La memoria non è neutra: 29 gennaio 1944, Via Tasso, l’arresto dei due concittadini terlizzesi

La delegazione terlizzese sui luoghi di Gesmundo e Pappagallo
Una delegazione terlizzese nei luoghi degli arresti di don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo
Oggi, più che mai la memoria, non può essere neutra. La guerra è di nuovo al centro del dibatto pubblico e uno scenario acceso nei tavoli decisionali di governo.
Meno di un secolo fa, l’Italia era sotto il dominio nazi-fascista e lottava per la resistenza. L’opposizione al regime ha visto varie forme. Alle forze armate dei partigiani, molti civili hanno partecipato attivamente alla liberazione dell’Italia. Un esempio fra tutti i nostri concittadini: Don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo, antifascisti uccisi il 24 marzo del 1944 nell’eccidio delle Fosse Ardeatine dal nazifascismo.
Ieri, giovedì 29 gennaio il Comune di Terlizzi ha partecipato alle iniziative organizzate a Roma dall’Anpi in occasione dell’ottantaduesimo anniversario dell’arresto e della crudele prigionia in Via Tasso dei due terlizzesi.
Accanto all’Amministrazione comunale, rappresentata dal consigliere Giuseppe Volpe, una delegazione di alunni, docenti e genitori dell’I.C. “Don P. Pappagallo – G. Gesmundo” di Terlizzi ha ripercorso le strade e i luoghi legati ai due concittadini, prima del triste avvenimento del 1944.
Alle 10.30 gli studenti hanno percorso via Licia 56, dove vi era la residenza di Gioacchino Gesmundo, oltre che sede di oppositori politici e partigiani. Il 24 gennaio del 1944, i nazifascisti trovarono, ispezionandola, dei chiodi a tre punte, usati dai partigiani romani contro le automobili tedesche, in particolare le coperture dei camion.
Alle 11.30 erano in via Urbana 2, precisamente sotto casa di Don Pietro Pappagallo, dove sempre il 29 gennaio del 1944, sei nazisti fecero irruzione e portarono via una borsa di pelle contenente dei timbri e dei documenti in bianco. Stavano cercando i documenti falsi con cui Don Pietro permetteva a tanti civili di fuggire. L’elenco era incollato dietro una grande fotografia della mamma defunta, ma non fu trovato.
Infine, le varie associazioni e le scolaresche terlizzesi e non, alle 13.00 erano in via delle Carine presso il liceo Cavour, dove sono intervenuti l’assessore alla cultura Riccardo Sbordoni e il presidente provinciale ANPI Roma Marina Pierlorenzi.
In diretta social il sindaco Michelangelo De Chirico ha espresso la sua vicinanza alle scolaresche e ha invitato la cittadinanza a mantenere vivo il ricordo:
«Coltivare la memoria aiuta ciascuno di noi, in un mondo di ingiustizie e sofferenze, a ricordarci che abbiamo una coscienza. (…) Lo afferma Liliana Segre senatrice a vita della Repubblica e sopravvissuta alla deportazione Aushwitz-Birkenau: Coltivare la memoria è un vaccino contro l’indifferenza» aggiunge.
«Lo sterminio di mille persone innocenti ha lasciato il segno nelle generazioni successive, ma molti sono indifferenti. Per noi nati e cresciuti in tempi di pace, non dobbiamo dimenticare che queste atrocità sono accadute meno di un secolo fa. Siamo tutti fortemente legati ai nostri concittadini per aver dato ascolto ai più fragili. Don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo sono stati dei modelli da seguire intrisi di sangue per la difesa della libertà di cui oggi tutti noi fruiamo. Oggi, che moltiplicano i teatri di guerra e moltissimi civili, oggi, come ieri, perdono la vita. Dobbiamo mostrare prudenza a questi avvenimenti e soprattutto non dimenticare l’esempio del passato. Grazie don Pietro Pappagallo e Gioacchino Gesmundo perché Terlizzi non vi dimentica».
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