«Terlizzi consuma più suolo mentre calano i residenti»: l’allarme di Legambiente

Edilizia

Guastamacchia: «Necessario fermarsi e riflettere, rivedere le scelte politiche e urbanistiche»

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Meno abitanti, ma più territorio coperto da cemento, strade, piazzali e serre. È il dato sul quale Legambiente Terlizzi “Amici di Vito e Clara” richiama l’attenzione, mettendo insieme le informazioni più recenti elaborate sulla base di fonti ISPRA, SNPA e ISTAT.

Nel 2024 il 12,09% del territorio comunale di Terlizzi risulta occupato da superfici artificiali, una percentuale superiore di 2,43 punti alla media provinciale e di quasi quattro punti rispetto a quella pugliese, ferma all’8,1%. Il dato supera anche quello medio dei 23 Comuni pugliesi con dimensioni paragonabili a Terlizzi, pari al 9,6%. Nel territorio della provincia di Bari, la città si colloca al 15° posto su 41 Comuni per quota di suolo antropizzato.

A preoccupare l’associazione ambientalista è soprattutto la velocità con cui il fenomeno continua. Secondo i dati riportati dal circolo, il consumo procede a un ritmo di circa 4,4 ettari l’anno, oltre sei campi da calcio: più di 120 metri quadrati di territorio ogni giorno. Dal 2016 sarebbero complessivamente 37 gli ettari di suolo naturale persi.

Il confronto con l’andamento demografico rende il quadro ancora più significativo. Nello stesso periodo la popolazione residente è diminuita del 3,2%, mentre il territorio artificializzato ha continuato ad aumentare. Oggi, secondo i calcoli di Legambiente, a ogni residente corrispondono mediamente 321 metri quadrati di suolo antropizzato.

Una parte consistente della trasformazione riguarda inoltre il territorio rurale: oltre il 50% del nuovo consumo di suolo sarebbe riconducibile a serre e altre coperture agricole artificiali. Un elemento che, per l’associazione, impone una particolare attenzione alla salvaguardia di un comparto che rappresenta una componente economica e identitaria della città.

Legambiente ricorda anche gli effetti dell’impermeabilizzazione del terreno: una minore capacità di assorbire l’acqua piovana e di alimentare le falde, un aumento del ruscellamento e del rischio di allagamenti, la perdita della funzione naturale di filtraggio degli inquinanti e una maggiore esposizione alle alte temperature estive. A questo si aggiungono la riduzione delle superfici agricole e la progressiva trasformazione del paesaggio.

Secondo i dati richiamati dal circolo, Terlizzi presenta inoltre un indice di urgenza nel recupero del suolo pari a 0,67 su una scala fino a 1 e risulterebbe fuori traiettoria rispetto all’obiettivo europeo del consumo netto di suolo zero entro il 2050.

Da qui le richieste rivolte sia all’attuale amministrazione comunale sia a chi si candiderà a governare la città dal 2027: limitare il nuovo consumo di territorio privilegiando recupero e riuso degli immobili esistenti, rendere pubblico e aggiornato annualmente il monitoraggio del fenomeno, de-impermeabilizzare aree degradate, piazzali e parcheggi, tutelare le aree agricole di pregio e introdurre regole chiare per serre e coperture artificiali. Legambiente chiede inoltre che cittadini e associazioni siano coinvolti prima delle decisioni urbanistiche con maggiore impatto sul territorio.

«Difendere il suolo dalla cementificazione significa difendere l’acqua, il clima, l’agricoltura, la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini», afferma Michelangelo Guastamacchia, presidente di Legambiente Terlizzi. «I dati non lasciano spazio a interpretazioni: stiamo consumando un bene limitato per una città che ormai non cresce. È necessario fermarsi e riflettere, rivedere le scelte politiche e urbanistiche e invertire la rotta, prima che sia davvero irreversibile».

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