Crisi agricola, parte la mobilitazione: la rabbia dei produttori arriva in strada

Questa mattina il presidio. Il sindaco Ricci ha parlato ai manifestanti
Sono scesi in strada in centinaia, arrivando a bloccare lo svincolo per Palombaio e Mariotto lungo la strada provinciale 231. Agricoltori e produttori olivicoli dell’agro di Bitonto hanno portato questa mattina la loro protesta direttamente sulle strade, per denunciare una crisi che sta mettendo a dura prova la sostenibilità economica delle aziende. Al centro della mobilitazione ci sono il crollo dei prezzi dell’olio, l’aumento dei costi di produzione e una produzione che, tra frantoi, cooperative e depositi, fatica a trovare sbocco.
«È arrivato il punto che nessuno di noi voleva raggiungere: scendere in mezzo alla strada», ha detto il sindaco di Bitonto Francesco Paolo Ricci, intervenendo davanti ai manifestanti. «Ma ora serve un intervento immediato, perché quest’anno il rischio reale è che le olive rimangano attaccate agli alberi».
È proprio la situazione delle olive già raccolte a rappresentare una delle emergenze più immediate. «A breve termine serve creare subito sostegno per la produzione che giace ancora nei frantoi, nelle cooperative e nei diversi depositi», ha spiegato Ricci. «È questo stallo che impedisce a chi ha i campi di portare le proprie olive a molitura, provocando il crollo del prezzo sul mercato».
Il problema, dunque, non riguarda soltanto il valore riconosciuto al prodotto, ma l’intero equilibrio economico della campagna. Se la raccolta diventa troppo costosa rispetto ai ricavi, il rischio è che per alcune aziende non convenga più portare le olive dagli alberi ai frantoi.
Alla manifestazione era presente anche il sindaco di Terlizzi Michelangelo De Chirico, che ha raccontato di aver incontrato «centinaia di persone», dietro le quali, ha sottolineato, «ci sono centinaia di famiglie». «Ho guardato i loro volti, ascoltato le loro parole e visto la rabbia di chi lavora tutto l’anno e rischia di non riuscire più a far quadrare i conti», ha detto.
De Chirico ha quindi richiamato i numeri che, secondo gli agricoltori, fotografano la situazione: «Il prezzo dell’olio è sceso da circa 9 a 4 euro al chilo, mentre concimi, sementi e gasolio continuano a costare sempre di più». Una forbice che rende sempre più difficile sostenere i costi della produzione.
Nel corso della protesta sono emerse anche altre questioni che gli agricoltori indicano come elementi di pressione sul mercato. Tra queste l’ingresso di olio tunisino attraverso il porto di Bari, ritenuto da alcuni produttori una delle ragioni della pressione sui prezzi, e la vendita delle olive agli oleifici del Nord, che secondo i manifestanti sottrarrebbe valore alla filiera e al territorio pugliese. Questioni sulle quali, ha osservato De Chirico, «servono risposte e, soprattutto, chiarezza».
La crisi rischia infatti di avere conseguenze che vanno oltre la singola stagione. «Dietro una bottiglia di olio non c’è soltanto un prodotto. C’è il lavoro nei campi. Ci sono i frantoi. Ci sono famiglie che, da generazioni, vivono di agricoltura», ha sottolineato il sindaco di Terlizzi.
Per Bitonto, intanto, l’obiettivo è trasformare la protesta in una piattaforma di richieste precise. Ricci ha annunciato la costituzione di un coordinamento con una delegazione degli agricoltori e un incontro in Comune. «Mettiamo nero su bianco le rivendicazioni immediate per il sostegno al reddito. Se non facciamo richieste ben precise, non saremo in grado di affrontare alcuna situazione», ha detto.
Il sindaco ha inoltre annunciato un ordine del giorno urgente in Consiglio comunale per chiedere «misure di sostegno straordinarie». «Misure strutturali e controlli richiedono tempo, ma oggi gli agricoltori hanno bisogno di risorse immediate», ha ribadito.
Alla mobilitazione ha espresso sostegno anche Confagricoltura Bari-BAT. Per il presidente Massimiliano Del Core, la protesta rappresenta «il segnale di un punto di non ritorno». «Non bastano più i tavoli tecnici», ha dichiarato, chiedendo interventi finanziari e normativi da parte della Regione e del Governo.
La giornata di Bitonto ha così portato sulle strade una crisi che da tempo pesa sull’olivicoltura. Il blocco dello svincolo sulla Provinciale 231 è stato il gesto più visibile della protesta. Ma, nelle parole degli agricoltori e degli amministratori presenti, il problema è soprattutto quello di un settore che teme di non riuscire più a sostenere i propri costi e a garantire continuità alle aziende.
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