Lavoro nero e sicurezza, allarme in Puglia: nel barese oltre 3mila violazioni accertate nel 2025

Nel corso del 2025 in Puglia sono state avviate 12.878 ispezioni. Di queste, 9.480 sono state concluse e nel 70,5% dei casi sono emerse irregolarità
La Puglia continua a fare i conti con un’emergenza lavoro sommerso e sicurezza nei cantieri che resta tutt’altro che risolta. A certificarlo sono i dati contenuti nel rapporto annuale 2025 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che fotografano una situazione ancora critica anche nell’area metropolitana di Bari, dove sono state registrate 3.020 violazioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
Nel corso del 2025 in Puglia sono state avviate 12.878 ispezioni. Di queste, 9.480 sono state concluse e nel 70,5% dei casi sono emerse irregolarità. Un dato in lieve calo rispetto all’anno precedente (-2,1%), ma che continua a collocare la regione tra quelle con il più alto tasso di lavoro irregolare in Italia.
A lanciare l’allarme è la CISL Puglia attraverso il segretario generale Antonio Castellucci, che parla di una situazione «preoccupante» soprattutto nei comparti più esposti al rischio e alla precarietà.
Il settore con il più alto tasso di irregolarità resta quello dell’edilizia, dove quasi tre aziende controllate su quattro sono risultate non in regola: il dato raggiunge infatti il 74,8%. Seguono industria e terziario, mentre l’agricoltura, pur registrando la percentuale più bassa (56%), continua a rappresentare uno dei fronti più delicati, anche per il rischio di fenomeni legati al caporalato.
Il quadro che emerge nel Barese è particolarmente significativo. Le oltre tremila violazioni rilevate nella provincia di Bari rappresentano il dato più alto dell’intera regione. Seguono Foggia con 1.490 irregolarità, Lecce con 1.166, la Bat con 1.075, Taranto con 967 e Brindisi con 956.
Numeri che, secondo la CISL, non possono essere letti soltanto come statistiche amministrative. Dietro ogni violazione, sottolinea il sindacato, esiste un rischio concreto per la salute e la vita dei lavoratori.
«La sicurezza non può essere considerata un costo – evidenzia Castellucci – ma deve diventare parte integrante della cultura collettiva e della normalità nei luoghi di lavoro». Per questo la CISL rilancia la richiesta di estendere la patente a crediti, già introdotta nell’edilizia, a tutti i comparti produttivi. Uno strumento che, secondo il sindacato, potrebbe favorire maggiore formazione continua e controlli più efficaci sul rispetto delle norme.
Nel dettaglio regionale, sulle 8.674 irregolarità accertate in materia di salute e sicurezza, 2.916 riguardano l’edilizia, 3.520 il terziario, 1.361 l’industria e 877 l’agricoltura. Una distribuzione che conferma come il fenomeno sia trasversale all’intero sistema produttivo pugliese.
La CISL Puglia ha inoltre ringraziato il personale ispettivo per il lavoro svolto, ribadendo la necessità di rafforzare prevenzione, vigilanza e formazione. Sullo sfondo resta il tema della qualità del lavoro: occupazione stabile, salari adeguati e tutela dei diritti vengono indicati dal sindacato come elementi imprescindibili per sostenere lo sviluppo economico della regione e garantire una concorrenza corretta tra imprese.
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