Processo strage dei treni, la Cassazione conferma la sentenza di Appello. Definitive le condanne per i due ferrovieri

Corte di Cassazione

Rimane invariato il quadro delle assoluzioni.

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A più di dieci anni dal disastro ferroviario tra Andria e Corato, la Cassazione mette il punto sul processo. Diventano definitive le condanne del capostazione di Andria Vito Piccarreta e del capotreno Nicola Lorizzo. Confermate, allo stesso tempo, le assoluzioni degli ex dirigenti di Ferrotramviaria Massimo Nitti e Michele Ronchi e della stessa società.

È quanto ha deciso oggi, 7 ottobre, la Quarta sezione penale della Suprema Corte, confermando la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello di Bari nel settembre 2025.

Piccarreta è stato condannato a sei anni e tre mesi di reclusione, Lorizzo a sei anni e nove mesi. Quest’ultimo era il capotreno del convoglio partito da Andria e diretto verso Corato la mattina del 12 luglio 2016, quando due treni della Ferrotramviaria si scontrarono frontalmente sul tratto a binario unico tra le due città.

Nell’impatto persero la vita 23 persone e altre 51 rimasero ferite. Una tragedia che segnò profondamente il territorio e aprì un lungo percorso giudiziario per ricostruire le responsabilità di uno dei più gravi incidenti ferroviari avvenuti in Italia negli ultimi decenni.

La decisione della Cassazione rende definitive anche le assoluzioni di Massimo Nitti e Michele Ronchi, all’epoca dirigenti di Ferrotramviaria, e della società. Su queste posizioni aveva presentato ricorso la Procura generale di Bari, chiedendo che venisse celebrato un nuovo processo d’Appello.

Una richiesta sostenuta questa mattina, durante la requisitoria davanti alla Suprema Corte, anche dal sostituto procuratore generale Ferdinando Lignola. Il magistrato aveva sollecitato l’annullamento con rinvio della sentenza nella parte relativa agli ex dirigenti e alla società, chiedendo invece la conferma delle condanne per Piccarreta e Lorizzo.

Parole particolarmente dure quelle pronunciate dal rappresentante dell’accusa davanti ai giudici: «Sono scandalizzato che le responsabilità per 23 morti e oltre 50 feriti vadano a ricadere solo su un capotreno e un capostazione senza considerare la gestione della sicurezza».

La Cassazione non ha però accolto la richiesta della Procura generale e ha confermato integralmente, per le posizioni sottoposte al suo esame, la decisione della Corte d’Appello di Bari.

Si chiude così sul piano penale uno dei capitoli più importanti della lunga vicenda giudiziaria nata dalla tragedia del 12 luglio 2016. Quel giorno, lungo la linea Bari-Barletta, i due convogli viaggiavano in direzioni opposte sul tratto a binario unico tra Andria e Corato quando si scontrarono frontalmente.

Le immagini dei vagoni distrutti tra gli ulivi, i soccorsi e l’attesa dei familiari delle vittime sono rimaste impresse nella memoria collettiva.

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