Migrazioni, a Terlizzi criticità su lavoro, casa e integrazione

Caritas: «Serve una nuova visione della comunità». Articolo a cura di Flavia Fiore

141 commenta

Un fenomeno strutturale tra lavoro precario e difficoltà abitative

Numeri in crescita, condizioni abitative spesso precarie, occupazione segnata dalla stagionalità e la necessità di superare stereotipi e contrapposizioni. È questo il quadro emerso dalla presentazione del XXXIV Rapporto Caritas Italiana–Migrantes, che si è svolta ieri pomeriggio, 23 febbraio, nella sala consiliare di Terlizzi, gremita di cittadini, operatori sociali e rappresentanti istituzionali. L’incontro, promosso dalla Caritas diocesana, ha offerto un’analisi del fenomeno migratorio a livello globale, nazionale e locale, evidenziando criticità e prospettive.

Caritas: «Il migrante non è un problema, ma una persona»

Ad aprire l’incontro è stato il vicedirettore della Caritas diocesana, Edgardo Bisceglia, che ha sottolineato il valore del confronto pubblico e la necessità di cambiare prospettiva:

«Le questioni migratorie riguardano la comunità terlizzese, a dimostrarlo è la vostra presenza così numerosa qui oggi. La chiave di lettura che cercheremo di dare, serve a tratteggiare il migrante non come fattore di criticità da riconoscere e gestire, ma come persona nella sua unanimità di diritti, prima di essere incasellata in categorie di potere. “Caritas fondazione migrantes” ricostruisce questo percorso, che può sembrare ripetitivo ogni anno, ma ha l’esigenza di tratteggiare alcuni aspetti fondamentali dell’individuo. Il polso della situazione attuale non è felice e il pianeta sta vivendo situazioni e condizioni politiche, sociali e culturali che sono agli antipodi di una visione universalistica dei diritti delle persone. L’idea è che dobbiamo, come cittadini o come fedeli o come uomini di chiesa, riflettere sul senso di comunità di oggi. Basta con la narrazione del migrante che porta una cultura diversa; lo straniero ha bisogno di incontro, di riconoscimento e di relazione».

I dati globali e la situazione italiana

Il quadro generale è stato illustrato da Manuela De Marco, direttrice della Caritas Italiana, che ha evidenziato la portata globale del fenomeno migratorio: «Generalmente i dati ufficiali sui migranti li fornisce l’ISTAT, il ministero del lavoro, dell’istruzione e non solo. Il valore aggiunto dei nostri dati è quello di dare una visione unitaria. Si parla un po’dappertutto del fenomeno dell’immigrazione ma non sappiamo misurare concretamente l’impatto di questo fenomeno. Perché sono importanti i dati sugli stranieri? Perché essi parlano soprattutto del nostro paese, evidenziando le crepe del sistema e fanno luce sui problemi. Guardando il quadro internazionale alla fine del 2024, vede 304 milioni di migranti, l’emigrazione più alta è in Venezuela, Ucraina e Sudan, paesi in guerra. 123 milioni, un terzo del totale, su 304 milioni, è fuggito a causa dei conflitti».

Soffermandosi sull’Italia, ha aggiunto: «Il nostro paese conta di 5,4 milioni di cittadini stranieri residenti; una popolazione che incide per il 9,2% rispetto a quella italiana. Le nascite sono interessanti: il 21% dei cittadini nati in Italia ha un genitore straniero. Cambia la composizione di tutte le nazionalità, i cittadini extra Unione Europea sono aumentati, come i permessi di soggiorno, oltre 500 mila in più rispetto al passato rilasciati per famiglia e per lavoro».

Il nodo dell’abitare: tra precarietà e discriminazioni

Uno degli aspetti più critici riguarda la questione abitativa, come evidenziato dalla direttrice Caritas:

«Ovunque c’è il problema di trovare delle case libere. Solo 8% della popolazione straniera gode di una residenza ufficiale. Qualche anno fa c’erano più cittadini stranieri che riuscivano a comprare una casa mettendo dei soldi da parte, oggi, tutto questo è più difficile. Gran parte dei cittadini vive in affitto. Abbiamo chiesto informazioni nelle comunità o nelle associazioni e il 20% vive in ghetti o in abitazioni arrangiate come sottoscala, nei magazzini, dentro ai negozi dove lavorano ecc. Il 70% degli intervistati ha detto di avere una casa piccola o un alloggio in cattive condizioni e 38,3% dicono che i proprietari di immobili non affittano per motivi di xenofobia».

Lavoro, tra opportunità e precarietà diffusa

Sul fronte occupazionale, i dati mostrano un aumento delle assunzioni ma anche una forte instabilità:

«Il numero di assunzioni è in crescita. Sono stati registrati dall’INSTAT 2,7 milioni di assunzioni di cittadini stranieri; il problema è che gran parte di queste assunzioni è a tempo determinato. Chi ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato sono 200 mila; ma il 70% sono lavoratori stagionali».

Stereotipi e nuove generazioni

Il sociologo Leonardo Palmisano ha affrontato il tema degli stereotipi e delle conseguenze sociali del fenomeno migratorio: «Si associa quasi sempre alla figura del migrante quella del delinquente, eppure una parte consistente dei giovani minori che attuano pratiche criminali sono cittadini italiani, un esempio è il decreto Caivano».

E sul futuro delle nuove generazioni ha aggiunto: «Abbiamo visto come i tassi di natalità degli stranieri, forse in virtù di alcune dinamiche dei paesi di provenienza, sono più alti. Se costruissimo dei corridoi umanitari e questi stranieri non morissero in mare, conterremmo l’esodo giovanile attuale. I giovani che vanno via dall’Italia, non sono solo italiani, ma soprattutto i figli di cittadini stranieri. Forse l’aver visto come sono stati trattati i loro genitori e aver maturato conoscenze alla pari dei cittadini italiani, ma vittime di xenofobia, decidono di partire».

Il contesto locale e il ruolo delle istituzioni

A chiudere l’incontro è stata l’assessore alle Politiche Sociali Daniela Zappatore, che ha richiamato l’attenzione sulla realtà territoriale:

«Il territorio di Terlizzi vive il lavoro stagionale tutt’oggi, un fenomeno che arriva dai mesi autunnali, in particolare da ottobre fino a marzo, per la raccolta delle olive; abbiamo una presenza massiccia e diversa; molti arrivano per un primo approdo, subito dopo si spostano».

E ha concluso sottolineando le difficoltà delle amministrazioni e il valore del confronto: «Le pubbliche amministrazioni non hanno fondi. Prima che iniziasse l’incontro ho discusso con l’ANCI e le risorse dei comuni sono sempre di meno per interventi di natura sociale. Occorre trovare soluzioni a questi problemi e osservare i dati e discuterne è importante. Associazioni come la Caritas sono significative sul territorio e senza il loro intervento molte voci resterebbero taciute. L’invito alla cittadinanza è di limitare il linguaggio d’odio invitando alla calma e al ragionamento, perché le responsabilità di alcuni fenomeni sono interconnessi, vivendo tutti in un mondo globale».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!