Olio, Unapol chiede lo stato di crisi. Loiodice: «Il mercato rischia la paralisi»

Senza interventi immediati, la prossima campagna olearia rischia di aprirsi in uno scenario di forte sofferenza economica
L’olivicoltura italiana è a un bivio e, senza interventi immediati, la prossima campagna olearia rischia di aprirsi in uno scenario di forte sofferenza economica. È questo il messaggio che arriva da Unapol, l’Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli, che esprime apprezzamento per l’iniziativa degli assessori regionali all’Agricoltura di Puglia e Calabria, Francesco Paolicelli e Gianluca Gallo, promotori della richiesta rivolta al Ministero dell’Agricoltura per il riconoscimento dello stato di crisi del comparto olivicolo.
L’associazione dei produttori riconosce anche il lavoro svolto dal sottosegretario al Masaf Patrizio La Pietra, che nelle ultime settimane ha aperto un confronto con l’intera filiera individuando una serie di interventi tampone. Per Unapol, tuttavia, è arrivato il momento di trasformare quel confronto in provvedimenti concreti, a partire proprio dalla dichiarazione dello stato di crisi.
Alla base della richiesta vi è una situazione che il comparto definisce ormai insostenibile. Nei frantoi e nelle cooperative è ancora presente una consistente quantità di olio extravergine della scorsa campagna, rimasto invenduto. Una giacenza che ha contribuito a deprimere il mercato e a provocare un deciso calo delle quotazioni proprio mentre, sul fronte opposto, le aziende hanno dovuto fare i conti con un sensibile aumento dei costi di produzione. A complicare ulteriormente il quadro, secondo la filiera, vi è anche la crescente pressione competitiva esercitata dalle importazioni estere, tema sul quale viene chiesto un confronto anche in sede europea per garantire condizioni di mercato più equilibrate.
A delineare il quadro è il presidente nazionale di Unapol, Tommaso Loiodice, che da settimane richiama l’attenzione delle istituzioni sulla gravità della situazione.
«Il mercato rischia la paralisi, in molti mettono in dubbio anche la raccolta delle olive della prossima campagna ormai alle porte e che si preannuncia di qualità».
Secondo Loiodice, il problema non riguarda soltanto la presenza di prodotto ancora stoccato.
«Nei frantoi e nelle cooperative c’è ancora il prodotto invenduto dello scorso anno. Non è solo un problema di spazio: le imprese sono in difficoltà economica a causa dell’aumento dei costi di produzione e del crollo del prezzo dell’olio. I produttori e i trasformatori hanno effettuato investimenti ricorrendo al credito bancario e oggi gli istituti di credito chiedono il rientro del capitale. Molte aziende cooperative e frantoiane sono quindi in attesa di poter capitalizzare il lavoro non solo di un anno, ma ormai di diciotto mesi, per riuscire ad abbattere i costi sostenuti».
Da qui la necessità, ribadisce il presidente di Unapol, di un intervento straordinario da parte dello Stato.
«Con il riconoscimento dello stato di crisi si potrebbero attivare una serie di misure di natura finanziaria che concederebbero un po’ di respiro economico alle imprese, auspicando contestualmente anche un ritocco al rialzo dei prezzi».
L’associazione guarda però anche oltre le misure emergenziali e individua nella domanda interna uno degli strumenti per favorire la ripresa del comparto. In quest’ottica, un ruolo decisivo potrebbe essere svolto dalla grande distribuzione organizzata attraverso iniziative promozionali capaci di rilanciare le vendite dell’olio extravergine italiano.
«Un ruolo importante potrebbe essere giocato dalla grande distribuzione. È necessario rilanciare il mercato della vendita e le contrattazioni con azioni di promozione. L’olio andrebbe acquistato preferendo il 100% italiano di qualità. Penso che in questo momento un po’ di sano nazionalismo da parte di tutti non guasterebbe».
L’appello della filiera arriva in una fase particolarmente delicata: da una parte una nuova campagna olivicola che si annuncia promettente sotto il profilo qualitativo, dall’altra aziende che rischiano di affrontarla senza aver ancora recuperato la liquidità necessaria derivante dalla commercializzazione del raccolto precedente. Per questo Unapol ritiene che il riconoscimento dello stato di crisi rappresenti oggi il passaggio indispensabile per mettere in sicurezza il comparto e consentire alle imprese di affrontare la nuova stagione produttiva con strumenti adeguati.
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