianti, mentre l’artista si esibiva a piedi nudi, con i capelli sciolti, in un gesto di libertà e partecipazione emotiva.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!