Ranieri: «Il Sarcone era un’eccellenza finché non vi è entrata la politica»

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A proposito della situazione critica dell’ospedale di Terlizzi, prossimo all’applicazione del riordino ospedaliero targato Emiliano, ci scrive il dirigente della sezione terlizzese di Fratelli d’Italia, di professione medico
A proposito della situazione critica dell’ospedale di Terlizzi, prossimo all’applicazione del riordino ospedaliero targato Emiliano, ci scrive Pasquale Ranieri, dirigente della sezione terlizzese di Fratelli d’Italia ma soprattutto medico, dunque particolarmente sensibile al tema sanità. Riportiamo integralmente i suoi “ricordi personali del Sarcone”.
Erano gli anni novanta. Io, studente di medicina, terlizzese, nato e vissuto all’ombra del nostro Ospedale con la vocazione e la passione per la scienza medica, frequentavo il reparto di chirurgia plastica, guidata con alta competenza dal dottor Mimmo Colasanto, allievo del professor Dioguardi.
Tantissimi pazienti, molti persino di province e regioni diverse, affollavano le sale d’attesa dei vari ambulatori dislocati sui cinque piani dei due plessi della struttura. Tantissimi parenti dei ricoverati nei reparti medici e chirurgici, sempre affollati, attendevano l’orario delle visite.
Si respirava un’atmosfera di grande energia vitale pur con le diverse preoccupazioni per il proprio stato di salute o della bontà della propria attività professionale.
Io, in punta di piedi, entravo, rispettosamente ed emozionato, in un mondo di eccellenze mediche che, dall’esterno, venivano percepite con un’aura di fede. Ricordo i primi passi nelle sale operatorie dove, completamente nascosti nei camici verdi, operavano chirurghi, chirurghi plastici, ostetrici, ortopedici, oculisti, otorini, tutti di altissimo valore.
Gli occhi dei tanti professionisti del nosocomio di Terlizzi emergevano dalle mascherine, profondi ed attenti a prestare la propria opera di servizio ai pazienti. Nessuno dimentica il professor Ianniruberto, ginecologo di fama internazionale, pioniere dell’ecografia in Italia, i suoi tanti allievi e collaboratori, oggi ancora stimati ed attivi sul territorio.
Era quasi emozionante per me, giovanissimo aspirante medico chirurgo, incrociare Il professor Guarino, validissimo chirurgo generale, il concittadino conosciutissimo primario pediatra, dr. Clemente, i tantissimi medici e chirurghi dei vari reparti che facevano grande il nostro Ospedale e che rendevano Terlizzi punto di riferimento sanitario di un grande territorio.
Certamente devo menzionare la competenza e l’umanità di tutto il personale infermieristico nonché l’efficienza degli amministrativi e dei tecnici.
Insomma una macchina ben organizzata che poneva il malato ed il suo bisogno di cure al centro del sistema.
Sembrava tutto perfetto ed infinito finché la politica, che fino ad allora era intervenuta al massimo per “segnalare” professionalità, non decise di giocare con budget, posti letto, area medica o chirurgica, dislocazioni e duplicazioni, piani di riordino, etc.
Il resto è storia. Brutta storia.
Dalle calde manifestazioni di quegli anni alla fredda “Carta di Ruvo” di oggi.
La cura del paziente è diventata secondaria rispetto ad iter burocratici, processi aziendali, spartizioni di campanile.
Non sembra neanche più una questione politica ma piuttosto culturale in cui prevale la rabbia e la rassegnazione nonché la consapevolezza che quel tempo di Eccellenza della sanità del nostro territorio è completamente andata.
E, forse, mai più tornerà.
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