La scrittrice «libarese» Lina Al Bitar a Terlizzi racconta il suo ultimo romanzo autobiografico. L’intervista

Lina Al Bitar
Laila, figlia dei Cedri e del mare, edito dalla casa editrice Nuova Palomar sarà presentato mercoledì 28 gennaio
Laila, figlia dei Cedri e del mare, edito dalla casa editrice Nuova Palomar, è il romanzo autobiografico della italo-libanese Lina Al Bitar, che verrà presentato mercoledì 28 gennaio alle ore 18.00 nella sala consiliare di Terlizzi. Il libro esplora temi universali come la violenza, l’esodo, la morte, la malattia, la discriminazione, l’appartenenza e la ricerca del sé.
Il ricavato dall’acquisto del libro sarà devoluto in beneficienza per le cure oncologiche in Libano. L’evento è stato organizzato dall’associazione F.I.D.A.P.A sezione di Terlizzi.
La socia terlizzese Angela Mastrandrea modererà l’evento, dialogando con l’autrice; mentre la poetessa Mihaela Fediuc, presterà la sua voce per la lettura di alcune sezioni del libro.
Lina Al Bitar nasce in Libano, all’età di 21 anni si trasferisce a Bari, dopo aver ottenuto una borsa di studio. L’autrice ritornerà nella sua terra natia, ma sarà costretta a rientrare nell’autunno del 2024.
La sua formazione, non è umanistica. Lina è un ingegnere agronomo e lavora come funzionaria dell’organizzazione internazionale CIHEAM: Mediterranean Agronomic Institute di Bari.
Nel 2025 pubblica il suo primo romanzo Laila, figlia dei Cedri e del mare: «Il libro nasce il 29 settembre del 2024 mentre scappavo dal Libano– ci dice l’autrice –una parte di me è rimasta lì, ma qui ho la mia famiglia e il lavoro».
Laila, in realtà è lo pseudonimo di Lina, la protagonista del libro come l’autrice è stata costretta a rientrare in Italia a causa della guerra. Il libro riporta la sua testimonianza da sopravvissuta che ha vissuto sulla propria pelle il conflitto passato e presente della propria terra.
«Il libro per me è una rinascita. Un atto di ribellione. –dice l’autrice – La prima presentazione si è svolta a Bari il 31 marzo 2025, giorno del mio compleanno. Da quella, sono seguite molte altre, per tutta la Puglia».
«Rinascita perché ho conosciuto la guerra, ho visto morire la mia migliore amica sotto le bombe a 10 anni, ho subito la società maschilista, l’aggressività del governo e la malattia. Rinasco ogni volta attraverso la scrittura. I cedri rappresentano la resilienza, un tributo al mio paese ed oggi patrimonio dell’UNESCO. Il mare rappresenta l’infinitezza, l’assenza di confini. La mia identità è stata compromessa dopo l’ultima fuga dal Libano. Non accetto più forme di divisione. Io stessa mi definisco cittadina del mondo, senza etichette; in maniera più semplificata mi definisco libarese, perché libanese di nascita, ma da 43 anni a Bari, la mia seconda casa. Questo termine è stato ripreso da Nichi Vendola, che ha curato la mia prefazione. Questo libro si appella ai valori della vita, alla comunità internazionale non solo libanese».
Perché è importante leggere questo libro e qual è il messaggio per il lettore?
«È una riflessione alle migrazioni forzate e alle violazioni dei diritti umani. Spesso non ci rendiamo conto di quello che abbiamo e di dove siamo. L’Europa è il paese dove maggiormente la libertà e i diritti dell’individuo vengono tutelati. Il mio messaggio è di essere grati per quello che la società offre e sulla fortuna di essere nati e vissuti in Italia, in una parte del mondo dove la guerra viene ripudiata. Il messaggio più profondo è rivolto alle donne, alla parità dei diritti per una società più giusta: Io ci sono, io ce l’ho fatta e nessuno mi spegnerà mai più, sono queste le parole di Laila alla fine del libro».
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