Un terlizzese nominato Direttore Medico di Anestesia e Rianimazione a Barletta

© TerlizziLive
Giuseppe Cataldi, nato a Sesto San Giovanni (Mi) ma originario di Terlizzi, ricopre il ruolo dirigenziale presso il Presidio Ospedaliero “Monsignor Dimiccoli” dal 16 maggio scorso
La Asl della provincia Bat ha recentemente indetto una prima tranche di concorsi per la nomina di nove nuovi Dirigenti Medici, conclusasi con l’assegnazione del posto da Primario nel reparto di Pediatria dell’ospedale “Dimiccoli”. Giovedì 4 luglio, presso il Polo universitario del medesimo presidio, si terrà una conferenza stampa del Direttore Generale della Asl Alessandro Delle Donne, nella quale saranno pubblicamente presentati tutti i Direttori di recente nomina.
Tra loro spicca il nome del dottor Giuseppe Cataldi, classe 1970, nato (per puro caso) in Lombardia ma di chiare origini terlizzesi e già Dirigente Medico di Anestesia e Rianimazione presso il presidio Ospedaliero Universitario “S. Maria della Misericordia” di Udine.
Dopo la laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Bari, Cataldi ha ottenuto la specializzazione in Anestesia e Rianimazione presso l’Università degli Studi di Trieste, alla quale hanno fatto seguito diversi master di II livello in Terapia Intensiva, Ecocardiografia Clinica e Terapia del Dolore che lo hanno messo in contatto con le realtà accademiche di Brescia, Milano e Firenze.
Alle elevate competenze acquisite in questi ambiti, che gli hanno consentito di lavorare per interventi chirurgici ad alta complessità in pazienti con rischio operatorio elevato, il medico terlizzese unisce importanti capacità manageriali, formalmente attestate dalla Scuola di Direzione in Sanità della Regione Lombardia. Cataldi è certamente una notevole risorsa intellettuale del nostro territorio, e abbiamo deciso di incontrarlo per porgli delle domande sul suo percorso umano e professionale.
La sua formazione ha inizio a Bari, dove ha conseguito la laurea in Medicina. Come mai ha deciso di specializzarsi proprio in Anestesia e perché si è trasferito a Trieste?
La mia vocazione specialistica è emersa nel corso dei miei studi universitari, non era affatto pianificata a priori. Sapevo di voler diventare un medico, ma solo grazie allo studio di alcune discipline come la Fisiologia e la Farmacologia ho scoperto la mia inclinazione verso l’Anestesiologia e la Terapia Intensiva. Ho deciso di specializzarmi a Trieste perché la città offriva (e offre ancora) una delle Scuole di specializzazione più prestigiose d’Italia nel settore anestesiologico e rianimatorio. La mia esperienza quinquennale a Trieste è stata decisamente formativa, sia dal punto di vista professionale che delle relazioni sociali: Trieste è una città mitteleuropea ed universitaria, caratterizzata da un clima culturale di grande apertura mentale.
Dopo la specializzazione, ha conseguito diversi master presso le Università di Brescia, Milano e Firenze. Che opinione ha maturato sulla qualità delle diverse realtà accademiche italiane?
L’esigenza di continuare la formazione è nata dal fatto che, subito dopo la specializzazione, ho avuto il privilegio di lavorare presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Udine, dove ho poi trascorso buona parte della mia vita professionale. Il senso di responsabilità verso una realtà così prestigiosa nel campo della ricerca ha fatto nascere in me il dovere di approfondire le mie tematiche mediche con un taglio accademico, e ciò mi ha permesso di spaziare ulteriormente nell’ambito anestesiologico e rianimatorio. Questo primo imprinting mi ha poi convinto ad allargare i miei orizzonti, cambiando continuamente punto di vista, pur rimanendo coerente nel mio percorso. E’ per questo che ho studiato in diverse città, maturando progressivamente un giudizio uniforme sul livello medio-alto della formazione universitaria italiana.
Il suo incarico di Dirigente Medico presso il Presidio Ospedaliero di Udine è stato ancora lontano da casa. Pensa che manchi qualcosa al sistema sanitario locale per essere competitivo a livello nazionale?
E’ un dato di fatto che la sanità al sud lavora a regimi decisamente più bassi rispetto a quella del nord, ma ciò non dipende dalle singole competenze professionali, bensì da una carenza culturale ed organizzativa del nostro sistema sanitario. Ed è dal cambiamento culturale che bisogna ripartire, iniziando a costruire una visione del governo clinico incentrata su concetti come performance, efficienza, efficacia, qualità, equità e sicurezza. Questo richiede tempo, e richiede anche un cambiamento nel sistema formativo di chi opera in campo sanitario: affinché la sanità possa funzionare, c’è bisogno di figure professionali intermedie tra il medico puro e il manager puro. Si tratta di due mondi che spesso non comunicano, ma il cui incontro è fondamentale per migliorare i modelli organizzativi complessivi, dai quali poi dipende il funzionamento delle singole aziende ospedaliere.
Come ha accolto la notizia della nomina a Direttore Medico a Barletta e quali sensazioni le ha suscitato il pensiero del ritorno?
La vita è fatta di opportunità, ma le opportunità devono essere colte in maniera adeguata. E’ come nella metafora del treno: bisogna saper riconoscere il treno giusto, riuscire a prenderlo in tempo e riuscire anche a rimanerci. Nel mio caso, si è presentata l’opportunità di concorso a Direttore Medico a Barletta, e quel treno mi ha trovato pronto, con un curriculum e delle caratteristiche che mi davano la possibilità di essere apprezzato dalla commissione. Il mio percorso professionale è stato caratterizzato da tante tappe, ciascuna delle quali frutto di scelte mai subite e sempre dettate dalla convinzione di essere pronto a reagire in maniera proattiva agli eventi. La vita ci dà sempre delle opportunità, e adesso sono orgoglioso di fare il lavoro che amo nella mia terra, donando ad essa tutte le mie migliori competenze.
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