Giancarlo Siani: oltre il mito dell’eroe. Al via la XV Edizione del Festival per la Legalità

«Giancarlo Siani, eroe borghese o antieroe?»

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Non sarà una celebrazione rituale. Né l’ennesimo omaggio consegnato alla memoria pubblica di un simbolo. La XV edizione del Festival per la Legalità, in programma dal 22 maggio nel Chiostro delle Clarisse di Terlizzi, sceglie invece di cominciare da una domanda che rompe il linguaggio delle commemorazioni: «Giancarlo Siani, eroe borghese o antieroe?».

È attorno a questo interrogativo che prende forma la serata inaugurale del festival promosso dall’APS È Fatto Giorno insieme alla storica rivista MicroMega, un appuntamento che quest’anno assume il valore di una doppia ricorrenza: i quindici anni della manifestazione e i quarant’anni di attività della rivista fondata nel 1986. Ma soprattutto, l’urgenza di riportare al centro il significato più autentico della parola “legalità”, sottraendola alle formule vuote e riportandola dentro il conflitto civile del presente.

Al centro della riflessione ci sarà la figura di Giancarlo Siani, assassinato dalla camorra il 23 settembre 1985 a soli 26 anni. Non un magistrato, non un investigatore, non un uomo delle istituzioni. Siani era un giornalista precario, uno che consumava le strade di Torre Annunziata inseguendo notizie, relazioni, silenzi e connivenze. Un “giornalista giornalista”, come amava definirsi. Fu ucciso perché aveva compreso prima di altri le nuove geometrie del potere criminale nate dopo il terremoto dell’Irpinia, gli equilibri tra clan e politica locale, gli interessi economici che si muovevano nell’ombra della ricostruzione.

E proprio da qui partirà il confronto del 22 maggio: dalla necessità di liberare Siani dalla monumentalizzazione per restituirlo alla sua dimensione più umana e, forse proprio per questo, più scomoda. A interrogarsi sulla figura dell’“antieroe” sarà Sergio Sichenze, autore del volume “La vita interiore. Il sentimento dell’antieroe”, che proporrà una lettura distante dall’epica tradizionale: non l’eroe irraggiungibile, ma un giovane mosso dalla curiosità, dalla passione civile e da un senso quasi naturale del dovere.

Accanto a lui interverranno Fabio Bartoli di MicroMega e l’assessora Daniela Zappatore, mentre a moderare sarà la giornalista di Rai News 24 Elisabetta Marinelli. Il confronto proverà anche a rileggere il “metodo Siani” dentro le contraddizioni del presente: un’epoca segnata dal precariato editoriale, dalle querele temerarie e da nuove forme di pressione sull’informazione.

Nel tempo, la Citroën Mehari verde sulla quale Siani fu assassinato è diventata un simbolo itinerante di legalità. Ma il Festival di Terlizzi sembra voler andare oltre il simbolo, riportando al centro il valore della parola e dell’inchiesta come strumenti di emancipazione civile. «Ne vale sempre la pena», ricordano gli organizzatori. Non uno slogan, ma una dichiarazione di resistenza culturale contro la rassegnazione e l’indifferenza.

L’iniziativa, a ingresso libero e gratuito, si svolgerà venerdì 22 maggio alle ore 19 nel Chiostro delle Clarisse di Terlizzi ed è realizzata con il patrocinio del Comune di Terlizzi, il sostegno di Fondazione Puglia e il patrocinio morale di Fondazione Vincenzo Casillo.

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