Terlizzi si specchia nella sua storia e scopre il futuro nel volto di Oronzio De’ Bernardi

Un contributo a cura di Maurizio Vino
Ero lì, sul sagrato della Concattedrale, non soltanto come spettatore, ma come cittadino profondamente innamorato della propria terra. Uno di quelli che, ogni volta che ne ha l’occasione, porta con orgoglio il nome di Terlizzi ben oltre le sue mura ideali, raccontandone la storia, le eccellenze, il patrimonio umano e culturale. Perché amare il proprio paese significa anche difenderlo dalla sterile abitudine di chi riesce a scorgerne soltanto i difetti, trasformando ogni occasione di crescita in motivo di polemica. La critica è utile quando costruisce; diventa invece un peso quando finisce per oscurare ciò che di bello nasce dall’impegno, dalla passione e dalla visione.
Sabato sera Terlizzi ha dimostrato, ancora una volta, di possedere una straordinaria capacità: quella di emozionarsi guardando dentro sé stessa.
Il progetto “L’Uomo Galleggiante” non è stato semplicemente un evento culturale. È stato un autentico esercizio di identità collettiva. Una dichiarazione d’amore verso una città che troppo spesso dimentica la grandezza della propria storia e che, invece, custodisce tra le sue pietre uomini capaci di cambiare il corso della conoscenza universale.
Mentre il sole lasciava lentamente spazio alla sera, la facciata della Concattedrale si preparava a trasformarsi in qualcosa di molto diverso da un monumento. Le sue antiche pietre, silenziose testimoni di secoli di storia, sono diventate il foglio sul quale la tecnologia ha riscritto il passato. Il videomapping non ha soltanto illuminato la chiesa: ha illuminato una coscienza collettiva.
Là dove per secoli si sono intrecciate fede, arte e tradizione, hanno preso vita immagini, colori, geometrie e suggestioni che hanno raccontato la figura di Oronzio De’ Bernardi, sacerdote agostiniano, matematico, fisico e straordinario scienziato terlizzese che, con il suo trattato del 1794, dimostrò per primo al mondo la galleggiabilità spontanea del corpo umano, consegnando alla storia il primo vero studio scientifico sul nuoto.
Una scoperta nata fra le strade di Terlizzi e destinata a raggiungere le corti europee.
Non è un dettaglio. È una pagina di storia.
Troppo spesso siamo portati a pensare che il progresso arrivi sempre da altrove. Eppure, anche questa nostra terra, apparentemente periferica rispetto ai grandi centri della cultura europea, ha saputo generare menti capaci di anticipare il proprio tempo. Oronzio De’ Bernardi appartiene a quella schiera di uomini che non hanno semplicemente vissuto la storia: l’hanno scritta.
Le proiezioni tridimensionali hanno fatto dialogare il linguaggio della luce con quello dell’architettura, restituendo alla Concattedrale una dimensione quasi onirica. Per lunghi minuti il tempo è sembrato sospendersi. La pietra è diventata acqua. Le linee architettoniche hanno iniziato a respirare. La storia ha smesso di essere un ricordo per diventare presenza.
Ed è proprio qui che un evento culturale supera il semplice spettacolo.
Perché non si limita ad intrattenere.
Educa.
Racconta.
Costruisce appartenenza.
Una comunità cresce quando conosce il valore delle proprie radici. Le città che guardano con fiducia al futuro sono quasi sempre quelle che hanno imparato a custodire il proprio passato senza trasformarlo in nostalgia. La memoria non è un museo immobile: è una forza che continua a generare futuro.
Terlizzi, il 25 sera, ha dimostrato di aver compreso questa lezione.
Lo ha fatto acquisendo una copia originale dell’opera settecentesca di De’ Bernardi, oggi patrimonio della Pinacoteca “Michele De Napoli”. Lo ha fatto attraverso esperienze immersive, realtà virtuale, divulgazione scientifica e linguaggi digitali capaci di parlare alle nuove generazioni senza tradire il rigore della ricerca storica.
È questa la cultura che lascia un segno.
Quella che non espone soltanto un reperto, ma gli restituisce voce.
Quella che non celebra il passato come un monumento immobile, ma lo rende compagno di viaggio verso il domani.
Per decenni Terlizzi è stata conosciuta come città dei fiori, dell’olio e della ceramica. Identità preziose, costruite con il lavoro e con il sacrificio di generazioni. Oggi, però, a queste eccellenze si aggiunge una nuova consapevolezza che non cancella ciò che siamo stati, ma lo completa.
Da sabato scorso possiamo affermarlo con ancora maggiore convinzione: Terlizzi è anche la città dell’uomo che ha insegnato al mondo a galleggiare.
Non è uno slogan.
È un fatto storico.
Ed è proprio da fatti come questo che nasce l’orgoglio autentico di appartenere a una comunità.
La bellezza della serata non è stata soltanto nelle luci che hanno colorato la Concattedrale o negli applausi che hanno accompagnato ogni proiezione. È stata negli sguardi dei bambini, nella curiosità dei giovani, nell’emozione degli anziani, nella consapevolezza di tanti cittadini che, forse per la prima volta, hanno scoperto di custodire tra le vie della propria città una figura di rilevanza mondiale.
Una comunità che conosce il proprio valore cammina con maggiore sicurezza.
Una comunità che investe nella cultura investe nella propria libertà.
Una comunità che sa raccontarsi non teme il futuro.
Ecco perché “L’Uomo Galleggiante” resterà ben oltre le due serate di luglio. Rimarrà come un modello di ciò che una città può diventare quando istituzioni, associazioni, studiosi, professionisti e cittadini scelgono di remare nella stessa direzione.
Se sapremo custodire questo patrimonio con la stessa passione mostrata sabato e domenica sera, allora il nome di Terlizzi continuerà a viaggiare lontano, proprio come fecero, oltre due secoli fa, le pagine di quel trattato nato all’ombra della nostra Concattedrale.
Perché il futuro appartiene sempre ai popoli che hanno il coraggio di ricordare chi sono stati. E Terlizzi lo ha ricordato nel modo più bello possibile.
Maurizio Vino
Commenti
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Grazie Sig. Vino per il bel commento alle serate su Dè Bernardi. A questo punto sarebbe opportuno scrivere un libro sul nostro concittadino, con ampia divulgazione.








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