Due terlizzesi fermati in Transistria: «L’esercito ci ha prelevato e identificato. Non avevamo diritti»

Una delle poche foto recuperate dagli smartphone dei viaggiatori
Il drammatico racconto di Giuseppe De Nicolo, affidato alle pagine dei social
Un viaggio di pochi giorni in Moldavia si è trasformato in un fermo militare in piena Transnistria per due terlizzesi, Tommaso Memola, 40 anni, e Giuseppe De Nicolò, 20. I due erano arrivati a Chişinău per una breve vacanza, ma durante un’escursione nell’enclave filorussa sono stati bloccati da soldati locali, portati in caserma e trattenuti per oltre tre ore.
Memola e De Nicolò avevano noleggiato un’auto per raggiungere Tiraspol, capitale dell’autoproclamata Repubblica di Transnistria, territorio non riconosciuto dalla comunità internazionale e ancora presidiato da un contingente russo. Dopo un breve giro in città, hanno proseguito verso est, fino a ridosso del confine ucraino, fermandosi solo per fotografare alcuni campi. È stato in quel momento che sono stati individuati da una pattuglia.
“Siamo stati identificati e prelevati dall’esercito locale, con i kalashnikov”, racconta De Nicolò. I militari li hanno fatti salire su vetture “che sembravano ferme agli anni ’90”, comunicando con i superiori “su cellulari dei primi anni 2000”. Una volta arrivati in caserma, i due sono stati separati. “Sono stato messo faccia al muro, perquisito. Mi hanno fatto divaricare le gambe usando la canna di un fucile, puntato a pochi centimetri dall’inguine, per poi subire un interrogatorio a tamburo battente”.
I telefoni sono stati sequestrati e controllati. “Siamo stati obbligati a fornire le password e a cancellare determinate foto sotto i loro occhi, subendo una violazione totale della nostra privacy”, prosegue il giovane. È in quelle ore che De Nicolò dice di aver compreso “cosa significa diventare improvvisamente un corpo senza diritti”, in un luogo dove “basta fare un passo oltre una linea invisibile per ritrovarsi in un buco nero giuridico”.
Dopo tre ore di fermo e foto segnaletiche, ai due è stato ordinato di lasciare il territorio. Una volta rientrati a Chişinău, hanno consegnato l’auto e raggiunto l’Ambasciata d’Italia, dove hanno trovato “personale straordinariamente umano, disponibile e attento a ogni nostra necessità”. Il volo per Bari era ormai perso: i due sono riusciti a imbarcarsi su un aereo per Napoli e hanno fatto ritorno in Puglia il giorno successivo.
Prima di lasciarli andare, il superiore che aveva interrogato De Nicolò gli ha consigliato di leggere La chiamata eterna di Anatolij Ivanov. “Un monito? Un suggerimento sincero? Non lo so”, commenta il 20enne. “So solo che torno a casa con una consapevolezza irrimediabilmente mutata. Sopravvivere a una privazione totale della propria libertà e della propria intimità, anche solo per poche ore, ti segna a fondo”.
Commenti
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avventurarsi in terre lontane di cui non si sa nulla, lingua, situazione politico/militare, usi e costumi, tra l’altro vicina a scenari di guerra, per poi lamentarsi del fatto che si è stati fermati, perquisiti e rivoltati come un calzino piuttosto bruscamente … ragazzi, mica vero che tutto il mondo è come casa tua, bisogna fare attenzione. e poi se davvero ti senti cittadino del mondo e globetrotter … cose del genere te le devi anche aspettare.
e direi, conoscendo da lontano l’aria che tira da quelle parti, direi che vi è andata discretamente bene… altrimenti seguite il monito dell’Ariosto “chi vuol andar a torno, a torno vada … a me piace d’abitar la mia contrada …” ciao! -
potevate stare a casa vostra
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Sono stata in Transnistria due mesi fa per 2 settimane, zero problemi con i militati russi e i militari del posto. Semplicemente ho rispettato le regole e dove vedevo i militari chiedevo sempre se era possibile scattare foto. Sicuramente non ho fotografato un confine di guerra. Quella che chiamate “libertà” è solo ignoranza e mancato rispetto delle regole in un Paese di cui non sapete nulla. Per me il colonnello è stato fin troppo gentile a trattenervi solo 3 ore e consigliarvi di leggere un libro (che cattivo, incredibile). Che poi ci si scandalizza per i militari armati, perché avete mai visto militari senza armi in Italia? Mi sorprendo anche di chi pubblica l’articolo. Per favore rimanete a casa la prossima volta








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