Ecologia, arte e responsabilità sociale: concluso il progetto Fighting Seeds

Flavia Fiore

Il progetto mette in dialogo territori del Mediterraneo segnati da erosione e abbandono — come la Bassa Murgia pugliese — con il contesto palestinese, dove la distruzione degli ecosistemi agricoli e delle banche dei semi è parte integrante della violenza coloniale

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Ieri, 8 febbraio, si è conclusa la terza giornata di Fighting Seeds, un progetto di ricerca artistica e agro-ecologica, organizzato dall’’Associazione Culturale L’Amoroso E.T.S., attiva a Bari dal 1997 e negli ultimi anni accoglie artisti, ricercatori e operatori culturali con progetti transdisciplinari e fortemente radicate nel territorio.

Tra il 6 e l’8 febbraio, l’orto urbano di Terlizzi Terrapeutico, ha ospitato tre giorni di pratiche agricole, performative e conviviali che ha segnato l’avvio pubblico della fase pugliese del progetto.

Fighting Seeds è curato dalla direzione artistica di Nico Angiuli e dal project management Davide Marrone, con la partecipazione dell’artista Alessia Lastella, che ha curato i laboratori, e il supporto dell’arboricoltore Michele Mininni. Le attività si sono svolte grazie all’ospitalità delle realtà territoriali Terrapeutico (Terlizzi), Piano Terra (Ruvo di Puglia) e Open Space (Corato).

Il progetto mette in dialogo territori del Mediterraneo segnati da erosione e abbandono — come la Bassa Murgia pugliese — con il contesto palestinese, dove la distruzione degli ecosistemi agricoli e delle banche dei semi è parte integrante della violenza coloniale. Fighting Seeds è finanziato nell’ambito di SoilTribes, programma collegato alla Missione europea A Soil Deal for Europe, cha permetterà lo svolgimento degli eventi di divulgazione artistica e agronomica sulla salvaguardia del suolo da febbraio a luglio.

Il ritrovo dell’ultima giornata ha visto il coinvolgimento di una parte della città, eterogenea per età e professioni. Ognuno ha dato il suo contributo nella costruzione di piccoli semenzai per custodire i semi di origine palestinese.

«Quando prendete in mano questi semi, custodite una parte di paesaggio, ha detto il direttore artistico Nico Angiuli durante l’evento- Dovete prendervi cura del seme, come della futura pianta che fiorirà; presto la ripianteremo in questo orto, affinché i suoi frutti siano messi al servizio della comunità. Per tal motivo propongo la scrittura di un certificato simbolico per assicurarne la cura».

Durante le tre giornate il pubblico terlizzese non è stato semplice spettatore, ma parte attiva di un processo collettivo che intreccia ecologia, arte e responsabilità sociale.

«Questo progetto nasce da un gruppo di volontari berlinesi che operano nel territorio della Cisgiordania – dice Davide Marrone, il project manager del progetto – hanno avuto la lungimiranza di vedere nel seme, simbolo di crescita e di rinascita, strumento di costruzione per un mondo di pace. L’obiettivo non è la replica di un modello berlinese, ma progettare luoghi di cura locali: giardini, campi e comunità capaci di sostenere nel tempo una geografia diffusa di resistenza ecologica e culturale. In questo senso, l’esperienza di Terlizzi non è un evento isolato, ma l’inizio di una relazione lunga tra persone, territori e semi. Un invito a ripensare il paesaggio come qualcosa che si può ancora coltivare insieme».

Nei prossimi mesi Fighting Seeds avvierà in Puglia un lavoro continuativo sul terreno pubblico eroso dell’ex Istituto Agrario di Sannicandro di Bari, concesso dal Comune per cinque anni, trasformandolo in un campo sperimentale di rigenerazione del suolo attraverso pratiche agro-ecologiche, laboratori artistici, momenti formativi e rituali collettivi. L’intero processo confluirà in un archivio digitale open source, pensato come spazio vivo di restituzione e condivisione.

 

 

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